La gita Avis nel 2011

racconto a puntate andato in onda sul giornalino dell’Avis locale, lo riciclo anche qui sul blog, tanto per fare mucchio

La vocazione turistica di Marsciano e dei marscianesi è nota da tempo. I marscianesi hanno girato il mondo nei modi più disparati, il più celebre di tutti è, anzi era, la gita dell’Avis. Gli avisini, negli anni settanta, ottanta e novanta, hanno viaggiato in lungo e in largo per l’Italia e non solo; anni di piombo o edonismo reaganiano poco importava, i pullman dell’Asp (AutoServizi Perugia) partivano puntuali dal piazzone, ogni volta per una delle mete classiche da gita: Capri, Barcellona, Ravenna, gli Uffizi. Oggi la tradizione della gita si è persa, oggi non sono più i marscianesi a viaggiare, ma è il resto degli italiani a venire a Marsciano. Vengono a visitare i borghi vuoti rimessi a posto, o il museo dei mattoni. Durante l’estate, ascoltano qualche artista proveniente da canale 5 per poi ammirare la natura ancora rimasta intatta, appena fuori dal territorio marscianese. Ma come sarebbe oggi, nel 2011, una gita dell’Avis?

Innanzitutto la destinazione dovrebbe essere in linea con i tempi, di interesse popolare. Villa d’Este a Tivoli o le Cinque Terre non hanno più molto senso, perché nessuno sa dove sono. Perciò si va a Sharm el Sheik. Bus GranTurismo, partenza da piazza Carlo Marx, quindi nave da Bari.  La comitiva è variegata, gli anziani non ci sono, in compenso molti giovani carichi di crema abbronzante e macchina fotografica digitale con caricamento istantaneo sul web. Alla fine della gita (una settimana) avranno scattato 295 foto, di cui il 95% sfuocate e le restanti all’azzurro del mare (commento: altro che Fano!).

All’altezza di Roma qualcuno è riuscito a configurare lo smartphone per  le news, legge  la notizia degli squali assassini di Sharm e inizia a diffondere il panico. Una giovane mamma, ben vestita e ben scollata, va dal capogita in cima al pullman e con molto garbo gli punta un coltello: “che ce sonno gli squali? e il mi figlio come lo fa il bagno, eh?” La signora viene sedata dal medico sociale dell’Avis, suo figlio approfitta della mancanza di controllo e diventa il leader del gruppo di bambini della gita, prendendoli tutti a testate. Il capogita tenta di leggere il depliant della agenzia di viaggio, dieci righe sulla storia dell’Egitto e del villaggio turistico Sun Oasis, il cui motto è: “non siamo un ghetto per italiani”. Alla seconda riga, la voce del capogita è coperta dalle risate, un giovane ha capito come aprire youtube dal proprio smartphone ed ora sono tutti catturati da un signore che sbatte più volte su un palo di divieto di sosta con sotto scritto “continua”. All’altezza di Frosinone il capogita annuncia la sosta. Le mamme ammanettano i bambini alle proprie borse, mentre dal fondo arrivano grosse risate per l’assonanza Frosinone-Frosone, trovata per errore del riconoscitore vocale dello smartphone. Tutti giù dal pullman, tempo della sosta: 30 minuti. Il capogita controlla la presenza di stimmate nelle sue mani.

–continua

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