Archivi categoria: il gatto Silvio

Charlie n’est pas leghista

0

I pranzi delle feste natalizie offrono sempre spunti interessanti. Danno l’opportunità di stilare un sondaggio, come quelli che mandano al telegiornale, forse più affidabili. Di anno in anno, il parentame cambia idee politiche, si concentra su problemi diversi, identifica nemici mutevoli. Nel mio sondaggio personale, con un campione statistico che va da Natale alla Befana, ho potuto osservare fenomeni interessanti. Prima di tutto, Renzi non ha più la fiducia che aveva a Pasqua. Il bluff ormai è chiaro a tutti. Nonostante questo, il sindacato è ancora visto come la radice dei mali di un’azienda, che sia pubblica o privata. Di fatto, escono fuori delle regole associative un po’ zoppe, del tipo:

Se un’azienda va bene, è merito dell’imprenditore. Se un’azienda va male, è colpa dei lavoratori pelandroni e del sindacato che li protegge.

Il dibattito politico è circoscritto a questi temi caldi, per lo più generalisti. Del successore di Napolitano non può fregare di meno a qualcuno, le leggi salva-Berlusconi ormai non stupiscono neanche più. Altro dettaglio interessante, le opinioni nel corso degli anni possono mutare fino a contraddirsi. Sarà colpa dell’overdose di dolci, ma non c’è la sensibilità di sentirsi spaesati quando la politica economica che stai sostenendo è approvata anche dal tuo nemico giurato. A Pasqua di tanti anni fa si difendeva l’articolo 18, oggi invece è un privilegio inutile che frena i mercati. Sarà che chi è in pensione, dell’articolo 18 può pure fregarsene.

Vale lo stesso per la vicenda di Charlie Hebdo, giornale satirico che non risparmiava nessuno, ora difeso a spada tratta (giustamente) da tutti, anche dai bersagli (ignari) preferiti. Eppure, quando dalla tua parte si siede gente come Salvini, Ferrara, Borghezio, almeno un po’ di prurito lo dovresti provare. Che poi, perché un terrorista islamico non comincia a uccidere prima gli anti islamici? E se lo facessero, non sarebbe comunque terribile? Proveremmo dolore per persone orribili. Nella sfortuna, in Italia non corriamo grossi rischi. Di giornali liberi ce ne sono pochi, la satira è stata azzoppata da un pezzo, e ai criminali che uccidono giornalisti e scrittori siamo abituati da tempo.

Alla fine, comunque, arriva sempre il dolce. Che sia un pandoro mainstream o delle pinoccate hipster, la discussione finisce. L’appuntamento per il prossimo sondaggio parental-elettorale è a Pasqua. La sensazione è che Renzi farà la fine degli agnelli.

Lascia un commento

Archiviato in Flanders, il gatto Silvio

Cambiare faccia, adesso

Invece di protestare, apritevi un fondo d'investimento alle Cayman

Invece di protestare, apritevi un fondo d’investimento alle Cayman

Piazzale Loreto è piena di lampioni, ieri mussolini, oggi berlusconi.

La cantavamo a squarciagola nel 2002, al Circo Massimo. Il signor B. voleva cancellare l’articolo 18, la piazza rispose a voce alta. Eravamo una marea di gente. Sono passati dodici anni, in teoria qualcosa dovrebbe essere cambiato. Ad esempio, nel 2002 una connessione ADSL costava l’ira di dio e non era disponibile ovunque. Le penne USB erano da 128 Mb. Avevamo tutti un nokia 3310.

Dopo tutto questo tempo, il governo vuole di nuovo cancellare l’art.18 e la piazza ha risposto come allora. Con tutti i distinguo del caso –non esiste ancora una vera e propria proposta di legge, Renzi lo ha solo detto e contraddetto ogni tanto– e nonostante in questi anni sia successo un po’ di tutto, siamo ancora all’articolo 18. Siamo ancora al “per creare lavoro dobbiamo poter licenziare” .  Ieri a Roma mancava un po’ di gente, rispetto a dodici anni fa. Quella gente che ieri ha scelto, seppur idealmente, la riunione di Renzi con gli imprenditori. Fulminati dalla rottamazione renziana, si sono ritrovati come i grillini: in un mondo tutto loro dove il loro amato Renzi fa e dice ciò che si aspettano dal loro premier. A chiedere la stessa cosa a due renziani, si ottengono due risposte diverse seguite dallo stesso finale: sei un gufo.
Dopo otto mesi in cui l’unica mossa del governo sono stati i famosi 80 euro per vincere le elezioni, dopo otto mesi con risultati economici miseri, dopo una finta rottamazione con tutti i “capoccioni” rimasti a dirigere le aziende pubbliche,  dopo il famigerato patto con Berlusconi: gli innamorati di renzi, sono ancora lì, a credere che il loro beniamino stia facendo davvero quello che aspettavano da tanti anni. Quello per cui nel 2002 manifestavano insieme a noi.

Per fortuna, anche la droga più potente prima o poi non ha più effetti. I nostri amici renziani tra non molto capiranno di non avere niente a che spartire con il mondo dell’alta finanza che va a braccetto con Renzi. Si renderanno conto, ad un certo punto, di essere finiti a cantare la stessa messa dei berluscones: “qui c’è l’Italia che crea lavoro!” (complimenti per i risultati..). “Il diritto allo sciopero crea disoccupazione!” (e invece i fondi d’investimento con base alle Cayman cosa creano?). “I gufi non ci fanno lavorare!” (ringraziateli allora…)

A presto, amici renziani.

1 Commento

Archiviato in giornalismi d'antan, il gatto Silvio

Agosto comunista ti conosco

open data umbriaDopo la serata a tema “blogger marscianesi” in cui abbiamo passato il tempo a parlar male dei politici marscianesi, la serata “grande fratello” dove abbiamo visto come un google qualsiasi potrebbe – se volesse – spiarci comodamente, eccoci ad un nuovo appuntamento con la festa dei Comunisti.

Quest’anno il tema sarà più serio, almeno in partenza. Parleremo di Open Data, ovvero dei dati che ogni pubblica amministrazione potrebbe rendere disponibili così da darci la possibilità di conoscere davvero il paese in cui viviamo (e di operare come fossimo spie del kgb che sanno tutto). L’argomento è caldo, in Italia tanti enti pubblici stanno cominciando a rendere disponibili i propri dati. Inoltre c’è una comunità sempre più nutrita di smanettoni al servizio degli Open Data, sono volontari che hanno realizzato, tra le ultime cose, la mappa online dei beni confiscati alle mafie: http://sod.confiscatibene.it/  

Ospite d’onore sarà uno dei massimi esperti di Open Data del Cnr di Pisa, nonché compagno di mille vacanze premio: il Versiliese. Con lui parlerò di come gli Open Data potranno aiutarci a capire la nullità del governo Renzi, inoltre presenteremo anche un paio di esempi reali. Uno su tutti: lo sapevate che Trenitalia ha ottenuto un  premio dalla regione per la puntualità dei suoi treni? Osservando i dati di mesi e mesi di treni, possiamo capire come sia possibile questo paradosso.

Ordunque, ci vediamo sabato alle 9 alla festa a Schiavo.

Lascia un commento

Archiviato in biografologia, giornalismi d'antan, il gatto Silvio

Il kolchoz nella prateria

bucciottino

Marsciano, ore 19. La scuola elementare sembra già in vacanza, è deserta anche oggi che ospita i seggi elettorali. L’affluenza è poco sopra al trenta percento. Per chi ha preso la maggioranza dei voti al primo turno, è un brutto segnale. Ecco perché è scattato il piano B.

 Gli attivisti del partito democratico accedono alle liste dei votanti. Si segnano uno a uno chi non ha votato e si attaccano al telefono. Non si può fare, magari è pure reato, ma i presidenti di seggio sono amici loro. Ad un certo punto arriva uno con un elenco telefonico. Chiamano anche quelli che non conoscono, di cui non hanno il numero.

Alla fine ce l’hanno fatta. Nel giorno più nero per il Pd umbro, a Marsciano il “partito” strappa la riconferma. Certo, ha dovuto inserire in coalizione gli ultimi due candidati sindaco del centrodestra, oltre a quello della lista civica che risponde alla chiesa. Una democrazia cristiana tenuta su con lo scotch. Però funziona, ha funzionato. Alla faccia di Perugia, di Livorno e compagnia cantante. Per altri cinque anni potranno evitare di andare a lavorare e stare in comune a fare i passacarte del potente di turno. Nuovo centro commerciale? Pronti. Discarica in campagna? Come no. L’importante è rimanere lì, perché qua fuori è un brutto mondo.

A sinistra c’è una prateria aperta, sconfinata. Ci sono astenuti, non votanti, ignoranti. Non c’avemo una lira ma tocca percorrerla tutta, a costo de fassela in bicicletta.

Lascia un commento

Archiviato in argite, il gatto Silvio, io me piasse ncolpo

Paese mio che voti domattina

Il candidato ideale

Il sindaco ideale

Rieccoci qua, si vota ancora. Il solito impietoso riepilogo delle puntate precedenti: l’unica volta che ha vinto uno che ho votato io è stata nel 2006, quando la sinistra era schierata con Prodi. Per il resto, sempre sconfitte. Piccola parentesi per il referendum, anche se vincerlo è stato inutile perché l’acqua non è ancora pubblica e, finché ci sarà il Pd da queste parti, non lo sarà mai.

A casa mia ci sono anche e soprattutto le amministrative. L’ultima volta, 2009, c’era ancora Casapiddu. Seguimmo la campagna elettorale col fiato sospeso, con il ballottaggio tra il figlio di Ruspino Bucciottino e il prode Sabatino. Vinse il Pd per 500 voti. La scena ora è cambiata, più o meno. Il figlio di Ruspino e Sabatino, in realtà, sono ancora lì. Solo che Sabatino prima aveva i comunisti, ora non ce li ha più. Li ha sostituiti con una lista dal nome “Lavoro e Ambiente”, che, come detto testualmente da lui: “si occuperà di lavoro e ambiente”.
I comunisti, dunque, vanno da soli. Già questo potrebbe bastare, ricordando la regola principe con cui decido il mio voto: “scegliere sempre il primo partito di sinistra non alleato col pd”. Qui c’è anche la falce e il martello, siamo a posto. Come surplus, il candidato dei comunisti è un seguace storico fin dai tempi di Casapiddu. Quello che avrebbe dovuto mettere il cappello su di me, dopo che per ben due volte mi ha invitato a dire le mie idiozie alla locale festa dei comunisti. Se guardate tra i commenti di questo blog e di Casapiddu, è il più presente. Forse è un maniaco. Di sicuro viene da Papiano, posto dove la gente non è molto a piombo. Tifoso sampdoriano, nessuno sa perché. I maligni sostengono che siccome Boskov era jugolsavo, lui essendo comunista lo tifava. I più maligni arrivano a dire che aveva pupazzetti di Attilio Lombardo, calvo come il duce, appesi a testa in giù. Stiamo divagando però. Il punto è: siccome Sante, al secolo Federico Santi, è stato scelto come candidato sindaco, io lo voto. Nonostante sia un ingegnere.

Ci sono anche le elezioni europee. Lì la sinistra pare non esserci, è ben nascosta. La lista Tsipras è capitanata da una iattura: Barbara Spinelli. Una che alla terza riga di editoriale anche John Coffee del Miglio Verde diventa attivista del KKK. Giornalista ed espressione della cosiddetta società civile. Diciamolo una volta per tutte: la società civile ci ha rotto i coioni. Escono fuori solo per le elezioni, ogni cinque anni. Come le donne col calcio, guardano solo i mondiali. Poi normale non ci capiscano nulla e inizino a tartassare il vicino di sedia chiedendo perché non hanno più chiamato Baggio. Ah ragazzì, Baggio c’era quando tu ancora non c’avevi il telefonino per fare gli squilletti al tuo primo ragazzetto col gel. Indi per cui, la società civile ha due opzioni: fare politica sempre, anche senza elezioni in vista, o restare confinata nelle mostre di fotografia di lumache sulla guazzera in bianco e nero.
Ad ogni modo, alle europee è possibile esprimere le preferenze, perciò si può non votare Barbara Spinelli e le sue amiche femministe. L’Umbria ha due candidati: Fabio Amato e Lucia Maddoli. Voterò loro e tanti saluti alla società civile.

Ordunque, viva le elezioni. E se disgraziatamente Renzi dovesse perdere, facciamo una festa dove ognuno porta una slide. Se poi a Marsciano vince Sante, tempo un quarto d’ora e partono i bombardamenti sui simboli del capitalismo: l’Ikea, la Fiat, lo juvestédium e Fabio Fazio. Più altri che non dico altrimenti scappano prima.

2 commenti

Archiviato in giornalismi d'antan, il gatto Silvio

O fai le controslide o stai zitto

Italiano sullo slide

Italiano sullo slide


Ieri, passeggiando per il centro, ho incontrato uno che cacava per strada. Sul marciapiede, di fronte al portone di un palazzo. Era lì tranquillo, fischiettava. Ad un certo punto, esce un abitante del palazzo.

“Scusi ma cosa cazzo fa?”
“A casa ho il bagno rotto.”
“E mi caca davanti al portone di casa?”
“Sempre a criticare! Mi faccia una proposta alternativa piuttosto! E’ facile parlare, ma io stamattina dovevo pur cacare no?”

Poco dopo, a pranzo, su un tavolo vicino al mio il cameriere ha appena servito un piatto di terra. C’è qualche sassetto, molto fango e della gramigna. Il cliente guarda il piatto, stralunato.

“Scusi, ma questo cos’è?”
“E’ l’antipasto di terra signore, come lei ha ordinato”
“Ma mi sta prendendo in giro?”
“Eccolo! La solita superiorità morale! Cosa è lei, chef? Allora lo faccia lei il menù! Ci proponga lei qualcosa da servire!”

Poi sono tornato a casa, ho acceso la tv. C’era un tizio con delle slide.

Lascia un commento

Archiviato in argite, il gatto Silvio

L’Italia cambia verso

L’agenda di Renzi per oggi:

11: incontro con luciano moggi per discussione riforma diritto sportivo
12: pranzo con lance armstrong per cercare convergenze sulla legge anti doping
13: caffè con marchionne per riscrivere statuto dei lavoratori
14: passeggiata con fabrizio corona per riforma delle carceri
15: briefing con sallusti e belpietro per riforma dell’editoria
16: merenda con gli eredi di andreotti per inserire un numero massimo di mandati istituzionali
17: momento ricreativo con Willy il coyote, approfittando per sondare il terreno verso una nuova legge sulla caccia agli struzzi
18: aperitivo con Pupo per ipotizzare manovra di risanamento economico
19: happy hour con Schettino, si parlerà sia di trasporti che di flussi migratori da est
20: cena da Anna Maria Franzoni e ipotesi di riforma del diritto di famiglia
21: drink al pub con Rosa e Olindo per discutere di edilizia residenziale
22: momento di preghiera al convento delle monache di Rieti, passo iniziale verso una nuova legge sulle interruzioni di gravidanza.
renzi_corre_verso_la_segreteria_e_si_allena_alla_maratona-500-500-377030

2 commenti

Archiviato in il gatto Silvio

Pianto antico

fut

L’albero a cui tendevi la pargoletta mano, il verde melograno dai bei e vermigli fior. L’ultima generazione ad aver imparato le poesie a memoria alle elementari è stata, spero, la mia. La tortura inutile di Carducci e compagnia cantante non è stata l’unica inflittaci dalle generazioni precedenti, quelle che hanno sfornato le nostre maestre e altri simpatici vecchi, oggi detti classe dirigente. Il supplizio è andato avanti. Durante la nostra adolescenza ci è piombato addosso il primo grande fratello in tv, tanto per dirne una.

Guardare i talk show politici non è mai stato un piacere, non solo perché hanno cominciato a chiamarli col nome inglese proprio quando noi stavamo studiando italiano a scuola. Guardare i programmi d’inchiesta è invece ogni volta un pianto. Stasera su Presa Diretta (Rai3) hanno parlato di trasporto pubblico e grandi opere. Miliardi investiti nel nulla, infrastrutture arretrate, un paese al palo. In generale, ogni inchiesta di questo tipo genera una valle di lacrime nello spettatore. Ingiustizie, storture, inefficienze, privilegi, roba da ulcera se non ci fosse un po’ di zapping su boing (stasera c’era Pollon) a calmare lo stomaco.  Non è un caso, comunque, che la generazione delle poesie a memoria stia levando le tende. Ci stiamo arrendendo a un paese che non ci dà scampo, che ci umilia ogni giorno  ma a cui non riusciamo a dire nulla.

Chissà cosa succederebbe, però, se domattina ci svegliassimo con le carte rovesciate. Uscendo di casa e ritrovandosi lì, nella stanza dei bottoni. Con i vecchi, maestre elementari spaccia-sonetti incluse, ai nostri comandi. Finalmente tocca a noi, siamo la classe dirigente. Possiamo fare ciò che abbiamo sempre desiderato qualcuno facesse per noi. Una pletora di 50-70enni a guardarci con gli occhi supplicanti, non fateci del male –sembrano dire– siamo solo dei poveri vecchi con tante giacche grigie nell’armadio.  Nelle loro rughe, dall’alto dei nostri scranni, possiamo vedere tutti i fondi dei barili che abbiamo toccato, tutte le porte trovate chiuse, tutti le sicurezze perse. Cosa facciamo ora? Cambiamo il mondo, dice il sognatore. Una carneficina, dice il realista.

Dopo tutto ciò che abbiamo subito, trovarci di fronte ai nostri torturatori e resistere alla tentazione della vendetta è impossibile. In tutti gli angoli del paese, tutte le villette bi-familiari che non ci siamo mai potuti permettere, verranno demolite a picconate dagli stessi proprietari. Le banche che non ci hanno concesso i mutui svuotate e trasformate in prigioni per professori della Bocconi. I ministri del lavoro chiusi in un campo di pomodori pugliese, sorvegliati da telecamere e costretti ad andarsi a sfogare in un cesso chimico facente funzione di confessionale. Tutto in diretta tv, ovviamente. Pensioni annullate, da un giorno all’altro. Niente viaggi da padre pio con acquisto di pentole, introduzione del reato di indotta pressione per punire chi guarda i lavori in corso, interruzione immediata di tutti i programmi televisivi durante le ore lavorative. Deportazione in Siberia (se ex comunisti), in Marocco lato Sahara (se ex berluscones) o in Arabia Saudita (se ex democristianici) per tutti coloro che abbiano nella vita ricoperto un qualsiasi incarico pubblico con nomina politica/sindacale.

Una guerra vera, senza esclusione di colpi, ecco cosa succederebbe se domani avessimo la possibilità di guidare il paese. Sarebbe bellissimo.

Lascia un commento

Archiviato in argite, il gatto Silvio

E che sarà mai, suvvia

Il Prof che tutti abbiamo avuto

Il Prof che tutti abbiamo avuto

Quando il bravo della classe, cedendo al suo istinto di essere umano, combinava anche lui qualche maracchella, gli altri sapevano già come sarebbe finita. Un buffetto, un sorriso della prof, e tutto dimenticato. Hai voglia a dire, tutti i giorni, che non esistono preferenze, che per me siete tutti uguali e via dicendo. Quando la mezzapunta con i piedi buoni si allenava solo una volta su tre, tutti sapevano che avrebbe giocato lo stesso la domenica, in barba al ritornello: “gioca solo chi si allena”. Quando l’imbucato protettissimo striscia il cartellino e va a fare la spesa, tutti sanno che anche di fronte a prove schiaccianti nulla cambierà.  Questi casi mi sono venuti in mente quando ho letto le parole del professor Mario Monti, uno che già dal titolo si capisce che non combinerà mai nulla di buono per la collettività.

Non troverei a priori scandaloso, né incompatibile con lo Stato di diritto, un eventuale provvedimento di clemenza, in considerazione del ruolo avuto da Berlusconi nella vita politica italiana.

Un ex presidente del consiglio, attuale capo del principale partito di governo, viene condannato definitivamente per frode fiscale, ma il Professore lo perdona perché in fondo B. ha avuto un ruolo importante nella vita politica italiana.

Cambiano gli scenari, le dimensioni, non le dinamiche.  Fin da piccoli ci hanno ripetuto fino all’ossesso che  siamo tutti uguali. Fin da piccoli ci hanno però dimostrato che no, non siamo tutti uguali. In pratica è come se il mondo fosse un immenso circolo del PD.

2 commenti

Archiviato in argite, il gatto Silvio

Ditemi perchéééééééééé

image_galleryIn Italia siamo bravi con i ritornelli, tra i più bravi al mondo se mettiamo i Beatles fuori classifica. Ce ne sono alcuni che ci entrano in testa e non escono più. Da poco ho risentito un sempreverde, pronunciato da una insospettabile maestra elementare:

Qui in Italia facciamo entrare tutti, poi non c’è più lavoro per noi.

Ritornelli che resistono anche alla lunga crisi economica che stiamo attraversando, ne escono addirittura indenni. La nostra economia si è rivelata essere manovrata da autentiche prostitute, affamate di aste al ribasso sugli stipendi e ricavi esentasse galoppanti: i grandi ritornelli però non si lasciano scalfire.

Sarebbe il caso, dunque, di chiarire alcuni punti. Non sono gli immigrati a rubarci il lavoro. Rubare significa prendere qualcosa di non tuo senza pagare. Il lavoro, dunque, lo rubano quelli che sfruttano i lavoratori. E’ abbastanza facile: se si gioca al ribasso, chi ha meno pretese la spunta. Questo è il mercato, il grande e giusto arbitro di qualsiasi cosa. Anni di “ce lo dice il mercato” ed eccoci qua, con i grandi sostenitori del “faccio quel che voglio, immigrati raus” a lamentarsi perché ora non c’è più lavoro.

Dunque, cara amica maestra elementare che la colpa è dell’italia che accoglie chiunque: vuoi provare a fare 2+2 come insegni ai tuoi bambini o ti devo incatenare al cesso e alimentarti a mele cotogne? (Stalinismo alimentare, la mia nuova frontiera.)

Lascia un commento

Archiviato in argite, il gatto Silvio