Boys don’t Cani

i cani urbanIl panorama indie italiano è una pietra miliare per chiunque, oggi come oggi, voglia distinguersi. Ieri sera a Perugia suonavano I Cani, ennesima novità del mondo dei disimpegnati ma non troppo, si accodano ai già noti Zen Circus, Brondi, Dente, Brunori, Mannarino e qualche altro centinaio.

I Cani si esibiscono nell’unico locale alternativo di Perugia, o perlomeno l’unico locale alternativo dove non di rischia di venire pestati: l’Urban. Per entrare c’è la coda come a Milano, con la differenza che la gente in attesa fa battute sui chèni e sulle canizze. C’è molta curiosità intorno alla serata, un tizio quasi arrivato al botteghino chiede informazioni:

–Scusate, sapete se stasera fanno musica dance?

–Eh no, credo di no.

–Ma oggi non è venerdì?

–Sì, oggi è venerdì.

–E che fanno allora?

–Suona un gruppo, si chiama I Cani

–E io ho fatto mezzora di fila per vedere un gruppetto del cazzo?

–Eh misà di sì.

Il tizio in questione, camicia nera, bretelle, portamento da club di New York e faccia da bar di Gualdo Cattaneo, ha poi girato tutta la sera da solo per il locale, accostandosi ballando a qualche capannello per fingere di essere insieme a qualcuno.

L’Urban è un posto per i rinnegati dell’Etoile, ovvero coloro che a 18 anni ballavano la house schifando i quattro scemi dediti al rock e adesso sanno a memoria tutte le canzoni inedite di Rino Gaetano. Oltre al target di base, c’è spazio anche per eccezioni varie. Ad esempio i Flanders: catechisti e chiesaioli vari, noncuranti di come sullla copertina dell’album del gruppo che sono veduti a vedere ci siano due boy scout che impalano una ragazza. Il rock è la musica del diavolo, lo sanno anche i sassi (stones).

Inizia il concerto de I Cani, composto da tutte canzoni somiglianti a Boys don’t cry dei Cure, tranne l’ultima che invece è uguale a Boys don’t cry per il 60%. I testi sono simpatici, depressi e ironici come vuole lo standard di questi anni duemila. Raccontano il mondo con i dettagli più tristi (Mentre aspiranti DJ aspirano coca aspiranti attrici sospirano languide con gli autori tv, gli stagisti alla Fox, i registi di clip.), guadagnano molti punti quando infilano la parola “macbook pro” in un loro testo. Purtroppo, come ogni gruppo indie che si rispetti, il cantate ha la voce effetto megafono e si capiscono la metà delle parole. Il concerto non è male comunque, non mancano neanche i due 40enni pomicianti in mezzo alla folla, per ricordare ai giovani quanto anche loro possano amare.

La musica indie è una grande realtà, permette di passare serate alternative in mezzo comunque a una buona percentuale di donne.

2 commenti

Archiviato in argite, Artoleria

2 risposte a “Boys don’t Cani

  1. Mimmo Carini

    In uno stato democratico la scena indie italiana (capeggiata da Brondi e Mannarino) sarebbe fucilata. E comunque non puoi stigmatizzare l’Urban con la sua serata più fighetta!

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