Stalking Belgium

Il simbolo del Belgio: un venditore ambulante di escargot

Sono mesi, anni, che riceviamo ordini dall’Europa. I titoli dei giornali del tipo “Monito da Bruxelles” non si contano più, l’Europa è un’entità invocata a gran voce da chi vuole una Italia più civile. Approfittando di una occasione a caso, laurea estera di ragazza sarda, mi sono aggregato ad un gruppo vacanze con destinazione Belgio.

Ogni volo per Bruxelles porta con sé l’atmosfera di austerità necessaria: i passeggeri sono ordinati, puliti, rispettosi e silenziosi. Il gruppo vacanze Pisa-S.Giusto ha rotto qualsiasi convenzione. Per partire subito carichi è stato indetto il concorso: “vinci un prosciutto se ottieni il numero di una hostess”. Appena saliti, però, le hostess ci hanno già bollato, non hanno gradito il clima da gita delle medie. A poco è servito cercare accordi del tipo “dammi il tuo numero e avrai mezzo prosciutto”.

Lo sbarco a Bruxelles è avvenuto senza problemi, se si esclude lo scoglio di dover chiedere una birra in francese al primo bar dell’aereoporto. Con un taxi, il primo di una lunga serie, arriviamo nel centro di Bruxelles. Il nostro albergo è nel pieno del quartiere a luci rosse, il tassista sembra aver paura ad addentrarsi, poi due non meglio identificate budelle leopardate ci indicano la via con gentilezza. Bruxelles non è famosa per la movida, ma in centro non mancano locali e di gente in giro ce n’è. Tutta italiana. Entriamo in un pub simil irlando-scozzese dove un dj di 50 anni biondo tinto spara classici della dance anni duemila, è pieno di ballerini siciliani  sudati. Non facciamo troppo tardi perché il giorno dopo ci attende una trasferta verso Hasselt, cittadina belga dove ha avuto luogo la laurea della sarda.

Di buon ora partiamo verso Gare du Midi, ovvero la stazione più vicina. Siamo nel profondo nord dell’Europa, i trasporti sono il loro fiore all’occhiello. Un luogo comune che verrà smentito con ferocia. La metropolitana è in ritardo di venti minuti. Una volta arrivati c’è da capire quale è il treno che fa per noi. Tabelle orarie non se ne vedono. Le macchine automatiche non sono di aiuto, perciò ci rivolgiamo alla biglietteria tradizionale. C’è una coda da film di Bollywood. Dopo quasi un’ora di attesa è il nostro turno.

–Un biglietto per Hasselt

–12 euro.

–Da che binario parte il treno?

–Questo non lo so, chiedete al punto informazioni.

Altra coda al punto informazioni.

–Da che binario parte il treno per Hasselt?

–Al 13.

–Ma è un treno diretto?

–Naturalmente.

Con sdegno il tizio delle informazioni ci indirizza al binario giusto. Il treno è in orario e partiamo alla volta della campagna belga. All’altezza di Tienen arriva il controllore, guarda il nostro biglietto e ci fa scendere dal treno. Non è quello giusto, cioè lo era ma nella stazione precedente, Leuven, è stato separato in due e noi siamo nella metà sbagliata. In realtà sarebbe anche giusta se non fosse per i lavori in corso sulla linea. Perciò ci consiglia di scendere e di prendere un treno per tornare indietro, c’è n’è uno alle 12.45. Sono le 12.35, c’è un treno in partenza ma non c’è scritta la destinazione. Aspettiamo le 12.45 e scopriamo che, causa lavori, tutti i treni per Leuven viaggiano in anticipo di 10 minuti. Ci rivolgiamo alla biglietteria della stazione per capire cosa fare. Ci informano che esiste un servizio sostitutivo con autobus, sarebbe bastato non scendere dal treno e non avremmo avuto problemi. Risaliamo sul primo treno con destinazione uguale a quello da cui il controllore ci ha fatto scendere, quindi con un comodo autobus raggiungiamo Hasselt.

Durante il pranzo alla friggitoria locale, ai tormenti digestivi e di trasporto locale si aggiunge, per me, una piacevole sorpresa. Inizia una tempesta di chiamate ed sms stile stalking da parte di una tipa di quelle che ti fanno pesare il loro essere sincere e piene di valori, e poi hanno loro foto con espressione provocante e indumenti intimi su Badoo. Mentre il telefono continua a suonare senza pietà, cerchiamo di prendere l’autobus per Diepenbeek, il paese dove pernotteremo. E’ in ritardo di 20 minuti. Una volta arrivati alla nostra fermata, dopo un km di camminata trolley al seguito, prendiamo possesso delle nostre camere. C’è puzza di morto e lenzuola sporche di sangue, ma senza badarci troppo facciamo la doccia che aspettavamo da ore. Il mio telefono suona ancora, arrivano minacce di denuncia a causa di un racconto di fantasia presente su questo blog. Per fortuna è ora di cena, pizzata insieme alla laureata e ad amici suoi vari. Quindi serata al luna park, la cui attrazione principale è una mongolfiera su cui è possibile fare una prova gratuita, salire di qualche metro e poi scendere.

la tragedia della mongolfiera sgonfiata

Ci lanciamo sulla mongolfiera, c’è una coda ma è stile italiano, perciò si punta sull’aggressività. Da persona civile mi tiro fuori da questa dimostrazione di italianità. Quando arriva il turno dei miei compari il manovratore della mongolfiera vuole lasciarli a terra, secondo lui non era il loro turno. E’ stato l’errore peggiore della settimana. I compari se ne vanno all’improvviso, facendo mancare la zavorra alla mongolfiera che si imbizzarisce e schizza verso l’alto. Preso dal panico il manovratore cerca di sgonfiarla per riscendere subito, ricade dunque di botto e tutto il pallone si sgonfia inesorabilmente, travolgendo la folla astante. Dopo trenta minuti di lavoro, il pallone è di nuovo gonfio e il manovratore, questa volta, fa salire i miei compari senza colpo ferire. La serata finisce con due vaschette di escargot comprate da un venditore ambulante di escargot.

Dopo il sabato sera della mongolfiera, è ora di tornare verso l’Italia. L’autobus per l’aereoporto di Maastricht è alle 9.13, noi alle 9 siamo già alla fermata. Arrivano le 9.50 ma non si è visto nessuno. L’aereo inizia a diventare a rischio, per salvarci cerchiamo un taxi. Riusciamo a trovarlo, a salirci e a far capire la nostra fretta. Il mio telefono continua a suonare, ormai ci fa compagnia. Per strada troviamo una manifestazione di auto d’epoca e i lavori in corso, il tassista però devia verso una strada di campagna e assistiti dalla buonanima di Fiorenzo Magni, il leone delle Fiandre, saltiamo lavori e auto d’epoca ed arriviamo sani e in orario all’aereoporto. L’Italia e tutta la sua civiltà ci attende. All’arrivo il gruppo vacanze Pisa S.Giusto si saluta con il classico “oh non perdiamoci di vista ora!”. In realtà dopo un’esperienza simile, ce ne guarderemo bene dal rivederci.

Prima di lamentarvi del vostro paese, andate in Belgio.

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