Avrà notizie dai miei legali

Potenti e danarosi

Non avremmo mai avuto problemi di debito pubblico in Italia se gli italiani denunciassero i redditi nello stesso modo in cui si denunciano tra di loro. Questa pratica è comune soprattutto tra chi ha potere o soldi, e non ha la minima intenzione di privarsene. Due casi simpatici sono giusto capitati questa settimana.

Nel mio paesello vi è un blog satirico, roba da poco per carità, giusto per diletto. Si chiama Fegatelli, parla e sparla dei vizi dei politici locali. Niente di serio dunque, si ride sul presenzialismo, sugli orrori ortografici, sulle dichiarazioni piene di fuffa. Questa settimana è arrivata la notizia di una querela da parte, sembra, di un assessore provinciale, spesso citato nei Fegatelli perché presente ad ogni inaugurazione e in ogni foto ad essa connessa. Non ci sono accuse, né inchieste. Semplicemente si ride di questa ossessione per la presenza a tutti i costi. A questo assessore poco importa se una possibile causa per diffamazione la perderà, il suo avvocato probabilmente è pagato dalla Provincia, mentre i Fegatelli l’avvocato devono pagarselo loro, perciò piuttosto di fare satira gli conviene smettere. Purtroppo non tutti hanno uno stipendio da dipendente pubblico, più una diaria da assessore provinciale.

Tempo fa parlai di una piattaforma per sviluppatori freelance, in soldoni un posto dove lavoratori e aziende si incontrano per realizzare piccoli progetti. L’azienda mette in palio un progetto, gli sviluppatori fanno un preventivo, quindi si sceglie. Il tutto è carico dello sviluppatore, e si paga subito, ancora prima di aver finito il lavoro. Funziona come per le prostitute di strada, il protettore ti dà la possibilità di lavorare e tu gli passi la percentuale. Avevo del tempo da impegnare, perciò provo questa piattaforma per programmatori prostituiti. Vengo scelto per un lavoro di customizzazione (termine insulso usato al posto di “personalizzazione”) di un ecommerce. Importo 400 euro. Scopro subito che in realtà l’ecommerce va realizzato di sana pianta, quindi a questo si aggiunge un altri sito istituzionale. Seguono due mesi di lavoro a stretto contatto con il cliente, una software house bergamasca. Un bel giorno di settembre, quando si era giunti ad una versione stabile dei due siti, il cliente mi dice:

mandami i dati per il bonifico, che ti saldo il lavoro.

Bene, mando i dati e non ricevo più notizie di sorta. Neanche richieste di modifiche al sito. Passa il tempo e non si vede nessun bonifico all’orizzonte. Dopo due mesi, ad inizio dicembre, chiedo cosa è successo. La risposta è: il lavoro non era finito, perciò non ti ho pagato. Io ho spiegato che non avendo ricevuto altre “comande”, mi sembrava fosse tutto a posto, considerando anche l’intenzione di saldare manifestata da loro stessi. Dopo qualche giorno si giunge ad un accordo: mandami la ricevuta e ti pago. Mando la ricevuta, ma non ottengo niente. Comincio a mandare una mail al giorno, ma non arriva nessuna risposta. Dopo giorni e giorni, mi riprendo il lavoro non pagato, perciò il sito va offline. Tempo qualche ora vengo subito contattato:

le arriverà una bella denuncia penale

con in più

dovrà anche risarcirmi ciò che le ho pagato!

Spiego che non mi è arrivato nulla, e supplico di mandarmi almeno una ricevuta del bonifico, per capire se ci sono stati errori. Il cliente si rifiuta di mandarmi qualsiasi documento, vuole che tutto sia ripristinato o sennò scatta la denuncia.

In questo nostro paese nessuno ha paura della giustizia. Anche per i casi più disperati, tipo una studentessa che ti muore in casa sgozzata e tu sei un appassionato di coltelli con il vizio dell’hashish, si riesce ad uscirne sani e salvi, se si hanno mezzi economici adeguati. Allo stesso modo si possono intimidire giornalisti, scrittori e lavoratori qualunque. Io non ti pago e se ti lamenti ti denuncio, perché a me duemila euro di avvocato non cambiano nulla, mentre a te mettono in crisi per un anno. Questi signori non capiscono, non hanno convenienza a capire. Loro hanno una poltrona, comoda, e da lì viaggiano in carrozza sopra tutti noi. A loro non interessa se moralmente non pagare un lavoratore equivale a rubare, loro hanno l’antifurto a casa, le cose preziose sono al sicuro. Loro sanno che invece tu hai solo il tempo, e rubarlo non è reato. Cioè lo sarebbe pure, ma per dimostrarlo devi pagare un avvocato, e non lo paghi certo con il tempo.

Il prossimo che sento condannare gli indignados violenti contro il sistema lo brucio personalmente. Poi condanno la mia violenza, promesso.

UPDATE: l’azienda ha pagato, dopo un braccio di ferro a suon di “tu non paghi e io ti tiro giù il sito”. Il ricatto è l’arma che dobbiamo saperci costruire, è la stessa che usano contro di noi. Il precariato, tanto per dirne una, è uno dei tanti ricatti possibili al mondo. Quando sei ricattabile, sei debole. Prendiamone atto e rigiriamogli la frittata.

6 commenti

Archiviato in argite, biografologia

6 risposte a “Avrà notizie dai miei legali

  1. Finiranno le noci anche ta bacocco…

  2. Spero che il tizio che non ti ha pagato muoia. Seriamente.

    Quanto all’assessore, dicci chi è, dai. Mignini? La Della Vecchia? Caprini? Per me è Caprini.

  3. Pingback: LA DEMOGRAZIA IN UMBRIA | PIDDISMO REALE

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