Pianto antico

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L’albero a cui tendevi la pargoletta mano, il verde melograno dai bei e vermigli fior. L’ultima generazione ad aver imparato le poesie a memoria alle elementari è stata, spero, la mia. La tortura inutile di Carducci e compagnia cantante non è stata l’unica inflittaci dalle generazioni precedenti, quelle che hanno sfornato le nostre maestre e altri simpatici vecchi, oggi detti classe dirigente. Il supplizio è andato avanti. Durante la nostra adolescenza ci è piombato addosso il primo grande fratello in tv, tanto per dirne una.

Guardare i talk show politici non è mai stato un piacere, non solo perché hanno cominciato a chiamarli col nome inglese proprio quando noi stavamo studiando italiano a scuola. Guardare i programmi d’inchiesta è invece ogni volta un pianto. Stasera su Presa Diretta (Rai3) hanno parlato di trasporto pubblico e grandi opere. Miliardi investiti nel nulla, infrastrutture arretrate, un paese al palo. In generale, ogni inchiesta di questo tipo genera una valle di lacrime nello spettatore. Ingiustizie, storture, inefficienze, privilegi, roba da ulcera se non ci fosse un po’ di zapping su boing (stasera c’era Pollon) a calmare lo stomaco.  Non è un caso, comunque, che la generazione delle poesie a memoria stia levando le tende. Ci stiamo arrendendo a un paese che non ci dà scampo, che ci umilia ogni giorno  ma a cui non riusciamo a dire nulla.

Chissà cosa succederebbe, però, se domattina ci svegliassimo con le carte rovesciate. Uscendo di casa e ritrovandosi lì, nella stanza dei bottoni. Con i vecchi, maestre elementari spaccia-sonetti incluse, ai nostri comandi. Finalmente tocca a noi, siamo la classe dirigente. Possiamo fare ciò che abbiamo sempre desiderato qualcuno facesse per noi. Una pletora di 50-70enni a guardarci con gli occhi supplicanti, non fateci del male –sembrano dire– siamo solo dei poveri vecchi con tante giacche grigie nell’armadio.  Nelle loro rughe, dall’alto dei nostri scranni, possiamo vedere tutti i fondi dei barili che abbiamo toccato, tutte le porte trovate chiuse, tutti le sicurezze perse. Cosa facciamo ora? Cambiamo il mondo, dice il sognatore. Una carneficina, dice il realista.

Dopo tutto ciò che abbiamo subito, trovarci di fronte ai nostri torturatori e resistere alla tentazione della vendetta è impossibile. In tutti gli angoli del paese, tutte le villette bi-familiari che non ci siamo mai potuti permettere, verranno demolite a picconate dagli stessi proprietari. Le banche che non ci hanno concesso i mutui svuotate e trasformate in prigioni per professori della Bocconi. I ministri del lavoro chiusi in un campo di pomodori pugliese, sorvegliati da telecamere e costretti ad andarsi a sfogare in un cesso chimico facente funzione di confessionale. Tutto in diretta tv, ovviamente. Pensioni annullate, da un giorno all’altro. Niente viaggi da padre pio con acquisto di pentole, introduzione del reato di indotta pressione per punire chi guarda i lavori in corso, interruzione immediata di tutti i programmi televisivi durante le ore lavorative. Deportazione in Siberia (se ex comunisti), in Marocco lato Sahara (se ex berluscones) o in Arabia Saudita (se ex democristianici) per tutti coloro che abbiano nella vita ricoperto un qualsiasi incarico pubblico con nomina politica/sindacale.

Una guerra vera, senza esclusione di colpi, ecco cosa succederebbe se domani avessimo la possibilità di guidare il paese. Sarebbe bellissimo.

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Archiviato in argite, il gatto Silvio

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