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Un dottorato conta più di un cantante

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Il brutto di una salita è guardarla, quando comincia. Uno dei segreti per arrivare in cima, dicono, è quello di non guardare mai in su. A volte, però, sembrano non esserci rimedi. Quando sei in fondo, in mezzo alla nebbia, la tentazione più forte è lasciar perdere, girare la bici e tornare a casa.

Quattro anni fa altro che nebbia, mi pareva di essere stato deportato in pianura padana. Non sapevo neanche la strada, non c’era neanche un cartello. Poi però, con fortuna e fatica, sono arrivato in cima. Pi Heich Di, lo chiamano gli americani.

E’ stata un avventura strabiliante. Ho girato mezzo mondo, dal sud america all’est europa. Ho conosciuto e lavorato con cervelli che, come dicono al paese mio, “je fumono i sorbi”. Senza capire bene come, mi sono ritrovato a scrivere o con uno dei miei romanzieri preferiti, a cena con gente che forse prenderà un Nobel tra qualche anno, addirittura ad un certo punto ero al Camp Nou a discutere di tecnologia mentre passava Iniesta che andava ad allenarsi. Non so ancora se ero io ad essere dentro FIFA15 o lui uscito dalla Xbox.

Il bello di una salita, è guardare in giù quando si è in cima. Perché anche se lo sguardo si perde, la rivedi tutta. Metro per metro. Il piccolissimo io, laggiù in fondo, che suda e arranca senza neanche sapere se e dove arriverà, sembra quasi ridicolo. E invece, eccolo qua. Grazie, freghi. Grazie a tutti.

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Santana per un’altra Europa

Rieccoci. Nuova tornata elettorale ed ennesimo impietoso riassunto delle puntate precedenti. Un anno fa le comunali marscianesi, finite a 300 voti dalla vittoria. Poco prima le politiche, un disastro. Cinque anni fa le regionali in cui per la prima volta ho annullato una scheda elettorale. C’erano tre schieramenti: il Pd con la Gadiuscia Marini – ex sindaco di Todi ricordata per essere riuscita a far vincere la destra dopo 60 anni – l’Udc (sic.) con la Binetti (SIC.) e Forza Italia con una che si chiama Fiammetta. Fu una campagna elettorale tremenda, ho ricevuto decine di sms non richiesti dal comitato della Marini, mi informavano su tutti i suoi spostamenti. Oggi cena a Porchiano con Catiuscia, domani incontro con l’Arci Greppolischieto. Annullai la scheda per mancanza di alternative, mentre il sindaco che ha devastato Marsciano a botte di cemento e favori ai suoi amici ricchi prese 8mila preferenze  e venne eletto in consiglio regionale.

Dal 2010 qualcosa è cambiato. Se non altro, la mancanza di alternative non si può lamentare. C’è addirittura un candidato governatore sostenuto da “Alternativa Riformista”, con la cannabis al centro del suo programma. C’è Casa Clown che si presenta separata da Forza Nuova, perché anche tra i fascisti c’è la gara a chi è più fascista. Ci sono i grillini che hanno scelto on line una candidata, poi l’hanno fatta dimettere, poi si è dimesso anche il secondo classificato, infine hanno scelto il terzo, anche se pure lui ha un passato tra le file di Forza Italia e per questo andrebbe sostituito; per fortuna, si erano stufati e si sono fermati. Ci sono poi le forze classiche: la Gadiuscia con il Pd e il suo carrozzone di clientele-marchette-hashtag-responsabilità-mai a lavorà, e c’è tal Ricci, uno che cinque anni fa venne scartato da Berlusconi perché troppo brutto per i cartelloni. Perché cinque anni fa il discorso politico volava ad alti livelli, e grazie al bipolarismo si parlava solo delle orecchie a sventola di Ricci.

Per fortuna, a questo giro c’è anche un’alternativa alle alternative cannabinoidi-grilline. A Marsciano ci sono ragazzi di venti anni che fanno campagna elettorale, di giorno lavorano e di notte vanno ad attaccare i manifesti. Ci vanno perché il loro lavoro è precario, sottopagato, come quello dei loro coetanei. Ci vanno perché senza la loro partecipazione politica, il lavoro sarebbe ancora più precario, probabilmente. Neanche i partiti principali hanno più militanti. Alle riunioni del Pd c’è la stessa gente che la mattina fa la fila alle poste per la pensione.  Un fermento politico così, a Marsciano, non si vedeva dagli anni del PCI. Rassegne cinematografiche, musicali, ri-acquisizione di casermoni abbandonati: non più tardi di dieci anni fa a Marsciano l’unica occupazione era guardare chi passava con la macchina sgommando davanti al centro commerciale.

Per questo, stavolta non ho dubbi. La mia regola è sempre quella: vota il primo partito di sinistra fuori dal Pd. Cinque anni fa non c’era, domani c’è. L’Umbria per un’altra Europa ha un candidato governatore, Vecchietti, di 34 anni. Lo senti parlare e non mette una virgola fuori posto neanche con Sbirulino davanti che fa le capriole. A Marsciano, proprio per recuperare il mio voto alle regionali, mi hanno messo due candidati consiglieri disegnati sulle mie preferenze: Sanni Mezzasoma è un anti-giuventino dichiarato che costruisce case in terra e paglia. Mi sembrava una follia (la paglia, non l’anti-giuventinità) e invece una casa in terra e paglia ha una resa che al confronto i mattoni di briziarelli sono sofficini findus. Tania Natalizi è la maestra che tutti noi non abbiamo mai avuto (perché le mie erano tutte vecchie e acide?).

Questa europa non l’ha scritta Santana, e si vede. Cambiamola.

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Il Riva del commendatore

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Omini e yacht

Dopo il capodanno a Cortina, non può mancare il ferragosto a Forte dei Marmi. Basta seguire la carovana dei milanesi, commendator Zampetti in testa, passando dalla seconda casa vista statale delle Dolomiti all’appartamento lungo l’Aurelia. Al Forte, come lo chiamano gli habitué e dunque anche io per non sentirmi un poveraccio, le case rispettano una gerarchia precisa. Sul lungomare ci sono le ville di quelli che contano, tipo Bocelli, Agnelli e via dicendo. Man mano che ci si allontana in direzione entroterra, le case si fanno più piccole e più abbordabili. Un bauscia medio-alto se le può permettere, seppure con qualche patema d’animo. I prezzi sono calati un po’ ovunque, qui però tengono grazie ai russi in mercedes che vengono a spendere i loro rubli in Versilia. Così l’italiano, per non fare brutta figura, soffre ma spende. Fortuna vuole che con la crisi in Ucraina, Putin abbia dato mandato di non passare le vacanze in Europa. Gli albergatori e i palazzinari, per la prima volta nella storia moderna, pregano per la pace.

Non c’è solo la ricchezza al Forte, quest’anno tocca anche alle istituzioni. Da buon fiorentino arricchito, Renzi ha passato le sue vacanze qui, in un albergo in cui una doppia costa 800 euro a notte. Insieme a lui l’immancabile Boschi, per la gioia di tutto l’elettorato, sia esso di destra o di sinistra. La Maria Elenona piace a tutti. Un po’ meno consensi ha riscosso il topless del ministro dell’Istruzione, tra l’altro volata poco dopo al meeting di Comunione e Liberazione. Ai cattolici non piacciono le mezze misure: dai bambini passano direttamente alle nudità delle signore anziane. Il governo lavora anche dalla Versilia, comunque. Sono partite proposte di scuole aperte solo da ottobre, sono volate secchiate d’acqua per la ricerca e nel frattempo Galliani, a pochi passi da Renzi, si occupava di calcio mercato. Il paese può stare tranquillo, il nostro futuro lo decidono in Versilia, dove una fetta di cocomero costa 4 euro. 

Lotta di classe lungo l'Aurelia

Lotta di classe lungo l’Aurelia

La mia guida al Forte non può che essere il Versiliese. Nato e cresciuto in questa specie di paese dei balocchi, negli anni si è creato un suo universo parallelo in cui la gente che frequenta la Versilia d’estate è davvero gente che pensa al futuro del paese, che ama divertirsi la sera ma è responsabile di giorno. Un universo in cui un premier che è diventato presidente del consiglio con una bugia è una persona affidabile. D’altronde, se nasci in Versilia da non miliardario, il rischio di diventare terrorista c’è. Per questo il Versiliese ha creato un bunker a pochi km dalla spiaggia, attrezzato con piscina da ammollo, orto con babbo addetto, cucina e zia preposta alla preparazione dei tordelli, piatto per versiliesi veri. Altro che l’oro dei russi, nella tenuta del Versiliese il valore più scambiato è la ciccia per il ragù. 

La sera non discute, c’è l’aperitivo. Dominano i milanesi, non poteva essere altrimenti. Spritz al Seven Apples, 15 euro e passa la paura. All’ingresso buttafuori vestiti come Maitre, se non sei in camicia non ti fanno entrare. Fuori è terra di nessuno, se lasci un telefono in macchina te la aprono. Sono tutti vestiti come fosse il rinfresco di un matrimonio, in effetti se uno ci si svegliasse potrebbe non capire la differenza. C’è il buffet a bordo piscina, ci sono le sgallettate tiratissime col vestito da sera svolazzante che ballano Maracaibo, sono tentato anche io di urlare “viva la sposa!”. Tempo un’ora e il locale si riempie, diventa impossibile camminare. Un locale esclusivo pieno di gente. Chissà come sono i locali inclusivi. 

romaimperiale

qui soggiorna Galliani

Forte dei Marmi ad agosto è un posto strano, come Cortina a dicembre. Il famoso 20% che possiede l’80% delle risorse si ritrova lì, e fa specie vedere come siano essere umani anche loro. Con le loro debolezze, come noi. Loro le placano tritando soldi, ecco perché a noi restante 80% ci fa un po’ strano. Il posto più curioso di Forte de Marmi è la piazzetta di fronte al pontile. La domenica pomeriggio è piena di persone di tutte le razze, asiatici in particolare: sono i domestici delle ville nel loro giorno di riposo. Non so perché, ma mettono allegria. Forse sono gli unici normali in questo posto, i più simili agli italiani. Domestici della classe dirigente, ripuliamo i loro soldi con i nostri consumi moderati e li chiamiamo tutti signore. Pochi metri più in là c’è l’hotel Roma Imperiale, 1600 euro a notte. 

Prima che mi si faccia il sangue amaro, riguardo Sapore di Mare. A settembre non posso farne a meno.

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Agosto comunista ti conosco

open data umbriaDopo la serata a tema “blogger marscianesi” in cui abbiamo passato il tempo a parlar male dei politici marscianesi, la serata “grande fratello” dove abbiamo visto come un google qualsiasi potrebbe – se volesse – spiarci comodamente, eccoci ad un nuovo appuntamento con la festa dei Comunisti.

Quest’anno il tema sarà più serio, almeno in partenza. Parleremo di Open Data, ovvero dei dati che ogni pubblica amministrazione potrebbe rendere disponibili così da darci la possibilità di conoscere davvero il paese in cui viviamo (e di operare come fossimo spie del kgb che sanno tutto). L’argomento è caldo, in Italia tanti enti pubblici stanno cominciando a rendere disponibili i propri dati. Inoltre c’è una comunità sempre più nutrita di smanettoni al servizio degli Open Data, sono volontari che hanno realizzato, tra le ultime cose, la mappa online dei beni confiscati alle mafie: http://sod.confiscatibene.it/  

Ospite d’onore sarà uno dei massimi esperti di Open Data del Cnr di Pisa, nonché compagno di mille vacanze premio: il Versiliese. Con lui parlerò di come gli Open Data potranno aiutarci a capire la nullità del governo Renzi, inoltre presenteremo anche un paio di esempi reali. Uno su tutti: lo sapevate che Trenitalia ha ottenuto un  premio dalla regione per la puntualità dei suoi treni? Osservando i dati di mesi e mesi di treni, possiamo capire come sia possibile questo paradosso.

Ordunque, ci vediamo sabato alle 9 alla festa a Schiavo.

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Archiviato in biografologia, giornalismi d'antan, il gatto Silvio

Bubbolo torna dall’Estonia

Bubbolo al valore

Bubbolo al valore

Ogni vacanza premio ha la sua degna conclusione. Ogni premiato sa che al termine di conflitti infiniti c’è sempre lo stesso finale: ombrelloni chiusi, pioggia sulla spiaggia di Forte dei Marmi. Agosto è finito, Jerry Calà torna nella sua Milano e Marina Suma non trattiene le lacrime.

Anche in Estonia è stata la stessa cosa. Il dramma si stava consumando, le donnine della burocrazia, unite insieme alle padrone di casa, stavano piazzando la mossa finale. In tutti i modi hanno cercato di distruggere la mia esistenza, già provata dall’inverno ex sovietico. Firme in originale da chiedere a professori pisani,  due traslochi da fare negli ultimi tre giorni, sovrapprezzi per qualsiasi cosa.

Il finale di Sapore di mare, però, era lì, pronto. Direttamente da Fortaleza dei Marmi, passando per l’aperitivo in piazza Duomo a Milano, ecco che arriva il versiliese. L’uomo delle vacanze premio. Con sprezzo del pericolo, a colpi di caipirinha, ha rispedito le donnine nei loro angusti uffici. Ogni cosa è stata rimessa al suo posto. Tartu, per la sua praticità, è diventata una versione nordica di Pietrasanta. Il porto di Tallinn, d’incanto, si è tramutato in quello di Viareggio. I pancake estoni rinominati Testaroli al pesto, sebbene il pesto non sapesse di niente.

Bubbolo torna dall’Estonia con onore. L’Armata Rossa gli ha anche dato una medaglia, come quella dei veterani. In questa sua missione ha imparato tanto, ha studiato uomini e cani per capire se davvero chi fosse il miglior amico di chi. E’ solo formalità. Uomini e cani si odiano in ogni possibile combinazione: uomo-uomo, uomo-cane, cane-cane. D’altronde sono le bestie più stupide del globo (I cani di più, comunque, perché si fanno tenere al guinzaglio da uno stupido).

Ecco Cocciante. Cara celeste nostalgia. Si va a casa.

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Bubbolo va in Estonia – #4

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“Qui non c’è niente”

Le biondine che pascolano all’università di Tartu sono nate quando già l’unione sovietica non esisteva più, e non sono neanche troppo curiose sulla storia del secolo scorso. Come per qualsiasi altro argomento, la risposta estone è il silenzio. Eppure nelle campagne ci sono ancora i kolchoz, in città si vive ancora nei palazzi sovietici: tutti uguali, spazi divisi equamente, scale ridotte al minimo e cucina quasi inesistente.

A Tallinn c’è un piccolo museo dedicato al KGB, è all’interno dell’Hotel Viru, albergo tra i più importanti della città. E’ una costruzione di 23 piani, dalla cima si domina la città e al tempo dell’unione sovietica era l’unico albergo in cui potevano soggiornare i turisti occidentali. Proprio per questo, il KGB aveva un piano riservato ai suoi uffici. Nei giorni dell’indipendenza estone, i sovietici lasciarono in fretta e furia le loro postazioni, così alcune stanze del Viru sono rimaste ancora come venti anni fa.

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spionaggio pre-Instagram

Il motivo della presenza del KGB in un albergo era semplice: ogni occidentale è una potenziale spia. Allo stesso tempo, agli stranieri andava mostrato come in unione sovietica non ci fosse l’inferno, anzi. Per questo l’albergo era una città nella città: aveva scorte alimentari introvabili, cucine che neanche per mandare avanti un esercito. Lavorare al Viru, per un estone, era un privilegio non da poco. Poteva mangiare cose che altrimenti si sarebbe sognato. Nell’albergo lavoravano 1000 persone, quando il numero massimo di persone ospitabili era 200.

La maggior parte delle stanze erano cablate: muri e lampade avevano microfoni collegati con le stanze del KGB al 23esimo piano. Uno degli aneddoti più inquietanti riguarda il turista che non trova la carta igienica al bagno ed esclama:
“manco la carta c’hon dato sti russi!”. Pochi minuti dopo, i camerieri si presentavano alla porta con la carta. Ad ogni piano c’era una vecchia, seduta ad una scrivania. Il suo compito era appuntare tutto quello che vedeva. Quello che fa ogni vecchia del mondo, solo che le vecchie dell’hotel Viru erano agenti del KGB.

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Pronto, D’Alema ci sei?

L’ascensore dell’albergo non arriva al 23esimo piano, si ferma al 22. Da lì, si salgono le scale. C’è una porta con scritto, in russo: “qui non c’è niente”. E’  la stanza con le apparecchiature tecniche e le planimetrie dell’albergo, con il posizionamento dei microfoni e dei fori per fare le foto con l’apposita macchina fotografica. C’è poi la stanza del capo, con il telefono rosso senza tasti: bastava alzare la cornetta e rispondeva direttamente Mosca. E’ il paradiso del memorabilia.

Venire a contatto con questa realtà, anche se per così poco, riempie la mente di dubbi. Non è possibile che un sistema così complicato e fuori di senno possa aver resistito tutti quegli anni. La meticolosità nel nascondere qualsiasi cosa, nel reprimere i comportamenti occidentali, ovvero quelli umani, ha del disumano. Siamo possessivi, siamo competivi, siamo animali. Per questo il mercato libero funziona, asseconda i nostri istinti primordiali. Per una volta, è d’accordo anche Bubbolo: “i cani non vogliono guinzagli: i cani vogliono essere liberi di incontrarsi per strada e attaccarsi a vicenda. Abbaiare, ringhiare, mordere. Certo, se hai la sfortuna di nascere bassotto, proverai ad azzannare un dobermann e ne uscirai malconcio. Ma anche questo è meglio del guinzaglio, anche se il guinzaglio avrebbe salvato il bassotto. Sei nato cane piccolo, pazienza: morderai ciò che i dobermann ti lasceranno. “

Eppure, nonostante l’unione sovietica sia stata una dittatura feroce, mantiene un fascino al limite dell’irrazionale. Perché in questa terra sconfinata dove non vedono la luce per mesi e muoiono di freddo, ad un certo punto hanno provato ad inseguire un’utopia, e ci hanno provato con la forza. Hanno fallito miseramente, si sono scannati tra di loro pur di convincersi che no, non erano animali e potevano dividere le risorse equamente tra di loro. Tanti russi ci hanno creduto, tanti addirittura ci credono ancora. Un popolo abituato a svegliarsi ogni mattina in mezzo alla tundra, sopporta anche una dittatura.

Vivendo nell’ex unione sovietica si ha l’impressione che tentarono la via del comunismo perché non avevano così tanto di  meglio da fare.

Quando vivi qui, capitalismo o comunismo fanno poca differenza

Quando vivi qui, capitalismo o comunismo fanno poca differenza

 

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Io mi ricordo

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Sabato d’estate di qualche anno fa, nella valle del Tevere c’era poco o niente da fare. Tanto valeva fare un giro alla sagra a Ripabianca, paese di qualche centinaia di anime famoso per l’uscita omonima della superstrada. L’indomani ci sarebbe stato il referendum abrogativo sulla legge 40, quello dove mancò il quorum perché i cattolici decisero di stare a casa. Che il loro dio li fulmini, ma questa è un’altra storia. Quella sera, a un certo punto, un improbabile DJ si mise ad urlare al microfono: “domani ci sono i referendummmmmm! Ma a noi non ci frega un cazzo perché la politica fa schifooooo!”.

Mi ricordo quella sera come se fosse ieri, non so perché. Fatto sta che oggi, per caso, ho scoperto che quel dj ora è un fervente attivista grillino. Va in giro con i banchetti M5S a raccogliere firme.

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