Archivi del mese: settembre 2012

iVergogna

Quattro nerd in coda per l’iphone5, che vergogna

Esco di casa per una passeggiata in bici, evito le buche create dalle auto blu e mi ritrovo imbottigliato tra la folla. Chiedo spiegazioni al primo tizio che vedo in coda, mi dice che stanno manifestando contro quelli in coda per l’iphone, perché in Grecia e Spagna stanno tutti manifestando e quelli se ne vanno a comprare l’iphone. Chiedo dove siano queste code, e il tizio mi risponde: “su internet è pieno”. Cerco di rincuorare il tizio, sono sicuro che appena preso l’iphone tutti quelli in coda andranno a manifestare come in Grecia e Spagna.

Tornato a casa, mi sono informato su queste due nazioni, sugli indignados, sul con chi ce l’hanno. Nel frattempo ho letto sui giornali dei consigli regionali e dei rimborsi spese, di Marchionne e di Renzi. Allora mi sono arrabbiato, molto, sono sceso in piazza, ho acceso un fuoco e tirato un sasso contro la vetrina di Unicredit (che era pure, un pezzo, di GHEDDAFI).   Tempo due minuti, la folla che protestava contro le code per gli iphone, si è scagliata contro di me. Dicono che sono un violento estremista e dovrei marcire in galera.

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Graziella

La Graziella, considerata sostanza dopante già dal 1975

Siccome sono un radical chic, leggo Il Post spesso e volentieri. Tramite questo sito, e non altrimenti, ho letto un articolo apparso sul Corriere della Sera (di solito lo evito come la peste). Autore: lo scrittore Mauro Covacich. Argomento: versione abbellita della soluzione bar sport al problema doping. Il succo è dunque il solito: lo sport è spettacolo, tanto vale liberalizzare il doping, così andrebbero tutti alla pari. Finale con postilla utopistic-buonista: “però se sapremo appassionarci anche ai dilettanti, il sistema fallirà”. Nel testo si parla, vivaddio, anche di ciclismo. Anche qui il bar sport domina, con la solita tesi: con tappe di 250 km sempre ai 50 all’ora, ovvio che si dopino. A sostegno dell’argomentazione: negli ultimi vent’anni non ricordo un campione del ciclismo che non abbia avuto qualche problema con l’antidoping.

Controprova per l’ultimo teorema, primi due nomi che mi vengono in mente: Cadel Evans (Tour 2011, Campionato del Mondo 2009), Damiano Cunego (Giro 2004, classiche di un giorno). Risalendo nel vortice del ragionamento, dettagli tecnici sulle medie orarie a parte, non ci vuole molto a capire come non sia l’entità dello sforzo a “favorire” il ricorso al doping, ma l’agonismo. Ci si dopa nei 100 metri come nella marcia 50km. Nonostante queste lievi contraddizioni, ci si riprende poi con la soluzione finale: tanto conta solo lo spettacolo (è tutto un magna magna!), dovremmo appassionarci anche ai dilettanti (la gente si deve svegliare!). Il bar acclama l’avvenuta dimostrazione con un “oooh!” collettivo,quindi è giunta l’ora di pranzo e si va tutti a casa.

E io che credevo che per essere scrittori fosse necessario non far esclamare ai propri lettori: grazie al cazzo, questa la scrivevo anche io.

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Perché ce l’hai con l’Assessore?

Candidato sindaco di Fortaleza-Brazil. Nessun richiamo a politici locali.

La storia: c’è un blog satirico, ironico o quello che è. Questo blog si occupa di politica locale, gioca con i tic e le usanze della cosiddetta “classe dirigente” moderna. Tra questa classe dirigente spicca un Assessore, che noi chiameremo Assessore Spaziale a qualcosa, è un tipo magro, con i capelli lunghissimi e socialista. Questo tizio può rivendicare i natali dei movimenti anti-casta: quando questi parlano del politico pelandrone, arrivista e ignorante, fanno in pratica il suo ritratto. La sua carriera inizia in un’azienda pubblica. Entra in quota socialista, mansione: macellaio. Dopo qualche anno diventa, magicamente, dirigente. Continua a leggere

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Estate a Fortaleza dei Marmi #6

Roberto Claudio, candidato sindaco pelato e socialista

L’ultimo giorno è quello in cui tutto sa di ultimo. L’ultima passeggiata nella Beira Mar deserta delle 14, l’ultimo succo di abacaxi, l’ultimo rischio preso per attraversare l’incrocio sotto casa, 3 corsie e semaforo solo per le macchine, lasciando i pedoni al loro destino di poveracci appiedati. L’aria dell’Italia è sempre più intensa, la si può annusare ovunque. L’ultima sera, dal terrazzo di un hotel sul mare, un’orchestrina suona Morandi in portoghese. L’ultimo pomeriggio, sul lungomare, c’è un comizio di Roberto Claudio, socialista grasso e pelato che si propone come prossimo sindaco di Fortaleza. Sono in piena campagna elettorale, quella che troveremo tra qualche mese anche da noi, con la differenza che ce la sorbiremo in italiano; le fregnacce politiche in portoghese hanno quel suono di saudade che le rendono quasi simpatiche.  Continua a leggere

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Estate a Fortaleza dei Marmi – #5

Pensatoio brasiliano

In qualunque bar, dalle alpi alle piramidi, è facile sentire la seguente affermazione: “in brasile hanno il ritmo nel sangue”. Spesso si tende a bollare queste frasi come luoghi comuni, salvo poi andare a verificare di persona che certe cose non si inventano dal nulla, hanno anzi un loro motivo di esistere. In Brasile il ritmo nel sangue ce lo hanno veramente. E’ un ritmo lento, a volte sincopato, altre volte assurdo, comunque potente. Adattarvisi è più dura che riuscire a correre i 100 metri alle olimpiadi. In un ambiente così, un pranzo nella casa sul mare di due professori universitari può assumere connotati impensabili. Continua a leggere

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