Archivi del mese: luglio 2012

Alla grandeur

Maxischermo strategico in place de la concorde

La grandeur è la componente fondamentale di ogni cerimonia. E’ una parola francese e indica quanto francese è l’oggetto a cui si riferisce, perché i francesi sanno fare benissimo una sola cosa: vendersi. Non si può ridurre al marketing, intanto perché è inglese, e poi perché il marketing è in realtà una truffa beffarda. Con il marketing ti appioppano cose di cui poi maledici il venditore perché si rivelano inutili. Anche i francesi ci vendono inutilità, ma noi, al contrario, la adoriamo. Unica eccezione la cerimonia di apertura delle olimpiadi di Londra: non l’hanno fatta i francesi ma è stata epocale, chiusa da sir Mc Cartney, uno che in Francia non nascerà mai. Continua a leggere

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Ho visto i Bucciottini giocare

I Bucciottini

Ci sono squadre che vincono, squadre che “aprono un ciclo” e squadre che entrano nella leggenda. La formazione della Grande Inter di Helenio Herrera viene ancora oggi recitata come un rosario. Ai Bucciottini toccherà la stessa sorte. Terza vittoria in quattro anni, la seconda consecutiva: nessuno è mai riuscito in un’impresa simile al torneo di volley organizzato dall’Avis Marsciano. Oltre al quanto, c’è anche il come: la vittoria di domenica sera ha scritto una pagina indelebile nel libro di storia dello sport.

Il torneo 2012 è stato, fino alle semifinali, la fotocopia dell’edizione 2011. Dopo una cavalcata agile, Bucciottini e Limoni si sono ritrovati a giocarsi il titolo, in una finale che si annunciava infuocata. La cosa incredibile è che non è andata così. Non ci sono state fiamme, non hanno avuto il tempo di divampare perché i Bucciottini le hanno spente sul nascere a suon di pallonate. Se nel 2011 la vittoria arrivò al tie-break, dopo aver recuperato uno svantaggio di 2 set a 1, questa volta la partita non ha avuto storia: 3-1 e tanti saluti sottorete. Il gioco dei Bucciottini non ha lasciato scampo, una superiorità tecnico-tattica con pochi precedenti. Hanno picchiato da tutte le zone, hanno costretto l’avversario a raccogliere le briciole, le sbavature, minime, di una partita da manuale. E dire che ci credevano, i Limoni. Hanno combattuto fino alla fine, senza mollare mai. Il mantra, storicamente sfortunato, era:”Vincere! E vinceremo!”  Gli resta il bollino dell’eterna seconda, la squadra simpatica ma perdente. Magra consolazione. Non basteranno i sorrisi del pubblico a cancellare il dolore inflitto dalle bordate del Moro e della Viru, i bracci violenti dei Bucciottini. Non ci saranno applausi di consolazione a scacciare i fantasmi nelle notti insonni, mentre nella mente riecheggia il Donca Giué, inno delle vittorie dei Bucciottini.

Sarà motivo d’orgoglio dire, tra tanti anni: “ho visto i Bucciottini giocare”

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[Reportage] I mondi esotici dietro casa

A volte è necessario uscire dal mondo dei social network, per dare più valore ai mille “mi piace” o ai retweet che usiamo per sostenere le cause che ci stanno a cuore. Andare dove ancora la nostra civiltà non è arrivata, dove non esistono leggi né connessioni wifi, dove i cantautori non ci sono e meno che mai si impegnano. Dove la macchina di google street view fatica ad arrivare. Sono i luoghi in cui capire chi siamo e dove andiamo, dove i bambini giocano in mezzo alla polvere finché hanno la forza di correre dietro al pallone.

Sono uscito con la macchina fotografica, ho fatto qualche passo verso sud ed ho trovato queste immagini. Continua a leggere

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Prima lettera agli ultimi

Cari tossici,extracomunitari,disagiati,emarginati, o, per chiamarvi con un nome più di sinistra, ultimi: è a voi che si rivolge questa mia lettera. E’ per voi che combatterò fino alla fine dei miei giorni. Lotterò affinché la droga diventi gratuita, ne potrete avere a volontà e saremo tutti felici: sparirete dalla circolazione con le vene piene di tanta bella droga. Porterò il benessere nei vostri paesi di origine, siano essi l’Africa,l’Asia o l’Ammeto. Poi ci porterò anche la malavita, sarà bellissimo leggere i giornali dei leghisti d’africa: “i bianchi rubano in villa”. L’Italia diventerà un paese povero (siamo già sulla buona strada), così le donne italiane verrano da voi a prostituirsi. O ancora peggio, cercheranno di farsi sposare da voi, ma non sono certo delle docili biondine ucraine: sono tiranne culone e vi sottometteranno a colpi di mattarello.

Ho cercato fino alla fine di capirvi, cari ultimi. Sono cresciuto ascoltando De Andrè. Ma lui abitava a Genova, e la bicicletta gli era inutile. A me no, vivo a Pisa e la bicicletta mi serve. Ma qualche ultimo me l’ha rubata, non è  neanche la prima che fa questa fine. Perciò non avrò pace finché non soffrirete, con gli interessi, quello che sto soffrendo io.

Con rancore,

Peola

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