Il problema di Alan

Alan pettinato come Gianni Morandi

Alan era uno dei pochi, nel 1936, ad avere una macchina. Quando non aveva da studiare, la usava per andare in giro con il suo amico, il Roscio di Mugnano (piccolo paesino vicino al lago di Loch Ness). Durante i loro viaggi parlavano tutto il tempo, però di argomenti diversi: Alan disquisiva di roba complessa, matematica e chissà cosa altro, il Roscio parlava di vita, donne, soccer, pub e politica.

Il problema di Alan era l’indecisione, anche il dettaglio più piccolo diventava un bivio insormontabile. Di qua o di là? Dove mangiamo a pranzo? Cosa fare nella vita? Quando attaccava a parlare di decisioni, il Roscio iniziava a fischiettare canzoni jazz guardando fuori dal finestrino. Così dopo un po’ che Alan parlava da solo, l’amico gli parlava di qualcosa a caso. Un giorno, parlando di carte, anche il Roscio propose un problema. Vi era un gioco molto in voga nella Londra di quegli anni, anche Churchill amava giocarci quando poteva: lo strappacamicia. Le regole erano semplici, si giocava in due, metà mazzo per uno, si scendeva una carta alla volta e se capitava un asso, un due o un tre, l’avversario doveva dare rispettivamente una, due o tre carte. Il primo che rimaneva senza carte, aveva perso. Capitavano partite che finivano dopo parecchio tempo, anche un’ora a volte. Il Roscio proprio di questo parlava, delle partite lunghe.

–E una partita non potrebbe durare all’infinito?

Alan stava per continuare nei suoi discorsi astratti, quando si bloccò di colpo: questa cosa delle carte lo incuriosiva.

–Perché una partita di carte dovrebbe durare all’infinito?

–Bè se a tutti e due ricapitano sempre le stesse carte, non finisci mai.

–Già, ma come puoi decidere prima se una partita durerà per sempre?

–Se cominciamo a giocare adesso e tra cinque anni ancora stiamo giocando, potrebbe essere una prova.

–Sì, forse.

Quella sera Alan accompagnò a casa il Roscio e corse a chiudersi nel suo studio. Doveva capire come decidere prima se una partita a carte fosse durata per sempre. Capendo quello, avrebbe capito tutto il mondo. Prevedere l’infinito significa prevedere il futuro. Per quanti anni avrebbe dovuto giocare per capire se una partita finiva? Fece mille prove, con le simulazioni matematiche più sofisticate, ma niente da fare. Non riusciva a trovare un qualcosa che gli dicesse prima: questa partita non finirà. Dopo una nottata senza dormire, abbandonò la prova.

L’indomani, dopo aver ascoltato la canzone jazz fischiettata, ne riparlò al Roscio.

–Sai, non bastano neanche cinque anni per capire se una partita non finirà mai.

–Eh? Ah già, lo strappacamicia. Bè però con un milione di anni vai sul sicuro. Se giochi per un milione di anni di seguito, la partita è infinita.

–Ma non puoi sapere prima se durerà un milione di anni!

–Ah. Va bene. Certo che questo Manchester va a vincere la prima divisione.

Il Roscio continuò a parlare, ma Alan non lo ascoltò. Aveva capito il suo problema, la sua indecisione. Ci sono cose che non si decidono prima. Una di queste è decidere prima se qualcosa finirà. Eccolo qua il problema di Alan.

2 commenti

Archiviato in Tales of adventure

2 risposte a “Il problema di Alan

  1. gaetano bresci

    poi il governo lo condannó alla castrazione chimica per la storia col Roscio. Chiedendo formalmente scusa 57 anni dopo. Sempre meglio del Vaticano col signor G…

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