Archivi del mese: gennaio 2012

Sfigato a chi?

Spettinato ma non sfigato

In Italia c’è un vice ministro di 37 anni, nessuno lo conosceva fino a quando è uscito con la dichiarazione: “se a 28 anni non sei laureato, sei uno sfigato”. Il tale in questione è Michel Martone, il giovane che ha bruciato tutte le tappe. Già dal nome promette bene, suo padre lo disse così alla svelta che all’anagrafe non fecero in tempo a registrare l’ultima lettera. Non è Michele, non è Michael, è Michel. Dopo aver scelto il nome, il padre non ha più influito sulla vita del figlio prodigio. Infatti il vecchio Antonio Martone è stato presidente dell’associazione nazionale magistrati, mentre il figlio Michel ha seguito strade completamente diverse: è già professore ordinario di Diritto, insegna alla Luiss, alla Lumsa, alla Sapienza e all’università di Teramo. Scrive su testate importanti.  Continua a leggere

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Archiviato in argite, giornalismi d'antan

Mezzo scudetto

Il mio amico Andrea Agnelli

Nella domenica in cui la Juventus si è aggiudicata mezzo scudetto, laureandosi campione d’inverno, ero a cena a casa di Andrea Agnelli: una pizza, un paio di birre e il posticipo (Inter-Lazio) in tv. Andrea è un ragazzo semplice, suo padre era Umberto Agnelli, fratello dell’Avvocato. Dopo aver studiato negli Stati Uniti e alla Bocconi, Andrea è tornato a Torino e si è messo a lavorare nelle aziende di famiglia, dalla Fiat alla Juve. La sua non è stata un’infanzia facile. Ha dovuto frequentare solo scuole private perché in quelle pubbliche lo chiamavano Duna e lo prendevano in giro per il suo monociglio.  Continua a leggere

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Archiviato in argite, bar sport

La deposizione del comandante

Il comandante Schettino

Ho sempre cercato di vivere una vita tranquilla, già da quando, giovane, progettavo il mio futuro. Mio padre mi aveva trovato un posto da impiegato in regione, buono stipendio, responsabilità importanti. Stavo per accettare, ma l’incoscienza della gioventù mi portò ad impuntarmi: io volevo l’avventura. Tranquilla, ma pur sempre avventura. Papà era un uomo magnanimo e in quota socialista, riuscì a farmi diventare un comandante di navi. In fondo il mare mi piaceva, andavamo ogni domenica nella nostra casetta in spiaggia a Castelvolturno. Cominciò così la mia carriera, quella che ho dovuto interrompere qualche giorno fa. Continua a leggere

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Archiviato in argite, il gatto Silvio, io me piasse ncolpo

Vieni a vivere come Dente

Barchetta su stagno, un classico

Le fornaci Briziarelli sfornano mattoni e coppi a ritmo continuo da quasi cento anni. La leggenda vuole che non tutti questi coppi  siano finiti a coprire i tetti delle nostre case: alcuni di loro hanno preso vita ed erano ieri sera al concerto di Dente. Giovane cantautore disimpegnato e malinconico, uno dei nomi nuovi della scena italiana: con queste premesse si pensava ad una platea di primo pelo. Errore di valutazione grave, le canzoni di Dente parlano tutte di amori andati male, perciò c’erano coloro a cui vanno male gli amori. Coppi, dunque.  Continua a leggere

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Archiviato in argite, Artoleria

Sometimes

In Beautiful o su Dragonball la gente resuscita, chi si stupisce di questo non ha ancora capito che anche nella vita vera funziona allo stesso modo. Rambo Guerrazzi è morto due anni e mezzo fa, ma ora, colpo di scena, è sul punto di tornare. Di nuovo a San Giusto, a pochi isolati da Casapiddu, e di nuovo con il Ragazzo Strambo, compagno di lotta nel vietnam pisano. Tutto questo non appena il Mangi diventerà Mang Zuckerberg in pianta stabile (ho fondato un social network, ndr).

Questi anni sono stati un tentativo, un po’ vano e un po’ dovuto. Ho provato a essere uno di loro. Come si può leggere da questo blog, nato proprio dopo la fine di Casapiddu, non c’è stato Cristo e verso. L’ipocrisia della normalità, tanto per usare un’espressione banale, non mi entra proprio in testa. Quando vedo un tonto non riesco a non pensare che per i somari non c’è medicina. La frase “io ho i miei valori, non sono come gli altri” proprio non ci riesco a pronunciarla. Ma giuro di averci provato. Volevo essere uno di loro, ma ho continuato a prenderli in giro come prima. Le loro storie sono tutte qua. Elisabarca non sta più col fenomeno. Ora conduce una trasmissione su una web radio ascoltata da tre persone in tutto, tra questi è compreso il suo nuovo uomo, un dj di musica reggae. Eliana racconta ancora tutta la sua vita a chiunque, perlopiù tramite social network. Prende ancora l’autobus perché il suo Alessandro che tocca le tette delle amiche era in realtà un miraggio.  Ania la rossa si è messa a dieta dopo essersi accorta che il mondo la vedeva come una culona. Lei e il suo entourage sono comunque sempre in giro per spasimanti, ma lo fanno con stile, non come certe zoccole che girano al giorno d’oggi. La Gadiuscia non mi manda più sms, da quando è diventata governatore non si fa più sentire. Josè Mourinho è ancora a Madrid e Super Mario Balotelli a Manchester: finché non tornano dovremo subirci la grande noia del governo tecnico.

Questa incapacità non poteva che portare ad un ritorno alle origini, a quel mondo di squilibrati dove ogni persona conosciuta aveva un soprannome ben definito, con il microonde come migliore amico e i discorsi infarciti di citazioni terribilmente nerd. Con il mondo che tremava ad ogni nuovo post su Casapiddu e il volley umbro in subbuglio per le cronache di partite ai limiti dell’improbabilità. Tutto torna, come in un problema delle elementari.

Armi e bagagli sono pronti, ricomincia la guerra contro Pisa. Ancora non sono arrivato e già so che questa volta sarà diverso: siccome la conosco, la odio già da adesso.

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E bomba Italia, che siamo tantissimi

Esempio di auto mantenibile con stipendio di 18mila euro l'anno

Il vento è cambiato. Fino a qui, ci siamo. Pisapia, il referendum, la scomparsa di Berlusconi, sono tutti segnali inequivocabili. Niente più donne di facili costumi, ora si parla tutti di economia. L’ultimo comunicato stampa della presidenza del consiglio è diventato virale, sta girando per la rete in lungo e in largo: Monti ha risposto alle accuse di un capodanno luculliano a spese dello stato raccontando il suo cenone. Moglie, figli e nipoti,  tutto pagato di tasca sua, ha speso meno di chi si è fatto cena+discoteca a 80 euro. Un marziano.

Il segnale più evidente però è arrivata dalla vicenda dell’Agenzia delle entrate in visita a Cortina d’Ampezzo. Il 30 dicembre, ottanta ispettori in borghese si sono riversati nella capitale delle vacanze di natale vip ed hanno controllato tutto il possibile. Macchine, suv, case, alberghi, ristoranti. A quelli che avevano tutto in ordine hanno chiesto se andavano regolari di corpo. Il sindaco di Cortina ha subito urlato: “siamo vittime di uno stato di polizia”. A distanza di sei giorni, ieri, l’Agenzia ha reso noti i risultati dell’operazione: negozi, bar e ristoranti hanno fatturato il 106% in più rispetto al giorno prima e il 400% in più rispetto allo stesso giorno dell’anno precedente. Nel comunicato ufficiale si legge: “L’agenzia delle entrate fa bene agli affari.” Il sindaco di Cortina non ha ancora replicato.

Il vento è cambiato perché ora la rabbia sta salendo, e per placarla servono operazioni come questa. Chi ha sempre pagato sta cominciando a farsi domande su alcuni dei grandi misteri italiani, uno su tutti il vicino di casa con auto di lusso e reddito da operaio. Le risposte, come nel caso del caso Cortina d’Ampezzo, non arriveranno, e la rabbia salirà ancora. Una rabbia cieca e stupida, come qualsiasi cosa venga dalla pancia. La stessa pancia che ha reso possibili le ascese dei migliaia di Berlusconi che vediamo in giro. E pazienza se ogni tanto escono fuori uscite sfortunate come la comprensione sulle bombe a Equitalia: per una volta che il popolo non chiede tette ma uno stato equo, ringraziamo il cielo perché finalmente ci gira bene, e cavalchiamo questa onda di villani incazzati.

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