Vincerà Renzani

Arisa, vincitrice morale delle primarie

Non si fa in tempo a godersi le urla della naturale Arisa contro una rifattissima Ventura, a condannare la tv aggressiva, che arriva la rivoluzione: i confronti tv per le primarie del centrosinistra. Un domanda ciascuno, due minuti per ogni risposta senza nessun Brunetta che ripete qualcosa di ossessionante in sottofondo. Il vincitore di queste primarie, dicono, è il partito democratico. Risale nei sondaggi, accende il dibattito. La lotta del giovane contro il vecchio ha portato simpatia. Finalmente sembriamo un paese civile.

Renzi parla bene, infila qualche battuta, cura il suo look informale disegnato dai migliori consulenti d’immagine in circolazione. Bersani è il babbo della ragazzina emiliana che ascolta Guccini con l’ipod. Più simpatico di Renzi, più scarso a duellare in tv, con il pesante fardello dell’appoggio della dirigenza pd. Nelle regioni rosse, dove quella dirigenza fa il bello e il cattivo tempo da anni e anni, Bersani ha perso quasi ovunque. La gente di sinistra ha preferito votare un uomo di destra piuttosto che ascoltare i propri sindaci/assessori/governatori. Renzi è di destra come il capoufficio di 40 anni che va in palestra, a giocare a calcetto e sta in pianta stabile su facebook. Chi conosce la dirigenza pd ha preferito questo profilo triste alla tradizione del partito. Renzi si distingue per le cose “concrete”, i problemi degli italiani. Lui vuole affrontarli. Come sindaco si presentò con la promessa di un piano regolatore a somma zero, niente più nuovo cemento a Firenze. Per il pd era una rivoluzione copernicana, loro che negli anni passati avevano amato il cemento sopra ogni cosa. La promessa è stata subito disillusa, a Firenze si costruirà ancora e i metri cubi aumenteranno.  Il vecchio e il nuovo pd hanno in comune  questo amore per il cemento. Non possono stare senza, la mattina si svegliano e mangiano i coco pops col cemento. Per natale i piddini regalano una betoniera ai loro bambini. Dal canto suo Bersani non ha molto da contrapporre, neanche in materia economica, quella dove è più ferrato. Oltre ai soliti proclami sull’attenzione verso i più deboli, non c’è ancora la voglia di smarcarsi da chi ha portato l’italia in questo stato comatoso. I 98mila euro versati da Riva, padrone dell’Ilva di Taranto, a Bersani, ne sono la prova. Né Renzi né Bersani hanno la minima intenzione di troncare i rapporti con chi ha avvelenato e sfruttato questo paese.

Le primarie volgono alla fine, i volontari del pd riporranno i loro mille moduli di iscrizione negli archivi con la tristezza di chi disfà il presepe dopo l’epifania. Il grande appuntamento democratico si concluderà domenica, il vincitore erediterà un centrosinistra diviso nelle proprie incoerenze, staccato dalla realtà e in crisi di voti nelle sue roccaforti. Un dato su tutti: alle primarie 2005, vinte da Prodi, votarono 4 milioni di persone. In questo 2012, nonostante un esito molto più in bilico, hanno votato un milione di persone in meno. Dopo sette anni ci sono , per fortuna, un milione di persone che non credono più alla favola delle cose che si cambiano “da dentro”. La rivoluzione francese non l’ha fatta certo il re.

Postilla —  eleggo frase simbolo di queste primarie una perla di Bersani: “non mischiamo il  burro con la ferrovia“. Grandioso.

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