Dar querele agli insultati

Bambino querelato

Bambino querelato

Diciamoci la verità: oggi come oggi non si fa in tempo ad uscire di casa che c’è qualcuno pronto ad insultarti. A me capita tutte le mattine. A San Giusto non lesinano certo sui budelli di mi ma’, oltre a tutto il resto. Basta aprire la porta ed ecco una folla di insultatori professionisti che mi si fa incontro. Come tutti gli italiani nelle mie condizioni – la maggioranza (ma quanto farà fico usare i trattini?) – identifico uno a uno gli insultatori, quindi già che il tribunale è di strada, presento querela per diffamazione. Negli anni sta diventando un lavoro pesante, ma va fatto perché la querela è una conquista della democrazia, non dobbiamo scordarcene. Bene ha fatto la presidente Boldrini a slegare i cani della polizia postale sulle tracce dei suoi insultatori. Uno è stato denunciato per aver condiviso su facebook, manco fosse badoo, un fotomontaggio della presidente nuda. Bene hanno fatto i querelatori di Linda Rando, che nel suo blog in cui si parla di editoria aveva commentatori che insultavano le case editrici. Bene fa il ministro Nitto Palma a querelare Crozza per una battuta sull’incontro in carcere con Cosentino. Bene ha fatto Saviano a querelare un giornalista perché ha scritto che non era vera la storia della mamma di Peppino Impastato che chiamava Saviano per ringraziarlo (il processo si è concluso con un’archiviazione). Bene ha fatto la Finocchiaro a querelare l’Espresso perché ha scritto di averla vista di nuovo a far la spesa con la scorta.

Dobbiamo proteggerci dagli insultatori. Sono intorno a noi, sono ovunque.

Altre cose interessanti su cui varrebbe la pena scrivere: Giro d’Italia che passa per il Vajont, la diga che la popolazione della valle non voleva ma il governo democristiano sì, finì che la diga fu fatta e il popolo della valle morì in circostanze tragiche, dunque sì alle molotov in val di Susa. Bike Sharing a Perugia, il grande sindaco Boccali si fregia dell’ennesimo traguardo: dotare di bici chi non ha mai pedalato per motivi orografici. Le bici saranno elettriche e calciabili in caso la batteria si scarichi a metà della pettata di via Alessi. La vera chicca è però questo:

Spot elettorale di Filippeschi, sindaco uscente di Pisa che ha messo al lavoro i creativi (o cretini?) del pd per questa opera. Riesce ad essere grottesca sia nella presentazione che nei contenuti, la scena finale è poi da antologia. Lui (Filippeschi) è un cane maledetto, il risultato finale è un video su cui un partito di opposizione dovrebbe subito fare manipolazioni così da renderlo virale. Lo so, la parola virale è passata di moda, ma continuerò ad usarla lo stesso. Se non vi sta bene, vi querelo.

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Archiviato in argite, espressioni che mi stanno sul cazzo, giornalismi d'antan, il gatto Silvio

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