Il numero dieci

Dieci anni fa era caldo come oggi. Un’afa insopportabile, soprattutto per chi era alle prese con il tema della maturità al quarto piano del Vittorio Emanuele II, istituto per ragionieri, periti commerciali e programmatori. Il ministero dell’istruzione, per risparmiare, eliminò i commissari esterni. Il nostro esame sarebbe stato giudicato dalle stesse facce viste per cinque brevissimi anni. Dentro al corridoio non si respirava, io ero in calzoncini corti, il prof di Informatica si lamentò subito per la mia tenuta poco consona all’importanza del momento. Poteva pure avere ragione, ma per il tema non avevo paure di sorta. Arrivai come Ronaldo al mondiale, da capocannoniere. Con la prof di italiano avevo una sintonia assodata, lei che era una mosca bianca di passione e competenza in quel ragionierificio. Finito il mio tema, ebbi il tempo di correggere e ampliare quelli degli amici migliori o dei compagni utili per la prova del giorno dopo, quella di ragioneria.

Dieci anni fa c’erano i mondiali in Corea, l’Italia fu presa a pallonate dalla squadra di casa, con la complicità di un arbitro che sembrava designato da Moggi. Forse lo era, un giorno usciranno nuove intercettazioni con Big Luciano che parla con Byron Moreno in spagnolo maccheronico. I telefoni scottavano, l’inizio di questo secolo ce lo ricorderemo per gli squilli sul telefonino. Se in prima superiore non tutti avevano il cellulare, in quinta era ormai in mano a chiunque. Solo io resistevo, ma solo perché volevo fare il comunista. Poi di nascosto usavo quello degli altri. L’Adsl era un privilegio per pochi, iniziavano a girare i divx, e da Perugia iniziava l’era di youporn: nei canali underground della rete si diffuse come un virus il video “Forza Chiara”, conosciuta come Ottalina. Video amatoriale, diffuso a tradimento, in cui una ragazzina quindicenne di Perugia si esibiva in performance più che affettuose col suo ragazzo di allora. Non c’era neanche Emule, il video si diffuse tramite winmx, arrivò in tutta italia. La gente se lo passava di mano in mano, scambiandosi il cd.

Dieci anni fa si parlava di articolo 18. Il governo berlusconi voleva modificarlo, Cofferati portò in piazza tre milioni di persone. Pochi giorni prima tornarono, con precisione oculata, le fantomatiche brigate rosse con un attentato. La piazza non ne fu però delegittimata, eravamo in tanti, da tutta italia. Io c’ero, ricordo un mare di bandiere  rosse e la pasticceria in viale Ottaviano che vendeva cornetti caldi a 25 centesimi. Non si sapeva cosa fosse la crisi economica, ma si era capito che c’era qualcosa di storto. Dopo la vergogna dell’anno prima al g8 di Genova, gli uomini di buona volontà avevano già intuito come sarebbe andata a finire. Poi nacque il Pd, ed il paese rotolò nel baratro in cui siamo adesso.

Dopo dieci anni sono ancora qui. I professori dalla maturità sono passati al governo, come negli incubi prima degli esami, con quella di  matematica che instaura il quarto Reich basato sui colori dell’Avellino. Il caldo si sopporta meglio, perché ora non sono più immaturo e ho l’aria condizionata. Poteva andare peggio.

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