Eurocacaron

Foto rara: gente in coda al minimetrò

Alla fine ho ceduto e ci sono andato. In incognito, perché altrimenti sarei stato subito additato come collaborazionista. Domenica, ore 12, causa amici stranieri (di Pisa) venuti apposta, appuntamento al parcheggio del minimetrò: si va ad Eurochocolate. Il festival dei golosi, così come lo chiama il tg1, è il nemico numero uno dei perugini. Bollato e scomunicato come bucciottata, ha la colpa di paralizzare il traffico cittadino e rendere dunque scomodo l’andare a far spesa all’ipercoop, oltre all’onta etico-morale di vendere la stessa cioccolata dell’ipercoop a prezzo maggiorato.

Eurochocolate consiste in una serie di tendoni sparsi per centro, dove si vende cioccolata o si fa pubblicità a cose inerenti alla cioccolata. Per un motivo sconosciuto ai più, ogni anno arrivano frotte di visitatori da tutta italia; comprano cioccolata di ogni tipo, lottano per avere gadget gratuiti, si fanno intervistare dal tg1 enfatizzando il loro essere golosi, quindi tornano a casa contenti. Il perugino medio assiste a tutto questo da davanti al camino, borbottando paralisi varie e sconfessando la teoria di Darwin.

All’arrivo al parcheggio del minimetrò i miei amici pisani chiedono se quei vagoncini li mettono su solo per la settimana o funzionano tutto l’anno. Beata ignoranza. Non sanno che i vagoncini in questione sono costati millemila miliardi, hanno causato millemila proteste e c’ha messo le mani pure la magistratura. Ammiro stupito la coda che c’è per salire, neanche alle funivie di Cortina sotto natale c’è una ressa così. Dopo oltre 30 minuti si arriva in centro, accolti dalla musica diffusa dagli altoparlanti dislocati un po’ dappertutto. Girano le stesse tre canzoni, con ritornelli in cui si capisce solo la parola “cioccolata”. Per strada c’è gente in coda ovunque. Chi vuole due cornetti omaggio, chi lo snack dei pan di stelle. Alcune file sono incomprensibili e bisogna chiedere a chi è in coda. Qualcuno attende di partecipare ad un quiz sotto la pensilina Milka, mentre la fila più lunga è per gli orsetti Lindt: si estrae una palla e si può vincere un orsetto grande.

Tra la folla si notano tutti gli accenti del centro italia, tranne il perugino.

–I trasporti tutto bene, ma per i bagni è na traggedia. (Signora di Roma durante un confronto con altra persona in coda per il bagno)

–Agg ditto che devi stare bbuono che la cioccolata l’accattiamo dopo. (Donna con bambino su passeggino fagocitato dalla folla)

–Un lo so mia icché danno qui. (Ragazzo con fidanzata in coda allo stand della banca popolare di spoleto)

–Riporto la cioccolada per il babbo mio. (Terrone in vena di acquisti)

–Oh bà me porti ai baracconi?

–No che c’e eurochocolate e per strada nun se camina.

–mmm, ogni volta ne inventamo una nova però! (Dialogo casalingo padre perugino stanco – bambino perugino deluso)

Finito il tour degli stando golosi, si torna giù col minimetrò. Anzi no, perché una vigilessa sbarra la strada con una transenna e dice “è chiuso.” Non specifica altro, per fortuna una sua collega ci consiglia di andare a prendere la navetta giù a piazza Partigiani. Il minimetrò non regge la troppa ressa. Durante tutto l’anno non lo prende nessuno, quando serve si intasa. Un esempio di programmazione logistica che ci invidiano in tutto il mondo.

Gli amici stranieri ripartono un po’ delusi da Eurochocolate. Per salvare la faccia della città gli ho fatto fare un giro fino alla casa di Meredith, perché almeno quello è un delitto in cui non ci sono colpevoli perugini.

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1 Commento

Archiviato in argite, io me piasse ncolpo

Una risposta a “Eurocacaron

  1. Io invece quest’anno ringrazio inaspettatamente eurociocco, chè stavo andando da quei becchi di Confindustria giù a Prepo e mi hanno fatto arrivare tardi.

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