Il governo dei Professori

La nostra storia repubblicana vive un momento in apparenza curioso: quello che chiamano il governo “dei Professori”, lavora indisturbato e con il rispetto di tutte le parti politiche, è in carica da mesi senza tentennamenti. Una maggioranza silenziosa e mai così larga. Le riforme che nessun governo è mai riuscito a fare, i Professori le stanno facendo in un batter di ciglia. La singolarità di questa situazione è, per l’appunto, solo superficiale. In realtà, tutti lo sappiamo, il governo dei professori è quanto di più normale esista al mondo.

Lo abbiamo vissuto e supportato tutti un governo così, ognuno di noi nell’età compresa tra gli 11 e i 19 anni. Siamo stati anche noi parte di una maggioranza silenziosa. I nostri vecchi, a volte somiglianti alla Merkel e Sarkozy, ci indottrinarono al rispetto del professore, entità suprema,laureata e con il potere del registro. Il professore avrebbe deciso di noi e del nostro futuro, dovevamo alzarci in piedi quando entrava e quando usciva. Negli anni sotto al governo dei professori, in molti abbiamo pensato che in effetti, nonostante la loro laurea, forse esistevano vie più intelligenti per fare quel mestiere. Poteva esserci qualcosa di meglio, tanto per dire, di una professoressa di Ragioneria che raccontava dei suoi sughi e che ammorbava la classe con una litania di voci di bilancio. Sarebbero potuti esistere modi diversi di insegnare il diritto che non leggere il libro ad alta voce in classe. E magari tirare il compasso agli alunni non era l’unico metodo per insegnare l’educazione tecnica.

L’impeto democratico, infatti, prima o poi veniva fuori. Prendeva il nome di “autogestione” o “occupazione”. Consisteva nel prendere il comando della situazione, potere al popolo. Via i professori e gli studenti più anziani gestivano tutto. Facevano lezione ai più piccoli, anche se non proprio su discipline importanti. Di solito si giocava a carte, mentre i novelli insegnanti rivoluzionari badavano soprattutto alle ragazzine delle classe. In caso di occupazione il parlamento rimaneva disponibile anche di notte, così da badare ancora meglio alle ragazzine di cui sopra, volendo se ne potevano anche introdurre di nuove.

Tutti sappiamo, avendolo vissuto in prima persona, quanto sia fuori dal mondo il governo dei professori.  Erano iniqui, impreparati, raccomandati, svogliati. Non sapevano nulla di noi, e se lo sapevano non gliene poteva importare di meno. Tutti avremmo potuto fare meglio di quegli impettiti figuri sparati su una cattedra, davanti ai nostri occhi, tutte le mattine. Eppure, pur essendo in grado, non ci siamo riusciti. Quando, riunendo tutte le forze in una furia rivoluzionaria, ci abbiamo provato, tempo una settimana e siamo finiti a guardare solo i culi delle giovani. Non è il governo dei professori ad essere anomalo, semmai lo è la nostra storia politica. La gente normale sa, dall’esperienza di adolescente, che con la democrazia basta una settimana per finire nel berlusconismo. Solo in Parlamento sono riusciti a fare sessanta anni di occupazione e solo sei mesi di scuola.

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