Archivi del mese: agosto 2011

Tutti pazzi per Codazzi

Foto by sagra della rucola

Quando la prima cosa che viene in mente dopo un concerto è l’orgoglio di dire “Io c’ero”, significa che sul palco si è esibito un mostro sacro. Così è stato per Omar Codazzi, nella sua unica data umbra a S.Andrea d’Agliano, all’interno della celebre sagra della rucola. Prima di ieri, il grande pubblico non aveva idea di chi fosse Omar. Eppure ha un seguito non da poco, gente che da Roma si è mossa fino alla periferia di Perugia per sentirlo cantare, intere famiglie già pronte sotto al palco due ore prima dell’esibizione.

Arriva l’ora dell’inizio, luci puntate al centro, fumo, ed ecco Omar. Gli applausi più calorosi vengono soprattutto dalle signore, tutte dalla mezza età in su. Anche il pubblico maschile è coinvolto, con più discrezione ma non senza meno trasporto. Alcune canzoni si ballano, ma la maggioranza sta tutta in  piedi di fronte al palco, pende dalle labbra di Omar. Si parte con le canzoni dell’ultimo album, a partire da Stupido io, quindi gli altri grandi successi, come Profumo di mamma, canzone che fa letteralmente sciogliere le signore presenti.

Foto by sagra della rucolaOmar Codazzi non è solo un cantante, sa intrattenere il pubblico e porta avanti i suoi valori. Per farlo scende in mezzo alla gente, alla sua gente, che lo conosce e lo segue da anni. Mezza pista da ballo è occupata solo da lui, in camicia bianca e faro puntato addosso. Introduce ogni sua canzone parlando dei temi che tratta. Per eseguire “Bambini del mondo” mette intorno a sé una quindicina di pargoli e gli fa fare il girotondo. Lui in mezzo parte con i suoi versi, dedicati ai bambini del mondo, portatori di luce e pace. Poi tocca all’impegno sociale con “Morti bianche”, preannunciata da un attacco ai calciatori di serie A in sciopero. Nonostante questo, Omar sarà in campo, la prossima settimana, per una partita di beneficienze insieme ai giocatori del Cesena, squadra di serie A. La pista da ballo è di fronte alla chiesa di S.Andrea, perciò non può non eseguire “Santo Padre Pio”, canzone dedicata al frate di Pietrelcina e piena di parole forti come macigni: “come Francesco hai ricevuto quei chiodi…”

Finito il concerto, l’orchestra riprende con i balli di gruppo, mentre Omar rimane in mezzo alla gente per foto e autografi. Non lo vedremo a Sanremo, neanche in tv. Omar vuole stare con il suo popolo, racconta di aver ricevuto offerte milionarie per entrare in politica, ma ha rifiutato sempre. Il suo posto è qui, in mezzo a noi. Questa è la musica di cui non si parla, quella di cui i giovani di oggi avrebbero un gran bisogno.

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Archiviato in argite, io me piasse ncolpo

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in salita non ti puoi nascondere

In salita non ti puoi nascondere. Il motto di un certo Eddy Merckx, il Cannibale, forse non il più forte di sempre, ma di sicuro il più incazzato. Perché quando la strada si impenna, quando la cima ancora non si vede, sei solo tu e il tuo cuore che balla la samba; la prima sfida da vincere è quella con te stesso, contro quell’anima che si riflette sull’asfalto verticale che hai di fronte. La salita ha due facce, la salita può essere amore o dolore. E’ dolorosa quando sei a tutta ma la gamba non gira, il gruppo si allontana sempre di più e non ci sarà gloria ad asciugare il tuo sudore. Ma salire può anche essere emozionante, una fuga a due inerpicandosi su per i tornanti, in vantaggio sul mondo metro dopo metro. L’amore comincia sempre così, quando due sconosciuti prendono il coraggio a due mani e la bici per i corni, e via scatto dopo scatto a tutta birra, senza pensare al caldo che verrà, ai chilometri che mancano al traguardo, al gruppo che può andare a prenderli nel tempo di una pernacchia. Una lunga salita richiede quella forza speciale che solo gli innamorati possono avere, ci vuole il ritmo giusto, quello che ti permette di staccare tutto e tutti.

Forza che andiamo, via che si vince!— Tappone alpino, di quelli che a vincerli si entra nella leggenda, il solleone fa da contorno ad una carovana che non sembra aver molta voglia di lottare, troppo lontano il traguardo e dopo un’erta interminabile. La proposta di Escartin, folle, è rivolta ad un compagno di quelli buoni, anche se titubante. Ci vuole coraggio per tentare certe magie, e trovarlo può essere questione di minuti, o di anni. Ma Escartin sapeva di andare a botta quasi sicura, quello là era uno che quando c’era da far saltare il banco partiva in quarta, senza pensare a niente, testa bassa e pedalare. Pochi km e il gruppo già non si vede più, tra lo stupore e il biasimo per quell’azione da tutti battezzata come fuoco di paglia. E invece i due prendevano vantaggio, partendo regolari, studiandosi a vicenda per capire chi era il compagno. Una fuga a due è un rischio nel rischio, partire insieme ad uno poco affidabile poteva significare farsi fregare sulla linea del traguardo, dopo che il balordo ti aveva lasciato credere di essere stanco morto. Passavano i minuti e l’affiatamento saliva, ormai la strada di fondovalle stava terminando, le nuvole iniziavano a scoprire l’ultima salita, arrivare lì da soli significava scrivere la storia, dalla vetta in poi c’era solo discesa fino all’arrivo. Eccolo il vero scoglio da superare, inizia la salita, primi tornanti ancora in mezzo al bosco fitto e già a corto di fiato i due fuggitivi si scambiano uno sguardo d’assenso: “siìbello, ci siamo, io sto bene e oggi spacchiamo il mondo come un melone”. Il passo è quello buono, la gamba quella dei giorni migliori, si diradano gli alberi e le vette alpine si mostrano nella loro bellezza. C’è di che riempire il cuore con quello spettacolo, stai scalando l’Olimpo, stai per piegare il mondo al roteare dei tuoi pedali, non c’è n’è più per nessuno, cazzo se questo non è amore allora cos’è? L’equilibrio che fa di un corridore il più forte di tutti è un qualcosa di estremamente fragile. Basta un niente per perdere quei dieci metri che ti relegano nel dimenticatoio dei secondi arrivati. Un sassolino, una foratura o una crisi di fame e addio sogni. Quando parti fai finta di non pensarci, sai che fare una fine simile è più che probabile, ma se non rischi lassù non ci arrivi di sicuro.

Erano quasi in cima i due quando Escartin decide che a vincere vuole provarci da solo, il compagno d’avventura andava staccato tanto più che la sua espressione non era più quella di prima, la stanchezza gli si leggeva in volto. Dopo una lunga cavalcata a due, vedersi distanziare quando ormai sembrava fatta è una delle crudeltà che rende il ciclismo bello e dannato. Dal primo momento in cui poggi il culo sulla sella sai già che al primo attimo di difficoltà nessuno aspetterà neanche un secondo per tentare di lasciarti indietro. Ciò che ti rimette in bici ogni volta, dopo ogni legnata, si chiama amore. Una salita non è mai l’ultima, finché hai fiato e voglia di lottare avrai sempre l’occasione per ripartire, tentare un altro scatto e goderti quei momenti di estasi: mai mollare, prima o poi arriverà anche la tua vittoria. E allora via, domani si riparte, coltello in mezzo ai denti e cuore in gola, come insegnava il Cannibale.

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La soluzione

Nella vita di problemi ne capitano a bizzeffe, si può essere più o meno fortunati ma qualcosa di cui lamentarsi si trova sempre. Una soluzione, però, c’è.

Pensa se domani ti svegli morto. Non esistono più problemi. Roba come il mutuo: mica un morto paga, perciò niente preoccupazioni a fine mese. Nessuno verrà ad abitare a casa tua, chi starebbe a casa di un morto? E se proprio dovessi rimanere senza tetto, dormire sotto un ponte non sarà poi una grossa sofferenza, tanto sei già morto. Colazione tutti i giorni al bar, quindi giornale al parco, a mezzogiorno i Simpson su Fox, pranzo al ristorante, pomeriggio in piscina, facendo il morto in acqua ovviamente. Viaggi ovunque, non solo week end. Nessuno ti chiederà più niente, al massimo qualche numero per il lotto: basta una app che genera numeri random e stai a posto. Puoi bere fino a sfasciarti, quindi tornare a casa in macchina: sei già morto, mica può andarti peggio. Puoi fumare, mangiare tutto quello che vuoi. Non esistono più sofferenze, e, cosa ancora migliore, tutti ti compatiscono!

Svegliarsi morti è una benedizione. Non c’è molta compagnia, è vero. Ma la poca gente che incontri puoi star sicuro che ti amerà da morire.

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Il cappello su

Durante la serata dei comunisti dedicata ai blog, un bolscevico di passaggio mi ha rivolto la seguente domanda: “ma ora potrebbe accadere che Rifondazione comunista cerchi di mettere il cappello su voi blogger?”

La risposta fu evasiva e politically correct, in realtà siccome nessuno mette il cappello su di me, sono io a metterlo su di loro. Approfittando della mia presenza al concerto degli Africa Unite di ieri sera, proclamo qui la mia candidatura a prossimo leader di Rifondazione Comunista, ecco dunque una primo comunicato stampa per farmi conoscere dalla base.

Zellosi Maledetti

di Peolina Borghese

La mia attività politica comincia qui, da questa osservazione. Il prossimo leader della sinistra, se sarò io, non commetterà più errori madornali di valutazione come quello fatto sugli zellosi. Questa classe sociale affolla luoghi come bar sconosciuti e concerti di rastamanni e punker vari, gente da sempre vicina alle nostre posizioni. Visioni comuni su democrazia, libertà e giustizia sociale. Idee espresse anche attraverso una musica diversa dai soliti canoni. Da sempre abbiamo sorriso agli zellosi, aiutando il loro movimento, cercando di capirlo e coinvolgerlo nella nostra azione politica. Da sempre abbiamo però preso legnate sonore, solo il milione in piazza al concertone del primomaggio ci basterebbe per fare grandi cose, eppure quel milione non si vede. Perché gli zellosi la pensano come noi, ma le elezioni si fanno di domenica e loro il sabato sera si sfasciano come sempre. Della domenica neanche si accorgono, perché sono in botta, e noi continuiamo a perdere elezioni. Per questo, la mia prima proposta è togliere il sostegno agli zellosi. Che vadano a lavorare, li sosterremo in quanto operai. Basta però con sto reggae, ste tarante e similari.

Una nuova sinistra è alle porte, ve la porterò al governo.

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Archiviato in argite, il gatto Silvio

A Gosto

foto scontata

La prima quindicina di agosto è il periodo migliore per girare le scene in cui le città sono calde e vuote, o per le commedie corali in spiagge affollate con Aldo Fabrizi.  In questo 2011 però i registi sono fortunati, non tanto perché Fabrizi è morto e dunque non ha più senso girare in spiaggia, ma perché il clima di agosto lo si respira almeno da gennaio. I negozi sono chiusi da un pezzo, in giro non c’è nessuno, bastava un po’ di crisi e di inflazione per creare l’atmosfera malinconica di agosto. Rintanati in casa o a Marotta, poca differenza c’è. Le nostre città sono vuote e si può girare osservando il silenzio. Anche il primo centro commerciale di Marsciano è rimasto senza negozi, pensare che dieci anni fa una generazione è cresciuta dandosi appuntamento di fronte alla vetrina del Nois, o della Wonderful. Già da allora il centro città cominciava il suo agosto, mentre fuori città sono arrivati altri centri commerciali e a quelli venuti prima tocca la stessa sorte. Perché agosto è il mese delle villeggiature e delle infatuazioni passeggere, della novità e dell’avventura, e quindi via, da un centro commerciale ad un altro.

Gli unici a resistere al fascino di agosto sono i matti della stazione centrale a Pisa. Loro non mancano mai, bivaccano sulle aiuole di fronte al parcheggio dei taxi, si riuniscono a volte in gruppi etnici, a volte in capannelli interculturali. Si scambiano informazioni su chissà quale tema. Probabilmente loro sanno come uscire dalla crisi, ad esempio chiedendo una monetina a chi ha appena preso il resto dalle macchine automatiche: lì non si può bluffare dicendo “non ho niente”. E’ per questo che le borse crollano, i bluff sono stati scoperti. Ora però non importa, è agosto e la città è vuota, bisogna girare per le strade e godersi il clima di assenza, di deserto. Non c’è neanche il calcio estivo a riempire le serate, ormai ha davvero stufato. Non rimane che una panchina, un libro, l’ombra e il silenzio. Agosto è il mese stereotipo per eccellenza.

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Non Bloggateci

Sono stato spesso accusato di essere comunista, ed era inevitabile che queste accuse giungessero alle orecchie dei comunisti stessi. Siccome alla festa di Liberazione ogni sera c’è un dibattito, quest’anno i suddetti comunisti hanno pensato di parlare anche dei blog marscianesi, perché anche se sono pochi, un po’ di casino lo fanno. Perciò si parlerà di Fegatelli, dell’Aspetto Sospetto, di Peolina Borghese, di Casapiddu e della Rpmn, e a parlare ci sarò anche io. La festa la fanno a Schiavo, perché è risaputo che più gente che alla festa a Schiavo non ci sarà mai da nessuna parte.

L’appuntamento con i blog marscianesi è dunque il 5 agosto alle ore 21. Qui tutte le informazioni necessarie (attenzione, è un sito comunista).

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