Archivi del mese: ottobre 2011

Non si sterza sui morti

La morte (di Simoncelli) è una disgrazia, su questo non ci piove.  La commozione generale è comprensibile, è un personaggio conosciuto, campione di uno sport di gran seguito. La psicosi contro Nonciclopedia o Spinoza, invece, rasenta il comico.

Il fatto: su Nonciclopedia e Spinoza, il giorno della morte di Simoncelli, sono comparse alcune battute a tema. Vasco Rossi si è molto arrabbiato per questo, insieme ai suoi fan e a un po’ della stessa gente che gli tirò merda qualche settimana fa per la questione Nonciclopedia e che ora ha cambiato sponda. “E’ una vergogna, dovrebbero chiuderli.” Questo è l’urlo che si alza da una parte della rete.

Finché un tizio sotto psicofarmaci lancia anatemi contro un sito di stupidaggini, ci si può passare sopra. Finché i seguaci di un tizio sotto psicofarmaci si accodano al loro idolo, si può lasciar perdere. E’ gente che non è in grado di manovrare il pc senza un’interfaccia gestibile tramite rutti. Quando invece persone che urlano contro la censura del potente contro il piccolo si uniscono al coro dei ruttoni, allora c’è un problema.

Ogni persona di media intelligenza dovrebbe essere in grado di realizzare quanto segue:

  1. Se un sito non ti piace, puoi non visitarlo. Se un libro non ti piace puoi non finirlo di leggere. Non per questo è il caso di chiedere la chiusura del sito o la messa all’indice del libro.
  2. Nonciclopedia o Spinoza non sono il tg1 o il Corriere della sera. Non hanno deontologia, etica o coccodrilli da rispettare. Nel caso specifico, ai genitori di Simoncelli non può fregare di meno dei due siti in questione.
  3. La morte è la più grande tragedia che può capitarci, a maggior ragione se siamo dei piloti di motogp pieni di fica. Abbiamo il diritto di reagire come vogliamo alla morte, piangendo, ridendo, con indifferenza, ballando, saltando la cavallina in palestra a scuola. In ogni reazione possibile non manca il rispetto, perché l’uomo non è in grado di essere irrispettoso di fronte alla morte. L’uomo lo sa che la morte vince sempre, come la juve di moggi ma senza speranza che qualcuno intercetti il padre eterno.

Al funerale del Perozzi i suoi amici, uniche persone che aveva, ridevano.

Il titolo di questo post è ripreso da una battuta di spinoza.it

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Eurocacaron

Foto rara: gente in coda al minimetrò

Alla fine ho ceduto e ci sono andato. In incognito, perché altrimenti sarei stato subito additato come collaborazionista. Domenica, ore 12, causa amici stranieri (di Pisa) venuti apposta, appuntamento al parcheggio del minimetrò: si va ad Eurochocolate. Il festival dei golosi, così come lo chiama il tg1, è il nemico numero uno dei perugini. Bollato e scomunicato come bucciottata, ha la colpa di paralizzare il traffico cittadino e rendere dunque scomodo l’andare a far spesa all’ipercoop, oltre all’onta etico-morale di vendere la stessa cioccolata dell’ipercoop a prezzo maggiorato.

Eurochocolate consiste in una serie di tendoni sparsi per centro, dove si vende cioccolata o si fa pubblicità a cose inerenti alla cioccolata. Per un motivo sconosciuto ai più, ogni anno arrivano frotte di visitatori da tutta italia; comprano cioccolata di ogni tipo, lottano per avere gadget gratuiti, si fanno intervistare dal tg1 enfatizzando il loro essere golosi, quindi tornano a casa contenti. Il perugino medio assiste a tutto questo da davanti al camino, borbottando paralisi varie e sconfessando la teoria di Darwin. Continua a leggere

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Indignam

Bruci la città

Pare, ma non si è capito ancora molto bene, che a Roma abbiano devastato negozi, banche e automobili. I diretti responsabili non sembrano avere conti in sospeso con nessuno dei simboli distrutti. Uno di loro ha addirittura fatto a pezzi una madonna di gesso, sollevando l’indignazione di un po’ di preti. Quindi è arrivata l’indignazione dei padroni delle banche e dei negozi. Poi si sono indignati i politici, chiedendo misure esemplari. La gente comune, vedendo quelle immagini di vetrine rotte, non poteva che indignarsi.

Il ministro dell’Interno, con indignazione pure lui, ha fatto sapere che poteva scapparci il morto. Come a Barletta, con le operaie in nero rimaste sotto il laboratorio pericolante. Anche quelle donne, prima di morire, erano indignate. Poi il sindaco del loro paese (area PD) ha assolto i datori di lavoro nero, perché con questa crisi non c’è altro da fare.

A todi ci sono tanti cattolici capoccioni riuniti in convegno; uno dei loro capi, il cardinal Bagnasco, è indignato per l’assenza del sociale, della moralità di chi governa. Il governo si è allora indignato a sua volta, perché i voti dei cattolici se li è presi pagando onestamente.

I duecentomila scesi in piazza a Roma, gli Indignati originali, hanno come l’impressione di essere presi per il culo. Però solo in modo metaforico, guai se ci fosse violenza.

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Radio pescolla

Questa sera, ore 21.30, Peolina Borghese sbarca in radio. Sulle rive rese famose dal lago e dalle zanzare, sorge Radio Trasimeno: ogni lunedì sera va in onda la trasmissione condotta da due ragazzi che fingono di non essere di Castiglione del Lago, grazie ad un accenno di donca al microfono.

L’appuntamento è dunque per questa sera, su http://www.radiotrasimeno.it. Siate numerosi anche se non c’è la porchetta.

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Boys don’t Cani

i cani urbanIl panorama indie italiano è una pietra miliare per chiunque, oggi come oggi, voglia distinguersi. Ieri sera a Perugia suonavano I Cani, ennesima novità del mondo dei disimpegnati ma non troppo, si accodano ai già noti Zen Circus, Brondi, Dente, Brunori, Mannarino e qualche altro centinaio.

I Cani si esibiscono nell’unico locale alternativo di Perugia, o perlomeno l’unico locale alternativo dove non di rischia di venire pestati: l’Urban. Per entrare c’è la coda come a Milano, con la differenza che la gente in attesa fa battute sui chèni e sulle canizze. C’è molta curiosità intorno alla serata, un tizio quasi arrivato al botteghino chiede informazioni:

–Scusate, sapete se stasera fanno musica dance?

–Eh no, credo di no.

–Ma oggi non è venerdì?

–Sì, oggi è venerdì.

–E che fanno allora?

–Suona un gruppo, si chiama I Cani

–E io ho fatto mezzora di fila per vedere un gruppetto del cazzo?

–Eh misà di sì.

Il tizio in questione, camicia nera, bretelle, portamento da club di New York e faccia da bar di Gualdo Cattaneo, ha poi girato tutta la sera da solo per il locale, accostandosi ballando a qualche capannello per fingere di essere insieme a qualcuno.

L’Urban è un posto per i rinnegati dell’Etoile, ovvero coloro che a 18 anni ballavano la house schifando i quattro scemi dediti al rock e adesso sanno a memoria tutte le canzoni inedite di Rino Gaetano. Oltre al target di base, c’è spazio anche per eccezioni varie. Ad esempio i Flanders: catechisti e chiesaioli vari, noncuranti di come sullla copertina dell’album del gruppo che sono veduti a vedere ci siano due boy scout che impalano una ragazza. Il rock è la musica del diavolo, lo sanno anche i sassi (stones).

Inizia il concerto de I Cani, composto da tutte canzoni somiglianti a Boys don’t cry dei Cure, tranne l’ultima che invece è uguale a Boys don’t cry per il 60%. I testi sono simpatici, depressi e ironici come vuole lo standard di questi anni duemila. Raccontano il mondo con i dettagli più tristi (Mentre aspiranti DJ aspirano coca aspiranti attrici sospirano languide con gli autori tv, gli stagisti alla Fox, i registi di clip.), guadagnano molti punti quando infilano la parola “macbook pro” in un loro testo. Purtroppo, come ogni gruppo indie che si rispetti, il cantate ha la voce effetto megafono e si capiscono la metà delle parole. Il concerto non è male comunque, non mancano neanche i due 40enni pomicianti in mezzo alla folla, per ricordare ai giovani quanto anche loro possano amare.

La musica indie è una grande realtà, permette di passare serate alternative in mezzo comunque a una buona percentuale di donne.

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Questi morti chi li ricorda?

Il torcolo come lo conosciamo oggi

Qualche giorno fa è morto Denis Ritchie, l’inventore del linguaggio C. Coloro che non sanno di cosa si stia parlando possono mettersi l’anima in pace guardandosi intorno: qualsiasi cosa abbiano di fronte è scritta in C. Il tuo telefono, il tuo computer, tuo nonno con tanto di condizione if (ruote==3) {nonno=&apetto}. Ovvero, sempre per i mangiapatate che continuano a non conoscere il C, se tuo nonno avesse tre ruote sarebbe un apetto.

La questione più importante legata alla morte di Ritchie è la seguente: senza il C non sarebbe esistito neanche il macintosh, perciò se per Jobs avete pianto, per Ritchie dovreste uccidervi. Inoltre in questi giorni è morto pure l’inventore del Pacemaker, un aggeggio (programmato in C) che salva ogni giorno migliaia di vite umane. Dunque se non vi siete uccisi per Ritchie, per il signor Pacemaker andrebbe almeno preso a testate il primo spigolo a disposizione.

Oltre a queste morti illustri, ce ne sono tante altre non ricordate con il giusto clamore. Continua a leggere

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Folli, affamatissimamente folli

Affamati e folli

La par condicio impone di tornare sulla questione Jobs. Non sono in discussione né la sua storia, né le sue opere, ma il suo monologo ai laureandi di Stanford. Celebre già da molto tempo, oggi è il più citato del mondo. Quello che finisce con “stay hungry, stay foolish”, motto che passerà alla storia insieme a Steve. Quel monologo rasenta la perfezione: temi, parole,pause,retorica. Seguite il vostro cuore, la vostra pancia, ovunque vi porti. Nulla da ridire.

Però. Continua a leggere

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