La scarpa mobile

Era una serata come tante altre, quella dell’ispettore Merangola. Uscito tardi dal lavoro, una birra su in centro e giù verso casa. La rocca paolina è un via vai di giovani che salgono in centro, portati su dalle scale mobili: nello scendere Merangola si trova però a dover continuare a piedi. Una scala è bloccata, con tanto di cartello “non funzionante”. Poco importa, non sarà un problema farsi una rampa in discesa. Una volta arrivato in fondo, l’ispettore butta l’occhio sulla scala mobile e vede il perché del malfunzionamento: una scarpa incastrata impedisce alla scala di girare. Qualche ragazzo fotografa la scarpa. Subito arriva la voce dall’altoparlante a dissuadere i curiosi: “per favore lasciate stare la scarpa”.

La mattina al commissariato è una tortura. Non c’è mai niente da fare, se non seguire le solite segnalazioni, scippo di qua, spaccio di là, prostituta pestata nella notte, auto blu da scortare in tribunale. Per sfuggire a questi supplizi, l’ispettore Merangola alza sulla sua scrivania una torre di scartoffie e si mette seduto dietro. Nessuno lo vede, perciò nessuno lo chiama, se non altro per compassione: tutta quella burocrazia da sbrigare non la si augura a nessuno. In realtà i fogli sono solo fotocopie casuali, ma chi mai le leggerà davvero. Mentre legge la pagina del calciomercato, arriva qualcuno in ufficio.

–Merangola, so che sei lì dietro.

E’ l’ingegner Klobasa, un cinquantenne brizzolato, bello, potente ma con stile. Da piccolo giocava tutti i pomeriggi insieme a Merangola, poi le loro strade si sono separate. Uno è diventato un ispettore scaltro, l’altro ha costruito mezza città, senza che nessuno sappia bene come ha fatto. Anche il minimetrò lo ha progettato Klobasa. Un giorno ne vide uno simile in una qualche città del mondo, quindi tornò a casa, andò dal sindaco, e in una settimana l’idea faraonica era approvata. Merangola non riesce mai a incastrarlo, in realtà non vuole perché altrimenti gli tocca davvero correre dietro agli scippatori.

L’ingegnere è anche il progettista delle scale mobili, quelle che a causa della scarpa erano ferme. E’ venuto a denunciare il fatto, perché neanche dalle telecamere a circuito chiuso si riesce a capire cosa sia successo. Merangola, per una volta, si compiace di tutto questo zelo. Un uomo del fare come Klobasa avrebbe preso e buttata via la scarpa, senza stare tanto a pensare. L’ispettore lascia detto in commissariato di scrivere il verbale e torna sul luogo del mistero, un modo diverso per movimentare la giornata.

La scarpa è ancora lì, accartocciata. E’ una di quelle scarpe che vanno ora tra i giovani, di tela leggera. Due operai sono in attesa di Merangola, vogliono sapere cosa fare e soprattutto vogliono andare a pranzo, perché si avvicina mezzogiorno. L’ispettore li manda via, deve fare i suoi rilievi e preferisce stare da solo. Anche se le altre scale mobili sono funzionanti, Klobasa per sicurezza le ha chiuse tutte. Non c’è alcuno segno che possa portare a indizi vari, c’è solo un dubbio: perché uno che perde una scarpa non si ferma a raccoglierla?  Una domanda a cui si risponde facilmente, la città è piena di giovani che ogni sera si alimentano ad alcol, può starci qualcuno talmente brillo che neanche si accorge di essere tornato semi scalzo a casa. Ma tutto questo lo sa anche Klobasa, perché denunciare il fatto, chiudere le scale?

Mentre torna alla macchina, Merangola passa vicino ad un sito archeologico, posto lungo l’ultima scala mobile. C’è scritto “ruderi del gioco del pallone”. Non è accessibile direttamente, ma più in alto rispetto a dove cammina la gente, insomma un posto dove non passa nessuno se non da lontano. Un rapido due più due porta l’ispettore ad entrare nell’area dove sono questi ruderi e a imbracciare una pala. Dopo dieci minuti di scavi, ecco che salta fuori un piede scalzo. Quindi l’altro con la scarpa mancante, e via via tutto il corpo attaccato. Un giovanotto sui venticinque, la cui autopsia verrebbe sponsorizzata dalle distillerie: anche da morto sembra ancora ubriaco. Merangola lo ricopre e torna al commissariato.

–Pronto

–Buongiorno Klobasa, torno ora dalle scale mobili.

–Ha trovato qualcosa?

–No, nulla. Può riaprirle anche subito.

–Va bene, preferisco comunque riaprire domani.

Merangola torna dietro alla montagna di carta e riapre il suo giornale, trovando ciò che si aspettava. Oggi il sindaco discuteva in consiglio i risultati del minimetrò. Con le scale mobili chiuse, oggi tutti prendono il trenino. Grande successo dunque, per la soddisfazione del progettista, l’illustre ingegner Klobasa. Sono anni che rigira tutta la città come vuole, li inganna tutti, meno uno. Perché all’ispettore Merangola non lo coiona nessuno.

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