Archivi del mese: ottobre 2012

IKEA ti amo

dopo il presidente operaio, il sindaco vangatore

Io senza l’Ikea non so vivere. Porta il lavoro, porta i mobili, porta la vita. A Pisa sono cominciati i lavori per la costruzione del capannone blu, anche se i soliti comunisti hanno al solito scatenato la polemica. Che palle i comunisti, la solita gentaccia che la domenica invece di andare a vedere i mobili, sta a casa a dormire. Ha fatto bene il sindaco di Pisa a minacciare la denuncia a un cittadino che gli ha scritto su facebook. La gente la deve smettere di scrivere ai sindaci su facebook, loro mettono facebook per parlare solo con chi gli dà ragione, mica con tutti. I comunisti dicono che il terreno dove sorgerà l’Ikea era del comune, che l’ha girato a dei privati che poi l’hanno girato a Ikea al quadruplo del prezzo. “Il comune, cioè noi cittadini, ci abbiamo rimesso”, dicono. Ma io sono un cittadino, e non mi sento di averci rimesso. Anzi, ora arriva Ikea e per me è un guadagno. Perché potrò comprare tanti mobili, da mettere dentro la casa che un giorno comprerò. Intanto compro i mobili, ogni domenica.

A Perugia invece, l’Ikea non la faranno. Piangono tutti infatti. Perché l’Ikea, poverina, ha detto: “noi vogliamo metterci lì, o sennò non se ne fa niente”. Ma lì, un terreno a fianco della superstrada E45, non è stato possibile mettercela. Problemi burocratici vari. E allora l’Ikea ha detto che non gli interessa più aprire a Perugia. Poverina, lei crea tanti posti di lavoro e tanti mobili, però se non si fa quello che dice lei, allora niente. E’ un po’ così Ikea, un po’ choosy come diremmo di questi tempi. Non è giusto però. Tutti dovremmo avere un’Ikea di fronte a casa nostra. Perché l’Ikea ci rende felici. L’Ikea ci fa lavorare, tutti. Facciamo mobili svedesi, lampade svedesi, polpette svedesi. E poi le svedesi sono bionde, e noi amiamo le bionde.

Viva l’Ikea, la nostra salvezza. Il modello di sviluppo vincente, quello della multinazionale che fa il comodo suo e dobbiamo pure credere che lo faccia per noi. Noi dobbiamo aiutarla la multinazionale, perché se stiamo dalla parte giusta, ci dà pure da mangiare. E se questo ci porta dritti verso la peggiore crisi economica dal dopoguerra ad oggi, pazienza. Di sicuro senza tavolini svedesi non resteremo, ed è questo quello che conta.

Annunci

Lascia un commento

Archiviato in argite, giornalismi d'antan, il gatto Silvio

La Fornero e Goran Pandev

choosy, dov’è il bagno?

Siamo fatti così, choosy per natura. I giovani sono schizzinosi, lo si capisce da alcuni segnali inequivocabili. Ad esempio si lasciano rappresentare da Renzi, il giovane che vuole rottamare il PD. 37 anni, 3 figli, una carriera tutta in politica e mai al lavoro, però è boy scout. I giovani sono talmente svogliati che il primo paraculo in calzoncini può ergersi a loro rappresentante senza che nessuno batta un colpo.

Il ministro Fornero, tra un caffè e l’altro, racconta la sua visione del mondo del lavoro. I giovani non accettano il primo impiego che trovano, aspettano si liberi un posto da trequartista all’Inter o al limite da inviati di Santoro, nel caso siano un po’ più impegnati culturalmente (leggasi: piedi quadrati). Dal fondo del bar arriva però una risposta alla sciura Elsa, neanche troppo gretta. “Se ce giocava Pandev in attacco co l’Inter, ce posso giocà anch’io!”

La ministra ci rimane un po’ male, a Pandev non c’aveva pensato. L’italia è piena di questi piccoli attaccanti scarsi che dio solo sa come possano essere finiti in una squadra da leggenda. In ogni posto possibile, li incontriamo ogni giorno sulla nostra strada. Governatori, dirigenti, imprenditori. Gente ben retribuita che ci guarda dall’alto di un macchinone, di quelli che si vedono nelle pubblicità. Gente che si è messa d’accordo nel fare impresa per sé e stage per tutti gli altri. Gente che ha preferito, e preferisce, manodopera schiavista assumendo chi stava peggio, ovvero gli immigrati. Così i giovani si sono trovati tra un muro di gomma e un forno a duemila gradi. Cosa scegliere? Chi non ha la forza di sbattere tutta la vita contro la gomma o sopportare l’inferno, è rimasto fermo a guardare.

La sciura Elsa capisce di aver detto una stupidaggine e si mette a piangere. I giovani intanto dormono nel camper di Renzi.

Lascia un commento

Archiviato in argite, il gatto Silvio, José Mourinho premier

Questa è un’alluvione

Arriva l’autunno, con lui le piogge — anche se poche — dunque il rischio alluvioni. Quest’anno grande novità, due giorni di esercitazione di emergenza in grande stile. Tutti gli enti coinvolti nelle procedure di emergenza si mobilitano per costruire argini, provare procedure di emergenza e via dicendo. Il tutto in una giornata senza nuvola, perché nostro signore sa farsi grandi risate anche quando in tv non ci sono i Simpson, lui usa noi come fossimo i suoi Simpson.

La procedura è cominciata ieri, con l’arrivo di un sms: “Protezione Civile Isti CNR, messaggio di prova”. Mi sono sentito protetto. Oggi è toccato invece ad una mail:

Esercitazione, esercitazione, esercitazione.

Sono XXX – XXX – Uff. Tecn. ISTI, questa è una esercitazione relativa al Rischio Arno.

Confermare di aver compreso il messaggio.

Rispondendo al seguente indirizzo:

xxx.xxx@isti.cnr.it

Ripeto questa è una esercitazione, esercitazione, esercitazione.

 

Grazie

Al CNR, in caso di alluvioni, dovremo mandarci delle mail. Il primo che avvisterà il fiume in piena arrivare, avrà il compito di diramare l’allerta via mailing list. Dovremo essere rapidi, perché l’Arno non perde tempo neanche a strisciare il cartellino, butta giù direttamente le sbarre dell’ingresso. Il primo ostacolo sarà la mensa, ma noi, con stoico temperamento, la porteremo in salvo, soprattutto se a pranzo sono previste le verdure pastellate.

L’ispirazione per questa procedura di emergenza è stata presa dalla seguente serie tv:

Lascia un commento

Archiviato in io me piasse ncolpo