Archivi categoria: José Mourinho premier

Un dottorato conta più di un cantante

vistagalibier
Il brutto di una salita è guardarla, quando comincia. Uno dei segreti per arrivare in cima, dicono, è quello di non guardare mai in su. A volte, però, sembrano non esserci rimedi. Quando sei in fondo, in mezzo alla nebbia, la tentazione più forte è lasciar perdere, girare la bici e tornare a casa.

Quattro anni fa altro che nebbia, mi pareva di essere stato deportato in pianura padana. Non sapevo neanche la strada, non c’era neanche un cartello. Poi però, con fortuna e fatica, sono arrivato in cima. Pi Heich Di, lo chiamano gli americani.

E’ stata un avventura strabiliante. Ho girato mezzo mondo, dal sud america all’est europa. Ho conosciuto e lavorato con cervelli che, come dicono al paese mio, “je fumono i sorbi”. Senza capire bene come, mi sono ritrovato a scrivere o con uno dei miei romanzieri preferiti, a cena con gente che forse prenderà un Nobel tra qualche anno, addirittura ad un certo punto ero al Camp Nou a discutere di tecnologia mentre passava Iniesta che andava ad allenarsi. Non so ancora se ero io ad essere dentro FIFA15 o lui uscito dalla Xbox.

Il bello di una salita, è guardare in giù quando si è in cima. Perché anche se lo sguardo si perde, la rivedi tutta. Metro per metro. Il piccolissimo io, laggiù in fondo, che suda e arranca senza neanche sapere se e dove arriverà, sembra quasi ridicolo. E invece, eccolo qua. Grazie, freghi. Grazie a tutti.

Lascia un commento

Archiviato in biografologia, io me piasse ncolpo, José Mourinho premier, Uncategorized

Santana per un’altra Europa

Rieccoci. Nuova tornata elettorale ed ennesimo impietoso riassunto delle puntate precedenti. Un anno fa le comunali marscianesi, finite a 300 voti dalla vittoria. Poco prima le politiche, un disastro. Cinque anni fa le regionali in cui per la prima volta ho annullato una scheda elettorale. C’erano tre schieramenti: il Pd con la Gadiuscia Marini – ex sindaco di Todi ricordata per essere riuscita a far vincere la destra dopo 60 anni – l’Udc (sic.) con la Binetti (SIC.) e Forza Italia con una che si chiama Fiammetta. Fu una campagna elettorale tremenda, ho ricevuto decine di sms non richiesti dal comitato della Marini, mi informavano su tutti i suoi spostamenti. Oggi cena a Porchiano con Catiuscia, domani incontro con l’Arci Greppolischieto. Annullai la scheda per mancanza di alternative, mentre il sindaco che ha devastato Marsciano a botte di cemento e favori ai suoi amici ricchi prese 8mila preferenze  e venne eletto in consiglio regionale.

Dal 2010 qualcosa è cambiato. Se non altro, la mancanza di alternative non si può lamentare. C’è addirittura un candidato governatore sostenuto da “Alternativa Riformista”, con la cannabis al centro del suo programma. C’è Casa Clown che si presenta separata da Forza Nuova, perché anche tra i fascisti c’è la gara a chi è più fascista. Ci sono i grillini che hanno scelto on line una candidata, poi l’hanno fatta dimettere, poi si è dimesso anche il secondo classificato, infine hanno scelto il terzo, anche se pure lui ha un passato tra le file di Forza Italia e per questo andrebbe sostituito; per fortuna, si erano stufati e si sono fermati. Ci sono poi le forze classiche: la Gadiuscia con il Pd e il suo carrozzone di clientele-marchette-hashtag-responsabilità-mai a lavorà, e c’è tal Ricci, uno che cinque anni fa venne scartato da Berlusconi perché troppo brutto per i cartelloni. Perché cinque anni fa il discorso politico volava ad alti livelli, e grazie al bipolarismo si parlava solo delle orecchie a sventola di Ricci.

Per fortuna, a questo giro c’è anche un’alternativa alle alternative cannabinoidi-grilline. A Marsciano ci sono ragazzi di venti anni che fanno campagna elettorale, di giorno lavorano e di notte vanno ad attaccare i manifesti. Ci vanno perché il loro lavoro è precario, sottopagato, come quello dei loro coetanei. Ci vanno perché senza la loro partecipazione politica, il lavoro sarebbe ancora più precario, probabilmente. Neanche i partiti principali hanno più militanti. Alle riunioni del Pd c’è la stessa gente che la mattina fa la fila alle poste per la pensione.  Un fermento politico così, a Marsciano, non si vedeva dagli anni del PCI. Rassegne cinematografiche, musicali, ri-acquisizione di casermoni abbandonati: non più tardi di dieci anni fa a Marsciano l’unica occupazione era guardare chi passava con la macchina sgommando davanti al centro commerciale.

Per questo, stavolta non ho dubbi. La mia regola è sempre quella: vota il primo partito di sinistra fuori dal Pd. Cinque anni fa non c’era, domani c’è. L’Umbria per un’altra Europa ha un candidato governatore, Vecchietti, di 34 anni. Lo senti parlare e non mette una virgola fuori posto neanche con Sbirulino davanti che fa le capriole. A Marsciano, proprio per recuperare il mio voto alle regionali, mi hanno messo due candidati consiglieri disegnati sulle mie preferenze: Sanni Mezzasoma è un anti-giuventino dichiarato che costruisce case in terra e paglia. Mi sembrava una follia (la paglia, non l’anti-giuventinità) e invece una casa in terra e paglia ha una resa che al confronto i mattoni di briziarelli sono sofficini findus. Tania Natalizi è la maestra che tutti noi non abbiamo mai avuto (perché le mie erano tutte vecchie e acide?).

Questa europa non l’ha scritta Santana, e si vede. Cambiamola.

1 Commento

Archiviato in biografologia, José Mourinho premier

Il voto dilettevole

Rieccoci ad una nuova tornata elettorale. Da Casapiddu in poi, questa è la terza campagna elettorale seguita su queste pagine.

Riassunto delle puntate precedenti: politiche 2008, vittoria con ampio margine di Berlusconi e i suoi, dopo che l’ennesimo processo a carico di Mastella convinse il noto centrista campano a far cadere il governo. Mastella era ministro della GIUSTIZIA dell’allora governo Prodi. Il candidato del partito democratico era Veltroni, fu spazzato via e oggi fatichiamo a capire quale sia il mestiere di Veltroni, che per la prima volta non si ricandida. La sinistra arcobaleno venne buttata fuori dal parlamento, non avendo superato la soglia del 4%. Sono bastati due anni di Bertinotti presidente della camera, con rifondazione a reggere un governo in cui Mastella, per l’appunto, era ministro della giustizia, insieme a Rosi Bindi ministro della famiglia (sic).

Continua a leggere

7 commenti

Archiviato in giornalismi d'antan, il gatto Silvio, José Mourinho premier

Cambiare si dovrebbe

cambiare si può

Ultimo minuto era un programma di rai3, andava in onda quando i giovani d’oggi erano alle elementari. Raccontava storie tremende, casi di cronaca al cardiopalma ricostruiti mettendoli in scena. Roba da far venire l’angoscia, episodi di vita vissuta risolti, quando andava bene, all’ultimo istante.

Ci fosse ancora oggi, Ultimo Minuto parlerebbe delle elezioni. Le hanno anticipate a febbraio, la situazione è drammatica, ansia a volontà. Fino a qualche giorno fa non si conoscevano neanche i contendenti, mesi e mesi di consultazioni e primarie dalle regole più strambe per arrivare al duello Bersani-Berlusconi. In più, la minaccia di un comico alla guida di una massa di belve informi, mai visti prima (qualcuno aggiunge: per fortuna). Il tempo per scegliere è sempre meno. Da una parte il duopolio degli amici-nemici, i grandi partiti del “fare” gli interessi di determinate categorie (solitamente molto ricche). Dall’altra, il deserto. Gli uomini di buona volontà, di buonsenso o anche solo di civiltà, non hanno alternative. Ora però parte la musichetta di Ultimo Minuto, quel din din din ansioso ma risolutivo. Continua a leggere

Lascia un commento

Archiviato in il gatto Silvio, José Mourinho premier

La Fornero e Goran Pandev

choosy, dov’è il bagno?

Siamo fatti così, choosy per natura. I giovani sono schizzinosi, lo si capisce da alcuni segnali inequivocabili. Ad esempio si lasciano rappresentare da Renzi, il giovane che vuole rottamare il PD. 37 anni, 3 figli, una carriera tutta in politica e mai al lavoro, però è boy scout. I giovani sono talmente svogliati che il primo paraculo in calzoncini può ergersi a loro rappresentante senza che nessuno batta un colpo.

Il ministro Fornero, tra un caffè e l’altro, racconta la sua visione del mondo del lavoro. I giovani non accettano il primo impiego che trovano, aspettano si liberi un posto da trequartista all’Inter o al limite da inviati di Santoro, nel caso siano un po’ più impegnati culturalmente (leggasi: piedi quadrati). Dal fondo del bar arriva però una risposta alla sciura Elsa, neanche troppo gretta. “Se ce giocava Pandev in attacco co l’Inter, ce posso giocà anch’io!”

La ministra ci rimane un po’ male, a Pandev non c’aveva pensato. L’italia è piena di questi piccoli attaccanti scarsi che dio solo sa come possano essere finiti in una squadra da leggenda. In ogni posto possibile, li incontriamo ogni giorno sulla nostra strada. Governatori, dirigenti, imprenditori. Gente ben retribuita che ci guarda dall’alto di un macchinone, di quelli che si vedono nelle pubblicità. Gente che si è messa d’accordo nel fare impresa per sé e stage per tutti gli altri. Gente che ha preferito, e preferisce, manodopera schiavista assumendo chi stava peggio, ovvero gli immigrati. Così i giovani si sono trovati tra un muro di gomma e un forno a duemila gradi. Cosa scegliere? Chi non ha la forza di sbattere tutta la vita contro la gomma o sopportare l’inferno, è rimasto fermo a guardare.

La sciura Elsa capisce di aver detto una stupidaggine e si mette a piangere. I giovani intanto dormono nel camper di Renzi.

Lascia un commento

Archiviato in argite, il gatto Silvio, José Mourinho premier

Italia Germania tanto a zero

Italia-Germania è  un caso limite ancora oggi allo studio della comunità scientifica internazionale. La storia è cominciata insieme alla storia del mondo, e va avanti ancora oggi: la Germania non ha mai vinto contro l’Italia. Neanche per sbaglio. Da sempre è superiore in ogni aspetto e da sempre perde miseramente. La distribuzione dei risultati di Italia-Germania non rispetta nessuna statistica conosciuta. Non rispetta neanche i modi di dire: “non può piovere per sempre”, ma quando c’è Italia-Germania piove senza mai smettere, da Berlino a Monaco di Baviera. Continua a leggere

Lascia un commento

Archiviato in bar sport, José Mourinho premier

Perdere, ma con style

per caso vanno di moda i baffi?

La differenza tra l’Internazionale comunista e quella di Milano sono le due grandi vittorie che Herrera e Mourinho hanno raggiunto, mentre Berlinguer e compagni sono arrivati al massimo secondi con premio della critica. La vocazione alla sconfitta è un qualcosa da cui non si esce. E’ il tempo a farcelo capire: quando da adolescenti ci si infiamma per le grandi questioni politiche si arriva sempre alla conclusione “è colpa della gente che è stupida!” Col passare degli anni, la gente rimane sempre stupida, ma è distribuita equamente (vorrei dire con distribuzione normale, ma non lo faccio), con la differenza che il continuare a dare la colpa alla gente stupida diventa doppiamente stupido.

Esempio di vita vissuta: Continua a leggere

3 commenti

Archiviato in argite, biografologia, il gatto Silvio, José Mourinho premier