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Il centro di Perugia in un giorno qualsiasi (foto Mister sparkle)

Il centro di Perugia in un giorno qualsiasi (foto Mister sparkle)

Chiagni e fotti, da sempre il marchio di fabbrica della filosofia italiana. Oggi a Perugia c’è stata la conferenza stampa di “quasi addio” del festival del giornalismo. Nei giorni scorsi uscì il comunicato di fine dei giochi, con l’organizzazione che dichiarava che non c’erano abbastanza fondi per l’edizione 2014. Serviva un incremento rispetto all’anno prima, le amministrazioni pubbliche non ce la facevano, da qui la guerra.

Avere a che fare con la pubblica amministrazione è un’odissea, e non è certo una novità. Durante la conferenza stampa di oggi, le peripezie raccontate dagli organizzatori nel loro costruire il festival di anno in anno, bussando alle porte di tanti assessori, consiglieri, consulenti e poltronati vari, non suonano nuove a nessuno, purtroppo. Viviamo in un paese ingessato, a partire dalle istituzioni. Quando si parla di cultura, poi, le difficoltà raddoppiano. Veniamo (e andremo) da venti anni di tagli all’istruzione per finanziare il ponte sullo stretto, le gallerie in val di susa o il g8 a La Maddalena. L’amministrazione umbra, poi, è messa peggio che mai. Chi vive in umbria tutto l’anno, e non solo durante il festival del giornalismo, sa quanto sia stata deturpata l’Umbria dalla sua stessa amministrazione. Perugia, prima di essere la capitale del giornalismo ad aprile, è la capitale dell’eroina tutto l’anno.

Le difficoltà a reperire fondi dagli enti pubblici le conoscono tutti. Le clientele pure. Anche l’Umbria gospel festival, appendice di Trasimeno Blues, ha chiuso i battenti per mancanza di fondi. Il suo comunicato, però, è di tono diverso rispetto a quello di IJF. Ciò che ha allontanato i giornalisti e il loro festival da Perugia è stata, secondo l’organizzazione, la mancata erogazione di più fondi rispetto agli scorsi anni. “Questa città deve meritarselo il festival”, dicono. “Portiamo migliaia di euro di ritorno economico”, aggiungono. Eppure qualcosa non torna. Fosse per i soldi e per il ritorno, dovremmo fare un festival del gossip, o della cronaca nera: porterebbe ancora più soldi, quindi avrebbe ancora più merito. Fosse per i mancati fondi aggiuntivi, insieme al festival del giornalismo siamo in tanti a dover piangere miseria. E in tanti meno uno ad essere ignorati. Il festival del giornalismo riesce con poco sforzo a far parlare di sé, i giornali in fondo li scrivono loro. Riesce a mettere in piedi una conferenza stampa all’hotel Brufani, il più lussuoso di Perugia (da dove partì la marcia su Roma di Mussolini, tra l’altro). Per questo la regione Umbria, il comune di Perugia e via dicendo, si sono sbrigati a confermare, o addirittura a promettere di aumentare, i fondi destinati a IJF. E’ bastato un comunicato stampa rabbioso, rimbalzato da tanti media, e tutti a correre ai ripari. Agli altri non va sempre così bene.

“Ormai è tardi”, hanno detta da IJF. Faranno il festival col crowd funding, forse a Perugia, forse no. Non accetteranno fondi pubblici, comunque. Certo, il crowdfunding esiste già da un po’ di tempo. Sicuramente da prima del ricatto dell’organizzazione di IJF: “vi portiamo soldi e fama, se non aumentate vi sputtaniamo e ce ne andiamo”.

Breve bibliografia:

Il “ricatto” di IJF (non ci aumentano i fondi, non ci meritano, non mantengono le promesse e finanziano chissà quali altri eventi)

La risposta di un assessore (dal 2008 al 2013 vi abbiamo dato 771mila euro, per il 2014 vi abbiamo confermato il budget 2013, di più non ce la facevamo)

Le attività culturali finanziate dalla Regione nel 2013 (Umbria jazz, Teatro Stabile, Corsa dei Ceri, Giostra della Quintana etc etc)

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