Archivi del mese: giugno 2012

Italia Germania tanto a zero

Italia-Germania è  un caso limite ancora oggi allo studio della comunità scientifica internazionale. La storia è cominciata insieme alla storia del mondo, e va avanti ancora oggi: la Germania non ha mai vinto contro l’Italia. Neanche per sbaglio. Da sempre è superiore in ogni aspetto e da sempre perde miseramente. La distribuzione dei risultati di Italia-Germania non rispetta nessuna statistica conosciuta. Non rispetta neanche i modi di dire: “non può piovere per sempre”, ma quando c’è Italia-Germania piove senza mai smettere, da Berlino a Monaco di Baviera. Continua a leggere

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Lassù qualcuno mi cita

Questo blog, anzi i miei blog in generale, suscitano una particolare attrazione sugli avvocati. Gli studi legali di mezza italia passano le giornate a leggere i miei articoli, nuovi o vecchi che siano. Ogni volta che ne scrivo uno nuovo, arriva una notifica (dalla segretaria con gli occhiali futura sposa dell’avvocato) all’ordine degli avvocati, che poi la gira agli iscritti. Purtroppo non sempre trovano cose da denunciare, per loro sommo dispiacere, e gli tocca di tornare a lavorare.

L’ultimo in ordine di tempo è comparso poche ore fa, mentre io ero al cinema a godermi i Blues Brothers. L’avvocato di un imprenditore con problemi di bancarotta fraudolenta ha letto un vecchio post in cui, con una frase buttata là, si accennava a codesto tizio. Una storia inventata, quella di Aurelio Puntoni. Mi fu raccontata da una sua ex dipendente, licenziata come tante altre sue colleghe e che dopo più di un anno ancora aveva stipendi arretrati da ricevere. Due righe disperse in un articolo letto da 38 persone in un anno e mezzo. La metà saranno miei parenti, più al massimo i soliti Gattoni,Dozzini gli amici di sempre con cui gioco alla wii. Che poi, a me, di Aurelio Puntoni e dei suoi soldi non può importare di meno. Non c’è bisogno che l’avvocato scriva minacce commentando un blog sulla cui testata compare una statua con il pugno alzato, dove nessuno si è mai sognato di spacciare per verità ciò che c’è scritto. Tanto nessuno ci crederebbe.

Del bavaglio ai blog e di leggi sul web in generale se ne è parlato molto. Di giornalisti e provvedimenti legati a ciò che scrivono se ne parla a intervalli regolari. Si scomoda sempre la censura, la mafia, Saviano e via dicendo. Questo però non è il caso. Io non sono un giornalista, questo non è un giornale, la mafia se ne sbatte le palle di quello che scrivo io. Ma in questo bel paese, le facce da culo girano libere e tranquille, sia nel mondo reale che in quello virtuale. E questa gente non fa che il proprio mestiere, ovvero mostrare il volto a destra e a manca.  I più bravi finiscono su giornali e tv, i più scarsi sui blog di ultimo ordine. Non per questo, però, rinunciano a fare il loro lavoro con competenza e professionalità: si rendono ridicoli, cercano di complicare le vite altrui, mentre provano a vivere, loro,  tra i privilegi che il belpaese riserva a questo tipo di persone.

La storia ci insegna che dopo una crisi economica di solito si fa una guerra. La crisi ce l’abbiamo da un po’, perciò manca solo di trovare un nemico. Senza arrivare fino in Germania, basta affacciarsi alla finestra: di facce da culo sono piene le nostre vie. Fuoco alle polveri, non vedo l’ora di festeggiare un nuova Liberazione.

NB: Nel caso, dopo il colpo di stato, dovessi diventare un dittatore sanguinario, sappiate già che allestirò campi di rieducazione per gobbi juventini.

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Il numero dieci

Dieci anni fa era caldo come oggi. Un’afa insopportabile, soprattutto per chi era alle prese con il tema della maturità al quarto piano del Vittorio Emanuele II, istituto per ragionieri, periti commerciali e programmatori. Il ministero dell’istruzione, per risparmiare, eliminò i commissari esterni. Il nostro esame sarebbe stato giudicato dalle stesse facce viste per cinque brevissimi anni. Dentro al corridoio non si respirava, io ero in calzoncini corti, il prof di Informatica si lamentò subito per la mia tenuta poco consona all’importanza del momento. Poteva pure avere ragione, ma per il tema non avevo paure di sorta. Arrivai come Ronaldo al mondiale, da capocannoniere. Con la prof di italiano avevo una sintonia assodata, lei che era una mosca bianca di passione e competenza in quel ragionierificio. Finito il mio tema, ebbi il tempo di correggere e ampliare quelli degli amici migliori o dei compagni utili per la prova del giorno dopo, quella di ragioneria. Continua a leggere

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La ragazza che fotografa la brina

Arriva l’estate e con loro arrivano Gli Outlet. La hit estiva 2012 non ha tardato ad arrivare, dopo il successo del 2011 con il Donca Giué: secondo singolo dei fab six della Tevere Valley, ecco “La ragazza che fotografa la brina”. Un tema rinfrescante e allo stesso tempo di impegno sociale, amalgamato dal sound elettro-mashup-pop che contraddistingue il lavoro della band. La ragazza che fotografa la brina la vediamo tutti i giorni, attiva sui suoi social network, mentre cita Tarantino e sceglie come foto del profilo quella di lei allo specchio con la macchina fotografica. Questa ragazza fuori dai canoni non aveva una sua canzone, una melodia con cui identificarsi. Non è una Sally, né una Marinella, né tantomeno Alice (perché anche a sforzarsi, De Gregori è troppo difficile).

Subito dopo il lancio il singolo sul mercato, l’entusiasmo dei fan è esploso. Il primo a congratularsi è stato Paul McCartney, che in questi giorni è in vacanza in Italia: “I’ve never seen something so pop like you!” Sting, in concerto a Perugia nei prossimi giorni, ha già chiesto Gli Outlet come band di apertura. Purtroppo non potrà essere accontentato per altri impegni già presi dai membri del gruppo. Con l’avvento degli Outlet la storia della musica ha di nuovo un punto spartiacque, che segna un prima e un dopo.

Il video de La ragazza che fotografa la brina è stato girato negli studios di S.Andrea D’Agliano, location preferita dagli Outlet. Ora è qui, con la sua reflex e tutto il suo splendore. Godetevela, e se vi capita, mettetegli un mi piace sulle sue foto artistiche, quelle che trasudano impegno disimpegnato: un luogo di guerra con un gatto, un centro commerciale sfuocato sullo sfondo di un fiore, una festa di laurea con i filtri instagram.

Ecco il nuovo singolo degli Outlet. Andate e diffondete il verbo.

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Asfartati

Il campo di Badia

La storia dello sport è piena di bestie nere. La Germania quando incontra l’Italia piglia sempre dentate, Gimondi senza Merckx sarebbe stato il più grande di sempre, l’Inter non si sa ancora quante partite sia riuscita a perdere contro lo Shalke 04. La caratteristica delle bestie nere è la ciclicità: tornano e ritornano.

La Pio Bovio è una squadra pallavolistica di alto livello, ma al torneo di Badia (competizione internazionale mista su campo con buche) viene regolarmente presa a pallonate. Tre anni fa uscì in mezzo ad un mare di polemiche (documentate qui), ora si è ripresentata all’appuntamento, con più o meno gli stessi protagonisti. Il girone iniziale è di ferro, il debutto è stato di coccio. Di fronte una squadra di grande esperienza, con molte facce di pisa (signore, fa’ che stavolta nessuno degli avversari legga questo post), una prova subito ardua per i Pii Bovi. Badia è peggio del Bernabeu: il campo è ostico, il pallone è diverso (beach), le zanzare mordono, il vento tira, il riflettore acceca, il clero tifa contro. Finite le scuse, in campo è scesa una squadra senza giustificazioni. Primo set, parziale iniziale 7-0, con 4 ace subiti, ricezione ad altezza fosso. Rambo Guerrazzi, a bordo campo, lancia l’ultimatum: “se andiamo 8-0 me ne vado”. In men che non si dica il gap viene colmato, la Pio Bovio pareggia i conti (8-8) e va avanti punto su punto con gli avversari. Il gioco non è comunque mai in mano ai Bovi, la differenza si vede alla fine, nei punti caldi, quando gli avversari chiudono sul 25-22 senza troppo penare. Nel secondo set la squadra si trasforma, da Pio Bovio diventa Dio Bovio, una lunga trafila di bestemmie fino al finale, bugiardamente incerto, a 25-23. A fine partita nessuno dei Bovi ha voluto rilasciare interviste. Per loro ha parlato il presidente onorario, Re Ghimenti I di Badia: scuro in volto, ciondolando davanti al microfono, ha detto lapidario: “io vado a bé ir caffè”.

Questa sera la seconda partita del girone, contro un avversario ancora più ostico. Con l’eliminazione ormai certa, la Pio Bovio giocherà con due obiettivi: 1-Spettacolo, 2-Spaccare il culo alle passere sempre e comunque.

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Il giusto non è in mezzo

Anonymous  ha attaccato il blog di Beppe Grillo. Fin qui nessuna novità, gli hacker hanno rivendicato l’attacco, motivandolo con il refrain di questi ultimi tempi: “perché sei un populista che cerca di raccogliere consensi senza arte né parte”.  A questa accusa segue subito, secondo grande refrain della discussione politica odierna, il distinguo sul movimento 5 stelle: “rispettiamo l’impegno degli attivisti del movimento”.

La due tesi, molto gettonate a coppia, sono in contrasto tra di loro. Bisogna decidersi, o di qua o di là. Come quando si attraversa la strada, se rimani in mezzo ti tirano sotto. A meno che non si è a Pisa, in quel caso tirano sotto chiunque, anche se a bordo strada, sul marciapiede, o ancora meglio su una pista ciclabile. Non si può continuare con la tiritera del Beppe Grillo-tiranno-ma-gli-attivisti-sono bravi-e-innocenti. Non si regge in piedi una teoria tale. Sarebbe come dire che Berlusconi è un criminale, però i berluscones non hanno colpa. Loro credevano veramente nel miracolo italiano, in un paese libero dalle forze comuniste in cui poter crescere i propri figli nel benessere ai bordi del laghetto di milano due. Non avrebbe senso, non ha avuto senso, infatti nessuno ha mai separato Berlusconi dal berluscones. Lui il capo, loro i seguaci.

Anche con Beppe Grillo bisogna scegliere. E’ un populista tiranno? Bene, lo sono quindi anche quelli del movimento 5 stelle. Il distinguo sui “grillini” è una scappatoia facile, ed è merito di Grillo. Perché l’intellettuale non può più schierarsi con la partitocrazia, in questo momento di sfiducia, sacrosanta, verso le istituzioni. E il Grillo pensiero non fa sconti: se sei contro di me, sei con loro. Non c’è altro. Ecco dunque il colpo di genio del comico: ha costretto i suoi detrattori a contraddirsi, così da mettere in secondo piano qualsiasi buona ragione essi possano avere.

Continuiamo così, a stare sempre nel mezzo. Magari sopra le strisce, così c’abbiamo pure ragione. Tanto tra un po’ ricomincia la campagna elettorale, e il pulman di Bersani, con l’allegra gita della seconda repubblica, ci tirerà sotto. Giusto poco prima di fermarsi al bar. “Potevamo salvarli!” “Eh ma anche loro, cosa ci facevano in mezzo alla strada?”

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