Lassù qualcuno mi cita

Questo blog, anzi i miei blog in generale, suscitano una particolare attrazione sugli avvocati. Gli studi legali di mezza italia passano le giornate a leggere i miei articoli, nuovi o vecchi che siano. Ogni volta che ne scrivo uno nuovo, arriva una notifica (dalla segretaria con gli occhiali futura sposa dell’avvocato) all’ordine degli avvocati, che poi la gira agli iscritti. Purtroppo non sempre trovano cose da denunciare, per loro sommo dispiacere, e gli tocca di tornare a lavorare.

L’ultimo in ordine di tempo è comparso poche ore fa, mentre io ero al cinema a godermi i Blues Brothers. L’avvocato di un imprenditore con problemi di bancarotta fraudolenta ha letto un vecchio post in cui, con una frase buttata là, si accennava a codesto tizio. Una storia inventata, quella di Aurelio Puntoni. Mi fu raccontata da una sua ex dipendente, licenziata come tante altre sue colleghe e che dopo più di un anno ancora aveva stipendi arretrati da ricevere. Due righe disperse in un articolo letto da 38 persone in un anno e mezzo. La metà saranno miei parenti, più al massimo i soliti Gattoni,Dozzini gli amici di sempre con cui gioco alla wii. Che poi, a me, di Aurelio Puntoni e dei suoi soldi non può importare di meno. Non c’è bisogno che l’avvocato scriva minacce commentando un blog sulla cui testata compare una statua con il pugno alzato, dove nessuno si è mai sognato di spacciare per verità ciò che c’è scritto. Tanto nessuno ci crederebbe.

Del bavaglio ai blog e di leggi sul web in generale se ne è parlato molto. Di giornalisti e provvedimenti legati a ciò che scrivono se ne parla a intervalli regolari. Si scomoda sempre la censura, la mafia, Saviano e via dicendo. Questo però non è il caso. Io non sono un giornalista, questo non è un giornale, la mafia se ne sbatte le palle di quello che scrivo io. Ma in questo bel paese, le facce da culo girano libere e tranquille, sia nel mondo reale che in quello virtuale. E questa gente non fa che il proprio mestiere, ovvero mostrare il volto a destra e a manca.  I più bravi finiscono su giornali e tv, i più scarsi sui blog di ultimo ordine. Non per questo, però, rinunciano a fare il loro lavoro con competenza e professionalità: si rendono ridicoli, cercano di complicare le vite altrui, mentre provano a vivere, loro,  tra i privilegi che il belpaese riserva a questo tipo di persone.

La storia ci insegna che dopo una crisi economica di solito si fa una guerra. La crisi ce l’abbiamo da un po’, perciò manca solo di trovare un nemico. Senza arrivare fino in Germania, basta affacciarsi alla finestra: di facce da culo sono piene le nostre vie. Fuoco alle polveri, non vedo l’ora di festeggiare un nuova Liberazione.

NB: Nel caso, dopo il colpo di stato, dovessi diventare un dittatore sanguinario, sappiate già che allestirò campi di rieducazione per gobbi juventini.

2 commenti

Archiviato in argite, giornalismi d'antan

2 risposte a “Lassù qualcuno mi cita

  1. Ma…. ma la gente non c’ha un cazzo da fare di meglio di minacciare con metodi a dir poco fascisti persone che hanno pensieri sani e innocui?
    Io non capisco…

    Hai tutta la mia solidarietà.

    PS. In tempi non sospetti ho acquistato una tuta elettrosaldata su puntonisport. Mi arriverà?

  2. Si richiede schematizzazione tipo dell’infame per pianificare la rivoluzione.
    Non ci basta avvocato e juventino, chiaramente.

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