Vieni a vivere come Dente

Barchetta su stagno, un classico

Le fornaci Briziarelli sfornano mattoni e coppi a ritmo continuo da quasi cento anni. La leggenda vuole che non tutti questi coppi  siano finiti a coprire i tetti delle nostre case: alcuni di loro hanno preso vita ed erano ieri sera al concerto di Dente. Giovane cantautore disimpegnato e malinconico, uno dei nomi nuovi della scena italiana: con queste premesse si pensava ad una platea di primo pelo. Errore di valutazione grave, le canzoni di Dente parlano tutte di amori andati male, perciò c’erano coloro a cui vanno male gli amori. Coppi, dunque. 

La serata, come per ogni musicista yeah in concerto a Perugia, è all’Urban. Mentre sono in fila al botteghino, per strada sfreccia una punto rosso tamarro con Rino Gaetano a tutto volume: se dovessi scegliere un’immagine per rappresentare il cambiamento, non avrei dubbi. Punto rossa e il cielo sarà sempre più blu. Ad aprire il concerto c’è un duo, i Simone mi odia. Uno ha un mac nero, l’altro canta testi autoreferenziali di cui non ricordo molto. Unica chicca: “il nostro ep sarà avaible on internet”. Arriva Dente e partono i gridolini di estasi. La sua band è essenziale: basso, batteria e synth. Il suono che ne esce fuori è gradevole, trascinante, non troppo caciarone. I componenti della band sembrano usciti da un film moderno ambientato a woodstock.  La prima canzone parla di una che l’ha lasciato. La seconda, idem. Quindi la terza, la quarta e via dicendo. Tutte ex. Uno stillicidio. Ha neanche trent’anni ed ha già progettato di vivere con mezza Milano.

Lo stile di Dente è il classico depresso-allegro, durante gli intermezzi con il pubblico scherza sempre, anche sulla sua voglia di suicidio. Questo, si sa, le donne lo adorano. Così tanto che poi lo mollano, di solito per uno con la punto rossa tamarro e Rino Gaetano a tutto volume. Il capostipite è senza dubbio Volo, da lì in poi c’è stata una continua ricerca e miglioramento in questo campo. In linea con questo stile, c’è il pubblico. Applausi, urla, ma non c’è quell’onda d’urto che rovescia il mondo. Scambio di battute con una rossa semi rasta che mi passa davanti perché dietro non vedeva un tubo:

-Passa pure, a me neanche piace più di tanto questo tizio

-Ma come! Ascoltalo senti com’è bravo!

-Sì, ora dici così ma tra due anni già non te lo calcoli più

-Embè? Ce ne saranno altri meglio!

Nel 2012 anche i cantautori sono precari. Le folle, però, si infiammano solo per quelli a tempo indeterminato.

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