Archivi del mese: gennaio 2014

L’Italia cambia verso

L’agenda di Renzi per oggi:

11: incontro con luciano moggi per discussione riforma diritto sportivo
12: pranzo con lance armstrong per cercare convergenze sulla legge anti doping
13: caffè con marchionne per riscrivere statuto dei lavoratori
14: passeggiata con fabrizio corona per riforma delle carceri
15: briefing con sallusti e belpietro per riforma dell’editoria
16: merenda con gli eredi di andreotti per inserire un numero massimo di mandati istituzionali
17: momento ricreativo con Willy il coyote, approfittando per sondare il terreno verso una nuova legge sulla caccia agli struzzi
18: aperitivo con Pupo per ipotizzare manovra di risanamento economico
19: happy hour con Schettino, si parlerà sia di trasporti che di flussi migratori da est
20: cena da Anna Maria Franzoni e ipotesi di riforma del diritto di famiglia
21: drink al pub con Rosa e Olindo per discutere di edilizia residenziale
22: momento di preghiera al convento delle monache di Rieti, passo iniziale verso una nuova legge sulle interruzioni di gravidanza.
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#coglioneNo ma un po’ #torzoneSì

Grande successo della campagna #coglioneNo: tre video dove un antennista, un idraulico e un giardiniere eseguono lavori e ricevono la risposta: “per questo progetto non c’è budget, ma ti diamo visibilità”. Gli attori sono bravi e le scene sono grottesche, l’argomento è caldo, successo più che meritato. La campagna vuole sostenere i creativi italiani, spesso e volentieri non pagati per il loro lavoro.

La questione, purtroppo, non è semplice come si descrive. La tesi è: perché se l’idraulico lo paghi, a me che faccio il fotografo-grafico-gestore di contenuti-scrittore-pittore-varie no? La risposta è semplice: prima di tutto, l’idraulico come aggiusta può rompere, se non lo paghi il tuo cesso rimane intasato. Quindi interviene la legge della domanda/offerta: quanti aspiranti fotografi ci sono? Millemila. Quanti disposti a lavorare gratis piuttosto di raggiungere il sogno? Una buona percentuale. A contorno di tutto questo, nel 2014 chiunque fatica ad essere pagato, artigiani compresi.

A questo punto le direzioni sono due. Si può cadere nel semplicistico: “andate a lavorare”, consigliando lo scrittore di imparare a fare altro, se tanto per scrivere non lo pagano. Oppure si può analizzare il tutto con più umanità: la legge unica che governa il mercato, domanda e offerta fanno il prezzo, è quanto di più crudele esista. E’ la legge della giungla. Il più forte e affamato vince. E’ ignobile farsi governare solo dallo stupido incontro di due curve. L’uomo è molto di più.

Bene, a questo punto dobbiamo tutti farci qualche domanda. La farei prima di tutto ai tanti creativi che hanno reagito positivamente alla campagna #coglioneNo. Quante volte avete detto “tanto sono tutti ladri”? Quando vi siete sporcati le mani con la politica? Cosa facevate mentre l’italia veniva venduta secondo la legge di mercato? Nei casi in cui la risposta è una tra “avevo troppo da studiare”, “mi stavo iscrivendo a facebook”, “le cavallette!”, l’hashtag di partenza va cambiato in #torzoneSì.

Torzone: persona poco sveglia, sciocco.

Nota: è successo anche a me di non essere pagato per un lavoro. Roba di poco conto, 300 euro mi pare. Alla fine, però, sono riuscito a prenderli, con una buona dose di fortuna e tanto, tanto coraggio. https://peolaborghese.wordpress.com/2011/12/20/avra-notizie-dai-miei-legali/

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Bubbolo va in Estonia – #1

Scendo qui, grazie

Scendo qui, grazie

Quando a Bubbolo ho detto che saremmo andati in Estonia, non ha fatto salti di gioia.  I cani sono restii alle novità, animali fedeli alla loro linea. Passare l’inverno a Tartu, città universitaria estone, è in effetti una dura prova per qualsiasi animale, compresi i padroni di cani.

Valigia stipata all’inverosimile di abiti pesanti, e di nuovo a Fiumicino.  Stavolta però non si va a Fortaleza dei Marmi, questo non è un viaggio premio. A Tartu Mussolini ci mandò in esilio un giovane Indro Montanelli. Sull’aereo per Helsinki, la maggioranza è coreana. Con la sorpresa del viaggiatore occasionale, scopro che Finnair, la compagnia di bandiera finlandese, è il vettore principale tra europa ed asia. Ho una visione distorta dei paesi del nord. Mi sembrano composti solo da neve, renne e bionde. Non è così, quest’anno non c’è neanche la neve. Fino a qualche giorno fa, le temperature non erano quasi mai scese sotto lo zero, il primo natale non bianco del secolo. Oltre ai coreani, comunque, ci sono anche un pugliese che spiega a un lucano come in Finlandia si possa aprire una partita iva in 30 minuti, e una coppia di donne con bambino, in cui una delle due donne ha le sembianze di un uomo. Da qui il dubbio: se in una coppia gay uno dei due è praticamente di sesso opposto, può ancora essere definita coppia gay? Al pensiero di una nuova possibile definizione di identità sessuale, anche Bubbolo ha un sussulto.

A Helsinki nevica (finalmente!) e ci sono -7 gradi. L’aeroporto è immenso, con la wifi ovunque e le prese di corrente per i portatili. Non sono queste, però, le curiosità più interessanti. Ciò che può mandare una persona sana al manicomio, è il silenzio. Fiumi di gente in transito, negozi, bar: non vola una mosca. Sorridono, parlano, ma non fanno rumore. Ci fosse stato un venditore di apparecchi acustici, me ne avrebbe appioppato subito uno.

Da Helsinki a Tartu il volo assume le caratteristiche più consone al viaggio che fece Montanelli. Aereo-trabiccolo con le eliche, solo una decina di persone a bordo. L’aeroporto di Tartu è un parcheggio ghiacciato. Ritiro la valigia nel tempo più breve della storia: 25 secondi. Dopo 18 ore di viaggio, tra auto aereo e attesa, mi attende l’Etiope: sarà lui la mia guida, nonché l’unico che conosco a Tartu oltre a Bubbolo.

Lovely Tartu

Il centro di Tartu alle 21 di domenica sera

Prima di arrivare al mio monolocale in centro, roba da dandy estoni, l’etiope mi mostra Tartu dal finestrino della macchina. Non c’è anima viva in giro, il vento taglia le orecchie. Arrivo in quella che sarà casa mia per i prossimi mesi: bella, piccolissima, accogliente, vuota. Mi fiondo fuori alla ricerca di cibo. Durante il giro di prima ho visto un’insegna chiara: “la dolce vita”. Italiani che aprono ristoranti, dio li benedica. Si spende pure poco, pizza e birra per 9 euro. La radio manda Ramazzotti e Mino Reitano, Bubbolo scuote la testa. Non sopporta gli stereotipi dell’italiano all’estero. A panza piena torno a casa, mi attende la mia prima notte nell’ex-unione sovietica.

Due immagini si compongono nella mia mente: uno scrittore russo che scrive a lume di candela sospirando di dolore ad ogni tocco di penna, e il Sergente nella neve di Mario Rigoni Stern. Ad ogni angolo della città sembra spuntare l’attendente che chiede “ghe riverém a bàita?” Tradotto in italiano sarebbe: “argiremo a chèsa?” Tra l’altro non so neanche come finisce quel libro, non l’ho mai finito di leggere.

"ma dua cazzo semo" sembra pensare il mio compagno d'avventura Bubbolo

“ma dua cazzo semo” sembra pensare il mio compagno d’avventura Bubbolo

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Co tre quarti d’ora stavamo a Ovindolo

Albergo abbandonato in pieno centro a Cortina

Hotel abbandonato in pieno centro a Cortina

Sono passati 30 anni dal primo Vacanze di Natale: con l’occasione, vale la pena visitare Cortina a capodanno.  Vacanze di Natale era l’Italia di quegli anni, quando di crisi non ne parlava nessuno e il debito pubblico volava felice sopra le teste dei neonati, oggi senza lavoro. Non a caso, la saga di Vacanze di Natale è tramontata.

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ah, l’aria buona di montagna

La montagna a capodanno non è posto per chi ama sport, relax e quant’altro. La tensione è alta, il traffico infernale. Tutti litigano, per qualsiasi cosa. La tua macchina ha quasi urtato mio figlio, non mi hai pulito il vetro mentre facevo benzina e ora chiamo la finanza, mi hai tagliato la strada col tuo gippone (tutte scene viste realmente). Cortina a Capodanno è tutto questo al quadrato. Sciare non è neanche l’attività principale: mentre in qualsiasi posto le piste sono formicai di tutine colorate, a Cortina c’è un po’ di ressa giusto verso mezzogiorno. Dalle 14, piste libere. La differenza la fanno i rifugi: una distesa di sdraie, occupate da gente che da un momento all’altro sembra possa dire l’arcinota “sole, whisky e sei in pole position!”. Il commendator Zampetti, re del salume, qui è ovunque. Si è portato tutta la famiglia, mogli, figlie e tate. Signore sudamericane sorridenti che trascinano cumuli di sci e scarponi da bambino, dietro di loro mamme che interpretano la caricatura di sé stesse. Corso Italia è un posto fuori dal tempo, usando un’espressione cara agli avventori stessi. Quante, delle migliaia di pellicce incontrate qui, dicono la stessa cosa di qualsiasi paesino del centro italia. Guardano vetrine piene di roba improbabile, si salutano con convenevoli rumorosi. La popolazione è divisa a metà tra russi e italiani degli anni ’80. La Russia è la gran novità degli ultimi tempi, quella che tiene gli alberghi ancora pieni. E’ bello vedere i nobili e i grandi (sic) industriali italiani schifarsi per la calata degli ex-sovietici, loro che hanno combattuto in prima linea contro questa ipotesi. Ora è realtà, la Russia conquista l’Italia. La rivoluzione sovietica parte dai luoghi del lusso.

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Corso Italia, la via dello struscio

Cortina è Vanzinaland. Invece di Pippo e Baloo  ci sono i personaggi di Vacanze di Natale, anche a distanza di 30 anni. I romani che aò, famose sta pista, i nordici che litigano con chiunque. Quel film si scrive da solo, basta buttare un blocco note in mezzo ai tavoli del rifugio. Nobiltà e cafoneria, perché il nobile si differenzia dal poveraccio per il patrimonio. Vanzina questo lo sapeva e ci ha girato sopra una perla della commedia all’italiana, paragonabile ai Fantozzi del decennio precedente.

Come per i grandi luoghi della storia, a Cortina a capodanno dovremmo portarci le scuole in visita. Spiegargli chi sono quei tizi vestiti strani, con ogni tipo di pelo di animale addosso. Fargli capire quale sia la loro capacità di acquisto, spiegargli tutta quella opulenza e far capire ai bimbi che no, a loro non toccherà quel futuro, se non con una probabilità ormai ridicola. Tenere pronta la risposta alla domanda finale:

“Maestra, ma chi gli ha dato tutti questi soldi?”
“Glieli abbiamo dati noi, Giovannino.”

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