Archivi del mese: giugno 2013

La via di Spencer

Colline di Monte Castello di Vibio e Todi

Non era alto. Non era però un problema, la vita di Spencer scorreva tranquilla lo stesso. Certo non era fortunato, un padre capo del fan club italiano delle Dune Buggy gli destinò un nome non proprio comune. L’anonimato era però ristabilito dalla statura. A scuola sedeva in seconda fila, ha dovuto sempre urlare per non farsi mettere assente. A parte questo, Spencer era bravo, attento, curioso. Non spiccava, come è ovvio, ma neanche affogava. Poi il suo talento lo folgorò.

La gita scolastica in montagna, un mirabile esempio di discriminazione verso chiunque non abbia attitudini motorie: spediti al freddo e al gelo per imparare lo sport dei signori, la seconda C del liceo Pascoli muoveva a fatica i primi passi con gli sci ai piedi. Esclusi quelli che già erano signori, dunque sciatori, per gli altri erano capriole e rotolamenti. Al turno di Spencer erano già tutti pronti a ridere, come per gli altri d’altronde. Parte Spencer, in uno spazzaneve approssimativo. Prende velocità senza controllo, ondeggia irregolare tra gli “uuuh!” dei compagni; poi però maggiore era la velocità e meglio Spencer iniziava a muoversi. Sembrava un miracolo, come nei film: il tappetto senza né arte né parte che risorge e si prende la scena. Talento puro, Spencer ad una gita scolastica trovò la sua via, mentre i suoi compagni trovavano le compagne nude.

Finita la scuola superiore, Spencer non ebbe dubbi: “Papà, voglio fare il maestro di sci.” Il padre vendette un paio di Dune Buggy e mandò il proprio figlio a studiare da maestro di sci in Alto Adige. Dopo tre anni di piegamento-distensione, conduzione, cristiania, lamine e scioline, arrivò il patentino da maestro di sci. Spencer tornò a casa a festeggiare il titolo, non era una laurea ma faceva lo stesso. Finalmente Spencer era pronto per entrare nel mondo del lavoro. Non sarebbe tornato tra le Alpi, però. Lui voleva lavorare a casa sua, nella provincia del centro italia. Aprì una scuola sci al suo paese, si mise ad aspettare i primi clienti.

Spencer Boconotti è morto qualche mese fa, dentro la sua scuola sci di Colleumberto. Mentre tirava giù la saracinesca,  si è tranciato un piede. In due anni di attività non ha mai visto un cliente, neanche qualcuno entrato per chiedere un’informazione stradale.  Ironia della sorte, tutto è successo pochi giorni dopo aver sentito il ministro del Lavoro del suo paese definirlo choosy, perché voleva fare il lavoro che voleva lui, dove voleva lui.

Hai lottato per i tuoi sogni Spencer, per questo non ti dimenticheremo.

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Ditemi perchéééééééééé

image_galleryIn Italia siamo bravi con i ritornelli, tra i più bravi al mondo se mettiamo i Beatles fuori classifica. Ce ne sono alcuni che ci entrano in testa e non escono più. Da poco ho risentito un sempreverde, pronunciato da una insospettabile maestra elementare:

Qui in Italia facciamo entrare tutti, poi non c’è più lavoro per noi.

Ritornelli che resistono anche alla lunga crisi economica che stiamo attraversando, ne escono addirittura indenni. La nostra economia si è rivelata essere manovrata da autentiche prostitute, affamate di aste al ribasso sugli stipendi e ricavi esentasse galoppanti: i grandi ritornelli però non si lasciano scalfire.

Sarebbe il caso, dunque, di chiarire alcuni punti. Non sono gli immigrati a rubarci il lavoro. Rubare significa prendere qualcosa di non tuo senza pagare. Il lavoro, dunque, lo rubano quelli che sfruttano i lavoratori. E’ abbastanza facile: se si gioca al ribasso, chi ha meno pretese la spunta. Questo è il mercato, il grande e giusto arbitro di qualsiasi cosa. Anni di “ce lo dice il mercato” ed eccoci qua, con i grandi sostenitori del “faccio quel che voglio, immigrati raus” a lamentarsi perché ora non c’è più lavoro.

Dunque, cara amica maestra elementare che la colpa è dell’italia che accoglie chiunque: vuoi provare a fare 2+2 come insegni ai tuoi bambini o ti devo incatenare al cesso e alimentarti a mele cotogne? (Stalinismo alimentare, la mia nuova frontiera.)

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La milano di Sorbo

Santo milanese comunista

Santo milanese comunista

Milano è un posto difficile, una sorta di Foligno su scala più grande. Foligno è nota per due cose: è impossibile rifare due volte la stessa strada, e anche nel caso di riuscirci, la stessa strada porta, in tempi diversi, a destinazioni diverse; la concentrazione di donne supera qualsiasi livello tollerabile da un maschio a primavera. A Milano indovinare l’uscita giusta della metropolitana è ai limiti dell’impossibile, una volta trovata, la città in superficie cambia e bisogna ricominciare da capo.

A Milano può capitare di vedersi arrivare, durante una conferenza scientifica, una donna tipo Fallaci con l’occhiale da sole e la voce odiosa a chiedere: “scusate, sapete se qui c’è un giornalista di repubblica?” “No, guardi è una conferenza scientifica”. “Ma non avete qualcosa, una conferenza stampa?”. Per chi non vive a Milano e ama andare negli zoo a vedere gli stereotipi, questo è il paradiso. Le reception pullulano di giovani studentesse tiratissime, gente che paga più di vestiti che di tasse universitarie. Sono proprio loro, acchittate e con la faccia schifata anche quando ridono, ad alimentare il mito, quando dicono “no ma in bocconi c’è anche tanta génte normale, non son mica tutti dei fighètti!”

La crisi, tuttavia, ha un po’ abbassato la cresta ai milanesi. Girano per piazza duomo in giacca e cravatta, ma pedalano adducendo motivi ecologisti. Non è vero, sopra al sellino c’hanno le pezze, direbbero a Roma. Per questo vanno al lavoro in bici. Milano è ancora il cuore di una grande parte d’italia, solo che di sangue da pompare ce n’è rimasto poco. Era comunque un cuore difettoso, la genetica è stata poco gentile. Milano era la città di Craxi, tanto per dirne uno, ed ora ha tra i punti di attrazione un grattacielo costruito da Formigoni sopra a un boschetto. Ce lo ricorda anche Elio :”Se ne sono sbattuti il cazzo, ora tirano su un palazzo, han distrutto il bosco di gioia, questi grandissimi figli di troia”.

Da Totò in poi, ogni italiano prima o poi deve passare in questa città, anche solo per vedere se è vero quello che si dice su di essa. Dopo aver visto che è tutto vero ed aver resistito alla tentazione di fermare un vigile e chiedergli “Noio, volevàm savuar l’indiriss”, si può tornare da dove si è venuti.

Insomma sì, sono stato a Milano e no, non ho ordinato cocktail né preso parte ad apericene o happyhour.

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I can’t get no

Cantando-sotto-la-pioggia-tvLe giornate di pioggia possono regalare soddisfazioni, anche se quasi mai la città che più odiate viene sommersa da un fiume. Ad esempio l’occhio, distratto, potrebbe cadere sui risultati elettorali di un piccolo comune di ventimila abitanti, vicino Perugia. A Corciano l’anno corrente è il 1996, il centro sinistra unito dal pd fino a rifondazione ha vinto con percentuali di altri tempi: 68%. Il secondo schieramento è il popolo-delle-libertà, il cui candidato sindaco ha un nome che non mi risulta nuovo. Luca Merli.

Gira e rigira la memoria, ecco che salta fuori: anno 2009, frequentavo un corso per l’abilitazione alla somministrazione di alimenti e bevande. Roba obbligatoria per legge, unica sopravvivenza per uno dei tanti carrozzoni regionali (consorzio formazione etc etc): chiunque voglia avviare un’attività alimentare deve passare da qui. Oltre a lezioni su igiene e alimenti, però, c’erano anche molte ore dedicate alla gestione aziendale. La parte di diritto del lavoro fu tenuta da un avvocato, che durante le sue lezioni non mancò di spiattellare luoghi comuni tipo gli arabi che tagliano le mani se ti fai il segno della croce in arabia o gli emigranti italiani che a differenza degli altri andavano all’estero ma rispettavano tutte le leggi e tutte le culture. Riportando la simpatica lezione su questo blog, lo stesso avvocato si scomodò a replicare. Così oggi, in un giorno di pioggia dopo tre anni da allora, posso ricordare con gioia quei momenti.

L’avvocato Luca Merli, stereotipo classico di uomo del pdl sposato con bella donna straniera, esordiva così nel replicare al  mio post:

carissimo “corsista rec” la ringrazio per la pubblicità gratuita che sta facendo nei miei confronti ai “numerosi” lettori del suo blog.

A una settimana dalle elezioni, un deputato pdl lanciava così la campagna elettorale a Corciano:

Merli – ha affermato l’on. Pietro Laffranco – si distingue da altri candidati perché’ esprime una politica in positivo, costruttiva, senza polemiche gratuite, in questo senso rappresenta una novità significativa che avrà successo perché la gente vuole soluzioni non contrapposizioni sterili.

Alle elezioni di domenica scorsa, Luca Merli candidato sindaco del popolo delle libertà/meno male che silvio c’è, ha raccolto “numerosi” consensi: ben il 14%.

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