Indignam

Bruci la città

Pare, ma non si è capito ancora molto bene, che a Roma abbiano devastato negozi, banche e automobili. I diretti responsabili non sembrano avere conti in sospeso con nessuno dei simboli distrutti. Uno di loro ha addirittura fatto a pezzi una madonna di gesso, sollevando l’indignazione di un po’ di preti. Quindi è arrivata l’indignazione dei padroni delle banche e dei negozi. Poi si sono indignati i politici, chiedendo misure esemplari. La gente comune, vedendo quelle immagini di vetrine rotte, non poteva che indignarsi.

Il ministro dell’Interno, con indignazione pure lui, ha fatto sapere che poteva scapparci il morto. Come a Barletta, con le operaie in nero rimaste sotto il laboratorio pericolante. Anche quelle donne, prima di morire, erano indignate. Poi il sindaco del loro paese (area PD) ha assolto i datori di lavoro nero, perché con questa crisi non c’è altro da fare.

A todi ci sono tanti cattolici capoccioni riuniti in convegno; uno dei loro capi, il cardinal Bagnasco, è indignato per l’assenza del sociale, della moralità di chi governa. Il governo si è allora indignato a sua volta, perché i voti dei cattolici se li è presi pagando onestamente.

I duecentomila scesi in piazza a Roma, gli Indignati originali, hanno come l’impressione di essere presi per il culo. Però solo in modo metaforico, guai se ci fosse violenza.

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