Archivi del mese: marzo 2013

Faccio la commessa alla Tav

Tav, scontri a Susa. Berlusconi: opera irrinunciabile

Ci sono due storie, una brevissima e una molto più lunga, da collegare tra di loro. Ancora non ho idea di come fare, speriamo che andando avanti a scrivere, tutto si mescoli da sé. La storia breve è ambientata nei posti che tanto amate, i centri commerciali. Quelli che vanno costruiti per dare vita alle nostre città. Senza ikea e ipercoop, dice, le città sono morte, disabitate. In questi centri commerciali, le commesse lavorano 40 ore a settimana per 600 euro al mese. Contratto ovviamente precario, se chiedi uno spostamento di orario sei fuori.  Continua a leggere

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Archiviato in giornalismi d'antan, il gatto Silvio

A pasqua siamo tutti più buoni (Agnelli)

Ostia o bancomat?

Ostia o bancomat?

Non vorrei mai essermi trovato nei panni di portiere di un albergo in cui soggiornavano i precedenti papi: giunto il momento di pagare il conto, fingevano di non capire e tiravano dritto. Non avrei saputo trovare il coraggio di rincorrere il Papa per chiedergli di saldare il conto, troppa la paura di una figuraccia. “Cosa credevi, figliuolo, che il santo padre non pagasse il conto? Offendi me e tutta la chiesa cristiana!”. Già che un portiere d’albergo prenderà mille euro al mese, figurarsi se vale la pena andare a rischiare una scomunica per così poco. Per fortuna il nuovo Papa ha messo fine all’imbarazzo di questa categoria, pagando direttamente lui il conto.

Il nuovo Papa parla di povertà, vuole una chiesa povera. Paga il conto, chiede pure lo sconto: “trattami bene figliuolo”. Ora qualsiasi speranza di vedere l’IMU che la chiesa ci deve è svanita. Il poverello di Assisi era un senzatetto, Equitalia può al massimo pignorargli il saio. Con questo freddo, però, anche il più cattivo degli esattori si commuove. Vai, piccola chiesa fiammiferaia, la tua pratica era un errore, non ci devi più nulla.  Una bella storia di giustizia sociale.

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Habemus donnine (da sempre)

Inviare un modulo a una donnina del comune può farci capire tanto, quasi tutto, sul senso della vita e su dove sta andando questo paese. Oggi al comune di Torgiano, piccolo e anonimo comune nei dintorni di Perugia, serviva la mia firma in calce ad un modulo.

“Posso firmarlo, scannerizzarlo e mandarlo via mail?”
“Sì, va aggiunta anche una copia di un documento d’identità.”
“Bene.”
“Ah, poi però mi deve mandare anche il cartaceo, perché la firma scannerizzata potrebbe essere falsa. Lo invii all’indirizzo del comune, alla cortese attenzione della Dott.ssa Talina de’ Talini”

Perciò la fotocopia del documento scannerizzata non è affidabile, la stessa fotocopia stampata lo è. La donnina del comune segue e detta regole precise, il suo lavoro è quello di condizionare come meglio può la vita di chiunque gli capiti a tiro. Si fa chiamare dottoressa, anche se crea ammalati di fegato invece che curarli. Ci tiene però all’appellativo, lo usa anche per firmarsi nelle email. Perché dopo aver ricevuto i miei documenti, non è riuscita a leggerli, o le sono sfuggiti, perciò mi ha chiesto chiarimenti (“manca un file, Dr.ssa Talini”). La donnina del comune vive tra una scartoffia e l’altra, tra regolamenti comunali,provinciali,regionali,dirigenziali,epocali che cambiano di continuo. Lei li fa rispettare tutti, o anche nessuno, dipende da come si sveglia la mattina. Lei decide sul tuo futuro. Con una mossa indulgente, o una distrazione, può dare il via libera a qualsiasi tua idea. Con un eccesso di zelo può costringerti a cambiare sesso a Casablanca e richiedere un’autocertificazione al chirurgo, con allegata foto del tuo ex organo sessuale.

Qualche giorno fa due dipendenti della regione sono state uccise. Un tizio è entrato nel loro ufficio armato di pistola ed ha sparato. Tutti i giornali hanno parlato di un imprenditore mosso dalla disperazione dopo la revoca di un finanziamento. L'”imprenditore” era un tipo sotto trattamento sanitario obbligatorio da anni, in cura dagli psichiatri insomma. Dopo questa tragedia, i dipendenti pubblici hanno chiesto più rispetto. Malati di mente e giornalisti a parte, noi rispettiamo le donnine e gli omini di ogni ente pubblico. Li chiamiamo dottor o dottoressa con tono deferente, come i nostri nonni ci hanno insegnato.

Colgo l’occasione per fare gli auguri al nuovo papa, soprattutto se dovesse trovarsi a dover mandare qualche modulo ai nostri comuni, lui che è pure cittadino straniero. (“Ce l’ha il permesso di soggiorno? Ah no? E perché?” fu così che la donnina mise in galera il Papa –la clandestinità qui è un reato– in un trionfo di bandiere rosse e timbri in aria.)

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Tutti possono cambiare

Sono passati cinque giorni dal voto, cinque come le stelle che oggi tutti vogliono. Marina Sereni, deputata PD non certo di primo pelo, ieri si è detta contro la TAV in val di susa. Ci ha dovuto perdere solo un paio di elezioni e prendere a bastonate e lacrimogeni il popolo di una valle di montagna per una decina di anni per capire che era un boomerang. Fino al 22 febbraio, Marina Sereni dichiarava senza batter ciglio: “non si può non fare la tav” (vedi video), ieri la stessa ha dichiarato “Noi siamo contro le grandi opere, anche contro la Tav“. Siamo nelle mani di un comico, ma almeno le cause dovremmo averle intuite ormai.

Scherzi su governi formati da partiti di minoranza a parte, in qualche modo ci siamo: Bersani ha fatto una proposta di governo a tema. In sintesi: rivedere l’austerità europea, pensare al lavoro (ma va?), il sociale e le pubbliche amministrazioni che non saldano i propri crediti (finalmente!), dimezzare i parlamentari e rivedere i costi della politica (olé!), norme anti-corruzione e conflitto d’interesse (santo subito! santo subito!), infine legge elettorale (uno di noi! Bersani uno di noi!).

Qui di seguito la conferenza stampa del leader del Pd con la proposta di governo.

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