Archivi categoria: argite

Libertà non è una partecipazione

L'inferno è un posto dove la gente canta sopra le basi midi

L’inferno è un posto dove la gente canta sopra le basi midi

Arriva per tutti il momento della vita in cui comincia il rosario dei matrimoni. Uno dopo l’altro, ad intervalli regolari di un’ave maria, tutti vi si sposano intorno. Non fossero bastate le difficoltà dell’adolescenza e la depressione post-laurea, ci pensano i matrimoni.

Al di là della dubbia utilità di scrivere un legame su un pezzo di carta, nell’anno del signore 2015 la questione è soprattutto economica. Perché preti, strascichi e gente stonata che strilla canzoni di vasco al microfono, sono tutti a carico vostro. Uno dopo l’altro, come le rate di un mutuo, vi tocca il bonifico regalo, più vestito nuovo (se donne), più autolavaggio e via dicendo.

Quando eravamo un paese di contadini, tutto questo aveva un senso. Una giovane coppia, armata solo di sogni e con in dotazione due vestiti per tutto l’anno, decide di vivere insieme: grande festa, ma soprattutto, aiutiamoli! Oggi una giovane coppia che si sposa ha già: due lavori, una casa, i mobili, la macchina, l’xbox. In più, è chiaro come questi facciano parte del 30% scarso di coppie di giovani, vabè quasi giovani, che non stanno tra le fila dei precari, o ancor peggio dei disoccupati. E qui sta la grande ingiustizia. L’iniquità che neanche Tsipras riuscirà mai a combattere.

Data una coppia di trentenni che si sposa, di dieci amici invitati sette saranno precari o disoccupati. Perciò loro, coppia di lavoratori con casa e futuro non così traballante, chiedono e ricevono un aiuto per il futuro da chi non sa manco cosa farà per vivere il mese prossimo. Il matrimonio oggi è un mostro abnorme in cui si tritano mille mila euro, perché tanto poi gli invitati danno una mano a sostenere i 200 euro a testa chiesti per un pranzo che il mio falegname con 30mila lire lo fa meglio. Tutto questo, come detto, sostenuto anche da chi tribbola anche per trovare 30mila lire da dare al falegname.

Il matrimonio è un’invenzione del demonio. Gesù, della cui bontà tutti vi riempite la bocca proprio durante i matrimoni, non si è mai sposato. Arrivato a 33 anni ha preferito farsi mettere in croce, piuttosto che farsi invitare ai matrimoni dei discepoli. Ogni volta che vi troverete ad ascoltare il karaoke dell’amica cornacchia della sposa che respira piano per non far rumore, per la quale avete versato un centinaio di euro, pensate a quanto stareste più comodi su di una croce.

Annunci

Lascia un commento

Archiviato in argite, Flanders, io me piasse ncolpo

La confessione

hqdefault
Il Tacito è l’unico treno intercity che collega l’Umbria al nord. L’unico modo per raggiungere Firenze o Bologna in tempi ragionevoli. Ne passa uno al giorno, è tra i più in ritardo d’Italia e tra i più sporchi. Qualche anno fa trovarono un’invasione di zecche tra i sedili. Nonostante i prezzi siano lievitati ai limiti dell’usura, è ancora l’unica scelta per i perugini che una volta ogni tanto salgono a nord. Nel prezzo del biglietto, per fortuna, è compreso lo spettacolo dei personaggi che prendono il treno una volta ogni tanto. Non ancora intossicati dal pendolarismo, sono ancora di quelli che in treno parlano coi vicini.

Scompartimento a 6, siamo io e un tizio silenzioso sulla sessantina. A Perugia sale una coppia, marito e moglie, avranno 50 anni. Si siedono e il marito esordisce subito:

–Scusate eh, è che noialtri nnel pigliamo spesso il treno.

La moglie capisce l’antifona e si addormenta subito. Il marito si siede accanto al tizio silenzioso e comincia lo spettacolo.

–No perché prima uno m’ha fatto incazzare, io poi voglio dire, la mi moglie è vice direttore di un hotel a 5 stelle da 30 anni, io mi occupo di altre cose, e questi padroni massoni super protetti sono così arroganti…

Il tizio ascolta come un prete dentro al confessionale, annuendo benevolo.

–… e insomma io ero in fila dalle 6, erano le 6.30 e il treno partiva, perciò passa di là e fai il biglietto, e subito i soliti protetti, perché qui a Perugia abbiamo fatto entrare tutti, subito tre marocchini hanno preso la palla al balzo e il massone ha cominciato a rogare. Ma nn’ha capito che ha scelto male dua gì a sbatte i corni…

Il tizio non riesce neanche a sospirare, il confessato è un fiume in piena.

–..perché qui sono 75 anni che ci sono i comunisti, faccio per parlare eh, 75 anni che al potere ci sono gli stessi. E fanno venire i musulmani perché così poi gli danno il voto e prendono il voto. Perugia è diventata come… ora non so da dove venite voi, ma insomma perugia non era mica il molise o la Calabria, perugia adesso il centro è in mano agli spacciatori. Poi tutti a fare i centri commerciali con le mafie, ovunque. Tutto furti, ladri, ammazzamenti.

Il tizio, pelatino, capelli grigi, riesce solo a dire che non è di Perugia. Il perugino non si ferma più, la sua storia tocca tutti gli argomenti dello scibile umano. Bersaglio preferito, comunque, i sindacati e i comunisti. Poi la massoneria, le mafie, i giudici. Non ce n’è per nessuno.

–Io per carità, le ideologie non ce l’ho. Però anche alla stazione, al binario, le cartacce per terra pegg-ch-a-napoli.

Non si ferma più. Il tizio non riesce neanche ad alzare la testa, la confessione non sembra ancora finita, anzi. Io ascolto e prendo appunti al computer, ogni tanto prova a coinvolgere anche me, ma resisto.

–Perché voglio dì, a Perugia c’erano genitori che avevano staccato i canali mediaset per non far vedere canale5 ai propri figli! Neanche nel medioevo! E intanto alla rai mandavano i film truccati dai comunisti. Per dire, sto ragazzo qua c’ha un Appol. Se non glie dai la possibilità de comprare Appol, diventamo come Cuba.

Trattengo le risate ma tradisco un sorriso. Ancora però resisto, devo resistere. Non voglio interrompere la confessione. Arriviamo a Terontola intanto, un paesone vicino Arezzo noto per la sua stazione ferroviaria. Non è che sia grande o famosa, in realtà, ma ci fermano i treni a lunga percorrenza e questo per un umbro è già segno di posto molto importante.

–Ecco vedi? Qui già si nota che siamo in toscana. Non c’è una cartaccia per terra. E’ che sti marocchini tanto non vogliono crescere, non si vogliono evolvere. Le sinistre hanno voluto che la gente rimanesse ignorante, per governarla. E adesso hanno creato sto elettorato ignorante, che c’è caso che i forconi li piglia per davvero e poi? Poi voglio vedere che glie arcontano.

La moglie si sveglia un attimo per controllare i biglietti del treno. Tutto a posto, il cambio è più avanti. Prova a riaddormentarsi ma non è facile stavolta, perché il marito ha preso confidenza con il confessore ed ha alzato il volume.

–E’ che sto paese è al contrario. Cioè tu qui Stecchino, quello della nave affondata, va a insegnare all’università! Ma io me domando e dico dua semo finiti. Che poi voglio dire, è una questione de buonsenso. Voglio dire, se lei lavora su un ufficio che è pieno de merda da tutt-le-parti, magari lei trova il tempo di pulirlo anche se le pulizie non gliele pagano, no? E bè a Perugia manco quello.

Quando gli argomenti e i nemici sembrano finiti, ecco che sale una coppia ancora più strana. Lei sulla settantina, con l’accento inglese fa subito notare al confessato che ha sbagliato posto:

–il 61..si quello è il mio posto!

–Sì sì signora, è che io se vo a marcia indietro me fa male.

–…è il mio posto!

–sì sì pronti, ecco le prendo la valigia.

La signora si placa, sorride, fa entrare anche il marito e la giostra ricomincia. Il tizio che si è ascoltato tutta la confessione è sollevato, ha la faccia di uno che si è tolto un mattone dallo stomaco. Ora la coppia anglofona è al centro dell’attenzione. Subito le presentazioni. Sono americani ma in pensione, fanno sei mesi a Manhattan e sei mesi nel Casentino.

–c’è una pace nei boschi del casentino…altro che new york!

–ah ma anche mia moglie è di new york!

Costretta a svegliarsi di nuovo, la moglie si unisce al discorso.

–sì, sono cresciuta a new york…

–wow! che bello e dove?

–Long Island. I miei erano messicani, io però sono nata lì. Poi sono venuta in Italia.

–Eh ma noi italiani in america ci siamo stati tanti, abbiamo fatto tanto. Per dire anche Sinatra era italiano.

–Ah sì! Frankie veniva al nostro ristorante ogni tanto.

La coppia di anziani che viaggia in Intercity aveva un ristorante a Manhattan, con tanto di Frank Sinatra che ogni tanto capitava.  Nel frattempo, anche io ero stato trascinato dal perugino dentro ai suoi discorsi. Politica, politica Marscianese su cui sono più ferrato. Ovviamente si parla anche di america insieme ai cuochi di the Voice.

–Eh ma new york per un giovane è un posto ideale! La città che non dorme mai! E voi invece Perugia la conoscete? E’ bellissima

–Sì sì, siamo stati diverse volte.

–E a Torgiano? C’è un ottimo vino, lungarotti…

–Sì sì, conosciamo anche lungarotti, molto buono.

–Eh ma allora dovete venire a trovarci! Dai, daje il biglietto da visita

La moglie tira fuori un biglietto da visita e lo porge agli americani. Loro ricambiano, poi guardano me e ne danno due anche a me. Lui è Cavaliere, lei ha una tenuta medioevale oggi chiamata agriturismo per non dare nell’occhio. Probabilmente ci sono anche i vassalli. Mi trovo spiazzato ma in un attimo risolvo: ho anche io un biglietto da visita. Isti-CNR, mica cotica. Prego, ecco a voi. Il confessato si illumina, un altro giovane perugino con il biglietto da visita! Ormai siamo amici. Gli americani scendono, noi da Perugia proseguiamo per pisa. E via, un’altra ora di storia della massoneria, poi musulmani, poi mafia del cemento, poi i comunisti, poi addirittura il minimetrò.

–…quel trabiccolo pare una funivia. Pensa che appena inaugurato glie fecero un video che ce andavano a scià!

Non posso nascondermi più. Fino adesso ho poco più che annuito, impossibilitato a parlare dal fiume in piena. Ma ora tocca a me.

–già, c’ero anche io lì.

–Davero! Ma senti un po’! Ecco do t’avevo visto!

Momenti di gioia e giubilo terminati ovviamente con un selfie da mostrare al figlio, grande fan del video quando uscì.

Arriviamo a pisa alle 9.30, le nostre strade ora si dividono. Ci salutiamo come grandi amici. In realtà lo siamo stati, per queste poche ore. Nel fiume di parole, opere e omissioni, qualcosa con cui ero d’accordo anche io forse c’era. Se non altro il video del minimetrò, un capolavoro senza tempo con una sola battuta ancora più efficace del non-sono-stato-io di Bart Simpson. (per la cronaca: “La farà la neve?”)

Il biglietto dell’intercity costa l’ira di ddio, ma compresi nel prezzo ci sono i pensieri degli italiani. Tutti. Un turbine di parole che si contraddicono ad ogni tutun tutun del treno, a soli 30€ per pochi km. Ma chi c’ammazza.

Lascia un commento

Archiviato in argite, io me piasse ncolpo

Scioperi

gaza

Autunno 2014. Scioperano i poliziotti e vanno a manifestare, e i carabinieri li manganellano. Poi scioperano i carabinieri e le guardie forestali gli danno fuoco come a un bosco. Poi arrivano i pompieri con gli idranti. Poi arriva Renzi col mantello di superman che carica i pompieri come fosse un canadair. Poi allo stadio tutti si menano perché non ci sono i poliziotti, e rimane vivo solo un omino che si era nascosto sotto la tribuna ad ascoltare di nascosto i risultati della terza categoria alla radio. Poi i Notav entrano nei cantieri delle gallerie e scoprono l’amianto e muoiono anche loro. Poi per strada la gente parcheggia sulle strisce, scende a prendersi una dose di droga, risale in macchina e parte a 200 km/h saltando sopra alle rotonde. Poi gli autovelox cominciano a farsi i selfie perché si annoiano. Poi gli studenti occupano la scuola e non arriva nessuno a sgomberarli, così dalla disperazione si mettono a studiare Leopardi. Poi i carcerati evadono e fanno un colpo di stato, saccheggiano tutti i supermercati e muoiono per indigestione di tonno riomare. 

Alla fine, l’unico sopravvissuto è un certo Mario. Dormiva e non si è accorto di niente. Legge l’ultima pagina dell’ultimo giornale rimasto per capire che diavolo è successo. 

“Tutto sto casino per lo stipendio bloccato. Ma almeno non te l’abbassano, torzone!”

Lascia un commento

Archiviato in argite, io me piasse ncolpo

Il kolchoz nella prateria

bucciottino

Marsciano, ore 19. La scuola elementare sembra già in vacanza, è deserta anche oggi che ospita i seggi elettorali. L’affluenza è poco sopra al trenta percento. Per chi ha preso la maggioranza dei voti al primo turno, è un brutto segnale. Ecco perché è scattato il piano B.

 Gli attivisti del partito democratico accedono alle liste dei votanti. Si segnano uno a uno chi non ha votato e si attaccano al telefono. Non si può fare, magari è pure reato, ma i presidenti di seggio sono amici loro. Ad un certo punto arriva uno con un elenco telefonico. Chiamano anche quelli che non conoscono, di cui non hanno il numero.

Alla fine ce l’hanno fatta. Nel giorno più nero per il Pd umbro, a Marsciano il “partito” strappa la riconferma. Certo, ha dovuto inserire in coalizione gli ultimi due candidati sindaco del centrodestra, oltre a quello della lista civica che risponde alla chiesa. Una democrazia cristiana tenuta su con lo scotch. Però funziona, ha funzionato. Alla faccia di Perugia, di Livorno e compagnia cantante. Per altri cinque anni potranno evitare di andare a lavorare e stare in comune a fare i passacarte del potente di turno. Nuovo centro commerciale? Pronti. Discarica in campagna? Come no. L’importante è rimanere lì, perché qua fuori è un brutto mondo.

A sinistra c’è una prateria aperta, sconfinata. Ci sono astenuti, non votanti, ignoranti. Non c’avemo una lira ma tocca percorrerla tutta, a costo de fassela in bicicletta.

Lascia un commento

Archiviato in argite, il gatto Silvio, io me piasse ncolpo

Io mi ricordo

1899947_10201468679910964_58643248_n
Sabato d’estate di qualche anno fa, nella valle del Tevere c’era poco o niente da fare. Tanto valeva fare un giro alla sagra a Ripabianca, paese di qualche centinaia di anime famoso per l’uscita omonima della superstrada. L’indomani ci sarebbe stato il referendum abrogativo sulla legge 40, quello dove mancò il quorum perché i cattolici decisero di stare a casa. Che il loro dio li fulmini, ma questa è un’altra storia. Quella sera, a un certo punto, un improbabile DJ si mise ad urlare al microfono: “domani ci sono i referendummmmmm! Ma a noi non ci frega un cazzo perché la politica fa schifooooo!”.

Mi ricordo quella sera come se fosse ieri, non so perché. Fatto sta che oggi, per caso, ho scoperto che quel dj ora è un fervente attivista grillino. Va in giro con i banchetti M5S a raccogliere firme.

Lascia un commento

Archiviato in argite, biografologia, io me piasse ncolpo

O fai le controslide o stai zitto

Italiano sullo slide

Italiano sullo slide


Ieri, passeggiando per il centro, ho incontrato uno che cacava per strada. Sul marciapiede, di fronte al portone di un palazzo. Era lì tranquillo, fischiettava. Ad un certo punto, esce un abitante del palazzo.

“Scusi ma cosa cazzo fa?”
“A casa ho il bagno rotto.”
“E mi caca davanti al portone di casa?”
“Sempre a criticare! Mi faccia una proposta alternativa piuttosto! E’ facile parlare, ma io stamattina dovevo pur cacare no?”

Poco dopo, a pranzo, su un tavolo vicino al mio il cameriere ha appena servito un piatto di terra. C’è qualche sassetto, molto fango e della gramigna. Il cliente guarda il piatto, stralunato.

“Scusi, ma questo cos’è?”
“E’ l’antipasto di terra signore, come lei ha ordinato”
“Ma mi sta prendendo in giro?”
“Eccolo! La solita superiorità morale! Cosa è lei, chef? Allora lo faccia lei il menù! Ci proponga lei qualcosa da servire!”

Poi sono tornato a casa, ho acceso la tv. C’era un tizio con delle slide.

Lascia un commento

Archiviato in argite, il gatto Silvio

Schizofrenia

Responsabile comunicazione del PD, renziano di ferro

Responsabile comunicazione del PD, renziano di ferro

Il nuovo premier parla al senato. Illustra il suo progetto di governo, chiede la fiducia, come si suol dire. Parla di rivoluzione, di cambiamento, di una paese che deve uscire dalla palude in cui è finito. Di fianco a lui c’è il ministro dell’Interno, lo stesso del governo precedente. Lo ha riconfermato. Ne aveva chiesto le dimissioni un anno prima. Vicino c’è il ministro della cultura: il nuovo premier lo aveva chiamato “vice-disastro”.  C’è un qualcosa di folle in tutto questo, ci deve essere qualche potente allucinogeno finito negli acquedotti italiani in questi giorni. Renzi è l’espressione di un trip collettivo che gli italiani si stanno facendo tutti insieme.

Questa nuova droga va a colpire i centri del cervello in cui risiedono i circuiti logici. Capita di sentire, dalle stesse persone,  giudizi diversi su due fatti uguali. L’Ucraina ad esempio: il premier Yanukovich è un tiranno, spara sui manifestanti. Sacrosanto. Una pagina davvero triste della storia europea, con gli alberghi di Kiev trasformati in obitori. Gli stessi che si indignano per Yanukovich dicevano – dicono ancora! – che Carlo Giuliani se l’era cercata, fece bene il governo a far sparare, a mettere Genova a ferro e fuoco. Diaz compresa. Se spara il governo italiano, ha fatto bene, se spara quello ucraino, è una dittatura. Ma stiamo scherzando?

I marò, riportiamo a casa i marò. Tutti a chiedere di far tornare a casa i marò. Quando i militari americani uccisero venti persone in Trentino, tutti indignati perché gli americani col cavolo che si fecero processare in Italia (in America li hanno assolti). Gli indiani fanno coi marò quello che noi avremmo voluto fare con i militari americani, eppure c’è ancora – e sono tanti – chi vuole riportare a casa i marò, per processarli qui. Quindi: militari stranieri uccidono in Italia, “lasciateceli!”. Militari italiani uccidono all’estero: “ridateceli!”.

La droga è una brutta bestia ragazzi.

4 commenti

Archiviato in argite, giornalismi d'antan