Archivi del mese: aprile 2012

Liberateci ancora

Non ce li ricordiamo i partigiani, il loro sembra un tempo lontano. E poi le storie di quegli anni sanno davvero di fantasia. L’uomo pelato col fez che arriva e diventa primo ministro con una marcia, poi inizia a imporre cose sia gravi che bislacche. La censura, il Minculpop, la conquista dell’Etiopia, l’Ambrosiana Inter. Non che nel resto del mondo le cose andassero meglio, il tappetto con i baffi decise di sterminare una etnia e nessuno provò ad impedirglielo. Nessuno sembrava accorgersi di nulla, come nei cartoni animati. Poi gli eroi, i partigiani, si svegliarono, poveri ma belli, e addio regime fascista. Non è facile ora ricordare il sangue che versarono e le sofferenze che patirono, sappiamo solo che ci liberarono dall’assurdità.

Per capire ancora meglio il sacrificio dei partigiani, ce ne vorrebbero di nuovi. Qualcuno che ci liberi di nuovo  dall’assurdo di oggi, in questo paese governato e dominato da rispettabili teste di cazzo.

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Archiviato in argite, il gatto Silvio

La colonna di Manrico

Cercasi giovane, intraprendente, motivato,  per inserimento nella nostra redazione on line. Richiesta esperienza calcistica e possesso di una tv satellitare con canali sportivi di tutto il mondo. Inviare cv a colonna.destra@repubblica.it

Manrico non credeva ai suoi occhi quando lesse l’annuncio. Scorreva i requisiti sul testo, col dito indice, e gli pareva fosse stato scritto per lui: li aveva tutti. Giovane: sì, a 31 anni era ancora giovane. Intraprendente: chi più di lui, aveva anche comprato un giornale di annunci. Motivato: il giornale di annunci lo stava pure leggendo! L’esperienza calcistica, dopo le vittorie degli ultimi anni al fantacalcio, non era in discussione. La ciliegina sulla torta erano i canali da tutto il mondo: tutti lo presero in giro per l’acquisto di quella antenna parabolica motorizzata, “un lusso da piccoloborghese di fine anni 90” dissero i suoi amici. Alla faccia di quegli intellettuali rimasti a leggere L’Internazionale, ora avere tutte le tv del mondo era la chiave per entrare nel mondo della cultura dalla porta principale.

Il colloquio fu massacrante, per il posto si presentarono in 1200 persone. Tutti giovani, intraprendenti e motivati. Fior di titoli, lauree, master, esperienze in tutto il mondo. Manrico fu però l’unico a rispondere alla domanda su Astutillo Malgioglio: portiere di riserva con baffi e capelli a caschetto dell’Inter di Trapattoni. Il posto era suo: contratto di sei mesi, con buone probabilità di inserimento.  Neanche il tempo di chiamare la mamma e dare la  buona notizia: il giorno dopo era già tempo di cominciare a lavorare. Così iniziò l’incubo di Manrico. Continua a leggere

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Archiviato in argite, bar sport, giornalismi d'antan, io me piasse ncolpo

Giovani nerd

Se sei nerd riconosci questa foto

Largo ai giovani! L’urlo di Bobo Maroni ieri sera ha infiammato il popolo leghista. Come se Renzo Bossi fosse un vecchio barone. Tra i refrain di impatto sicuro (avanti chi merita! pulizia! onestà!), quello sui giovani è il più ricorrente. Ogni volta che qualcosa va male, bisogna puntare sui giovani. Però non sui giovani come Renzo Bossi, solo su quelli bravi: non si sa dove siano ma li stanno cercando. Una volta trovati saranno un po’ più vecchi, ma comunque buoni da mettere a fare i dirigenti, nel frattempo che si cercano altri giovani ancora più giovani. Continua a leggere

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Ricalcolo

Un giorno il navigatore smise di funzionare. Senza nessun motivo valido, la signorina delle indicazioni se ne andò; tempo pochi minuti ed ero perso. Girando per strade e stradine con indicazioni contraddittorie, arrivai in un paesello. Bene, pensai, potrò fermarmi a chiedere indicazioni. Cercando parcheggio incontrai  uno strano cartello.

Un parcheggio per benedire, senza navigatore ero finito in un posto dove si benedice nei parcheggi. Il cosa venisse benedetto diventò l’informazione principale da chiedere al primo passante. Cosa si può benedire in un parcheggio? Le auto? Gli scambi di coppia? Forse in quel paese avevano il culto dell’automobile col sedile reclinabile, il loro messia era una Uno diesel.

Passa un tizio con un cesto in mano, una sorta di cappuccetto rosso con camicia e cappotto.

–Scusi, cosa si benedice in questo parcheggio?

–Dove? No, nel parcheggio niente. Andiamo a benedire le torte su in chiesa e lasciamo le macchine qui.

Mi ero sbagliato, sono adoratori della Farina evidentemente, il loro Dio è una mietibatte.

–Torte? Scusi ma non sono del posto.

–Ecco vede questo cesto? Ora lo porto in chiesa e il prete lo benedice.

Il cesto, religione dei vimini dunque.

–E poi cosa succede?

–Riporto il cesto benedetto a casa e domani, a pranzo con tutta la famiglia, mangiamo il cibo benedetto. Qua è una tradizione, forse più una scusa per mangiare tutti insieme che altro.

–Ma è fantastico! Quanta umanità si riesce a ritrovare in questi angoli sperduti ma al tempo stesso piccoli scrigni d’Italia! Ci tornerò sicuramente, porterò anche il mio cibo da benedire!

Notato il mio entusiasmo di turista, un operaio si affrettò a cambiare il cartello del parcheggio.

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La Sguatterina santa

La foresta di Arenberg

La Settimana Santa sono i sette giorni compresi tra il Giro delle Fiandre e la Parigi-Roubaix: l’inferno del Nord incorona i corridori più grandi, e lo fa in soli sette giorni, gli stessi in cui dicono sia stato creato il mondo. Il dio creatore, però, non aveva avversari a ruota né il rischio di una foratura che facesse saltare un anno di preparazione in pochi minuti. In questo anno di grazia 2012, la Settimana Santa coincide con l’omonima dei cattolici. Nel mio paese è una tradizione molto sentita, un’ottima occasione per mangiare questo mondo e quell’altro. Il rito religioso è in realtà una scusa. La via crucis, tanto per dire, serve più che altro a smaltire le calorie necessarie a non morire dopo la prima torta di pasqua ingerita. Ci sono altre attività bislacche a fare da coreografia, ad esempio il giovedì prima di pasqua il sacerdote lava i piedi a 12 parrocchiani, sebbene questi, per non sfigurare, se li sono già lavati prima di entrare in chiesa. Di sabato invece lo stesso prete, dopo essersi lavato le sue di mani e non quelle di 12 parrocchiani, benedice le pietanze che apposite donnine portano in chiesa. Uova sode, capocollo, vino e torta. Proprio la torta è spesso foriera di fraintendimenti: la torta di pasqua non si chiama né focaccia di pasqua, come dicono i semianalfabeti pisani, né pizza di pasqua come è indicata dagli analfabeti totali a sud di Ammeto.

Oltre agli avvenimenti tradizionali, la settimana santa 2012 ci ha riservato anche una sorpresa. Mentre Tom Boonen dopo aver vinto il Fiandre si prepara alla Roubaix, e Gesù Cristo rivive come ogni anno i giorni prima della sua morte, è arrivata tra noi la Sguatterina. Non l’ha fatto né pedalando, né volando dal cielo, ma, come una torta di pasqua ,è stata sfornata dalla Sguattera. La piccola Recoba si aggiunge dunque alla famiglia Casapiddu, una piccola comunità che un giorno diventerà nutrita e leggendaria come la dinastia dei Paperi.

Auguri a tutti, dunque. Auguri a chi dovrà tenere la ruota di Boonen sulla foresta di Arenberg. Auguri a Gesù che come al solito muore di venerdì e non può neanche mangiare una salsiccia prima di essere crocifisso: la Madonna gli risponde sempre “no, niente salciccia, è vigilia oggi.”. Auguri a quelli che verranno deportati nei campi di concentramento perché non hanno ancora imparato come si chiama la torta di pasqua. Auguri alla Sguatterina, alla Sguattera, al Matos e a Casapiddu. Auguri a chi ieri aveva quattordici anni, una Sguattera secchiona seduta davanti e la figurina di Ronaldo sul banco, mentre oggi, all’improvviso, è diventato grande.

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