Archivi del mese: luglio 2013

Froome, il campione dei sospetti

Ritratto della salute

Ritratto della salute

“Perché segui ancora il ciclismo? Tanto sono tutti dopati.”

“Perché stai ancora con la tua ragazza? Tanto le donne sono tutte troie.”

Questa premessa serve a scremare il gruppo dei lettori, come solo la US Postal dei tempi d’oro sapeva fare. Astenersi emettitori di luoghi comuni e fidanzati di donne chiacchierate. Detto ciò, il cruccio di oggi è Chris Froome, nuovo marziano del Tour de France. Ieri sul Mont Ventoux è partito a 7 km dall’arrivo con un’accelerazione che ha fatto gridare allo scandalo, prima che al gesto atletico. Dopo quindici anni tremendi per il ciclismo, lo scetticismo era un risultato più che attendibile. Froome ha scalato il Ventoux quasi un minuto più veloce di Armstrong, quell’Armstrong, quello texano amico di Bush che si dopava mentre l’Unione Ciclistica Internazionale faceva finta di non vedere.

Il popolo dei suiver e degli appassionati già grida al doping. A sostegno della tesi porta numeri, valori, rapporti. Il tempo di scalata è minore di Armstrong (dopato), quindi l’implicazione è ovvia. Froome come Armstrong. Certo, ci sono ancora variabili non considerate. Com’era il clima? Ieri il caldo del Ventoux è sembrato essere meno micidiale, nonostante questo Froome all’arrivo ha avuto bisogno di ossigeno con tanto di mascherina. In generale, confrontare due prestazioni di due gare differenti è impresa scientificamente ardua. Un primo parametro per confrontare le “cilindrate” dei ciclisti lo inventò Michele Ferrari, il medico dopatore di Armstrong. La VAM, velocità ascensionale media,  indica i metri di dislivello saliti in un’ora, azzerando o diminuendo l’influenza di fattori esterni come diversa pendenza, vento, scie e via dicendo. Anche qui, la VAM di Froome di ieri è maggiore di quella di Armstrong del 2002. Il dato in assoluto più preciso, però, sono i watt espressi con la pedalata. L’unico problema è che non sono disponibili, sebbene la SKY (squadra di Froome) metta a disposizione per ogni tappa tutte le prestazioni, in dettaglio, dei propri corridori. Solo i dati di Froome non vengono resi disponibili, perciò ci si affida a calcoli empirici, un po’ meno precisi ma comunque stupefacenti: rapporto peso/potenza di 6.5 watt per kg, sui livelli del miglior Pantani, campione sfortunato di un’epoca molto triste per il ciclismo.

Non ci sono prove contro Froome, solo dati che non provano nulla se non un fisico fuori dal comune. Chris Froome non è un fenomeno di tattica, in maglia gialla si è preso un minuto per un ventaglio, impensabile per un Indurain; in bicicletta è inguardabile, storto, caracollante, la faccia piena di tic nervosi, oltre ad un fisico tirato allo stremo: alto 1 metro e 86, pesa meno di 70 kg. Non è una maglia gialla di quelle che siamo abituati a conoscere, poco signorile quando in fuga fa collaborare Quintana e poi lo stacca. Non lo abbiamo visto crescere come al solito: Indurain partì da gregario di Delgado, ma si vedeva la sua stoffa sin da subito. Pantani scortava Chiappucci, salvo prendersi qualche giornata di libertà sul Mortirolo. Froome è passato dalla squalifica al Giro d’Italia 2010 perché saliva proprio il Mortirolo attaccato ad una moto (infortunio al ginocchio, dice lui), al secondo posto alla Vuelta del 2011 e altrettanto al Tour 2012, dove faceva il gregario a Wiggins ma solo perché lo aspettava in salita.

Dopo gli ultimi 15 anni di ciclismo, i sospetti sono legittimi e salutari per uno sport che ha deciso, al contrario di tanti altri, di provare almeno a prendere qualche dopato. Non servono solo tanti controlli, già ce ne sono di asfissianti: serve un pubblico non disponibile a tollerare più certi fenomeni, perché è il pubblico che fa girare i quattrini. Senza quelli, le farmacie non lavorano. Perciò schifiamo i dopati tutti, compresi giovani, amatori, evasori e via dicendo, mettiamoci l’anima in pace, e guardiamoci il Tour de France. Perché doping o non doping, la vita senza le grandi corse a tappe in tv sarebbe di una noia mortale.

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Le ragioni di un grido

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Quella tra immigrati e autoctoni è una lotta antica quanto la disputa sulla nascita di uovo e gallina. Nel tempo è mutata la situazione sociale, se anni fa erano i lavoratori a spostarsi e ad essere vessati sia dal padrone che dai suoi compaesani, oggi tocca a studenti e precari di vario genere. Si emigra per andare all’università invece che in fabbrica.

L’esperienza personale mi porta a parlare di Pisa, dove la situazione non è proprio uguale a quella delle altre città universitarie. Non lo è principalmente perché pisamerda è un urlo conosciuto e apprezzato in tutta italia –merito dei livornesi? chissà –, non vale lo stesso, ad esempio, per Perugia, dove l’università è grande ma Perugiamerda lo urlano soprattutto i ternani. Non che Perugia non abbia i suoi terribili problemi, ma Pisamerda, insomma, va oltre il campanilismo.

La difesa tipica del pisano a tali insulti rende al meglio le caratteristiche di questi simpatici esseri alimentati a luminare: “boia se dici tanto pisamerda, perché non stai a casa tua?” Vivendo a Pisa si ha la sensazione di sentire questa espressione ovunque. Nei negozi, nei bar, per strada. Sembra sempre di essere di troppo, di impicciare.

C’è però un dettaglio non trascurabile: l’economia pisana si regge sugli immigrati. Le catapecchie del centro affittate a mille euro al mese hanno permesso ai pisani di comprarsi la casina fuori città col giardino, una speculazione tipicamente italiana. Il cliente ha sempre ragione, dice la teoria del commercio. A Pisa, questo non vale. Qui il cliente deve pagare e basta, senza aspettarsi troppo in cambio. Ogni volta che si entra in un bar ci si aspetta di sentirsi dire “il caffè te lo fai da te, ma prima fai lo scontrino”. E’ per questo e per tante altre ragioni (viabilità, clima tropicale,vita poco mondana,enrico letta), che mezzo mondo urla pisamerda. La risposta tipica a osservazioni di questo tipo è: “in tutte le città universitarie è così”. E’ vero, ciò però non toglie i motivi di chi dice pisamerda. Al massimo giustifica chi dice Firenzemerda abitando a Firenze. Per carità, stare a Pisa è una scelta, e la speculazione un facoltà dei pisani, immorale ma comunque più che legittima. Ciò non toglie, anzi lo giustifica, il diritto sacrosanto del cliente di urlare pisamerda. Un buon commerciante si chiederebbe il perché, il pisano scrolla le spalle pensando boiadé.

Ad ogni modo, per concludere qualsiasi discorso sull’annoso tema pisamerda basta una semplice domanda: cari strenui oppositori del grido pisamerda, orgogliosi difensori della pisanità di Galileo e Fi Bonacci, ce lo spiegate perché quasi più nessuno di voi abita in centro a Pisa? Chi, come me, urla pisamerda almeno abita a Pisa, non a Calci,Cascina,San Giuliano,Pontedera e via dicendo. Facile parlare dal proprio giardino dove la sera tira l’arietta, senza magrebini che si scannano sotto casa.  Venite in trincea, venite a Pisa, e poi vediamo cosa ne pensate.

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Il social e l’antisocial

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Marsciano è un posto dove le avanguardie pullulano. Alcuni anni fa era pronta per diventare la silicon valley italiana, grazie ad Ariadsl che prometteva 1000 posti di lavoro nel fiorente settore delle telecomunicazioni. E’ finita che Aria non ha neanche pagato l’affitto dei locali usati fino a poco tempo fa. L’avanguardia, però, non si ferma certo di fronte ad un fallimento di un’azienda o di un sindaco che nonostante credesse che “wimax” fosse un nuovo gelato algida, ha voluto comunque puntare sulla tecnologia. L’avanguardia si rigenera, si rimodella e si ripropone, come fosse un peperone qualsiasi. Certo, il concetto di avanguardia è inevitabilmente connesso con il concetto di comunisti. Non c’è verso di scollegare le due entità, i comunisti vedono tutti prima degli altri. Poi siccome è troppo presto, perdono le elezioni perché ancora il mondo è fermo un passo indietro.

In occasione della festa dei comunisti di Marsciano, avrò l’onore e il piacere di presentare il più grande esperimento social-tecnologico mai condotto sulla popolazione marscianese. Il fatto che non sia mai stato fatto nulla di simile, nonostante la grande silicon valley che l’ex sindaco aveva previsto, non sminuisce l’importanza dell’esperimento. Un gruppo di volontari raccoglierà tutti i suoi spostamenti tramite il semplice e di fatto invisibile utilizzo del proprio smartphone: l’obiettivo finale è svelare cosa si può fare e cosa si può capire dai dati che ogni giorno generiamo senza quasi accorgerci.

L’appello ai marscianesi è ancora aperto: vuoi partecipare al più grande esperimento di cui sopra? Per farlo è semplice, basta:

  1. Installare google latitude sul tuo smartphone (esiste per IOS e Android)
  2. Lasciarlo attivo in background: il consumo di batteria è limitato, neanche ci si accorge della sua esecuzione. Andando poi su google.com/latitude è possibile guardare i dati raccolti. Questi sotto, ad esempio, sono i miei spostamenti di oggi.
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  3. Tra 20 giorni, esportare il file con tutti i dati raccolti ed inviarlo a me. Li unirò a tutti i dati “pubblici” prodotti dagli utenti tramite i vari social network (facebook,twitter,flickr…)
  4. Il 2 agosto, presso il parco verde di Schiavo, venire a vedere i risultati. Potreste scoprire cose che non sapevate.

Dopo il caso Prism e lo spionaggio americano rivelato, questa è la trasposizione marscianese. La CIA ci fa un baffo. I primi volontari si sono già fatti avanti, ci sono personaggi della politica marscianese (comunisti) e professionisti dei mass media marscianesi (comunisti pure loro). Volete partecipare anche voi? Fatevi avanti! Noi, come la CIA, abbiamo bisogno di voi!

UPDATE: La procedura ha un punto mancante, come segnalato nei commenti. All’indirizzo https://www.google.it/latitude va attivata la rilevazione della propria posizione cliccando su “condividi posizione con i tuoi amici”. Ovviamente se non si aggiungono amici, la posizione verrà condivisa solo con noi stessi. Una volta fatto questo, i possessori di iphone devono cominciare dal punto 1,  ovvero scaricare l’applicazione da itunes store. Per i telefoni Android è ancora più semplice: da impostazioni basta andare su localizzazione e attivare la localizzazione di google (se usate altre applicazioni basate su gps e posizione geografica, questa casella darà già attiva). 

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