Scioperi

gaza

Autunno 2014. Scioperano i poliziotti e vanno a manifestare, e i carabinieri li manganellano. Poi scioperano i carabinieri e le guardie forestali gli danno fuoco come a un bosco. Poi arrivano i pompieri con gli idranti. Poi arriva Renzi col mantello di superman che carica i pompieri come fosse un canadair. Poi allo stadio tutti si menano perché non ci sono i poliziotti, e rimane vivo solo un omino che si era nascosto sotto la tribuna ad ascoltare di nascosto i risultati della terza categoria alla radio. Poi i Notav entrano nei cantieri delle gallerie e scoprono l’amianto e muoiono anche loro. Poi per strada la gente parcheggia sulle strisce, scende a prendersi una dose di droga, risale in macchina e parte a 200 km/h saltando sopra alle rotonde. Poi gli autovelox cominciano a farsi i selfie perché si annoiano. Poi gli studenti occupano la scuola e non arriva nessuno a sgomberarli, così dalla disperazione si mettono a studiare Leopardi. Poi i carcerati evadono e fanno un colpo di stato, saccheggiano tutti i supermercati e muoiono per indigestione di tonno riomare. 

Alla fine, l’unico sopravvissuto è un certo Mario. Dormiva e non si è accorto di niente. Legge l’ultima pagina dell’ultimo giornale rimasto per capire che diavolo è successo. 

“Tutto sto casino per lo stipendio bloccato. Ma almeno non te l’abbassano, torzone!”

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Il Riva del commendatore

pontedegliinglesi

Omini e yacht

Dopo il capodanno a Cortina, non può mancare il ferragosto a Forte dei Marmi. Basta seguire la carovana dei milanesi, commendator Zampetti in testa, passando dalla seconda casa vista statale delle Dolomiti all’appartamento lungo l’Aurelia. Al Forte, come lo chiamano gli habitué e dunque anche io per non sentirmi un poveraccio, le case rispettano una gerarchia precisa. Sul lungomare ci sono le ville di quelli che contano, tipo Bocelli, Agnelli e via dicendo. Man mano che ci si allontana in direzione entroterra, le case si fanno più piccole e più abbordabili. Un bauscia medio-alto se le può permettere, seppure con qualche patema d’animo. I prezzi sono calati un po’ ovunque, qui però tengono grazie ai russi in mercedes che vengono a spendere i loro rubli in Versilia. Così l’italiano, per non fare brutta figura, soffre ma spende. Fortuna vuole che con la crisi in Ucraina, Putin abbia dato mandato di non passare le vacanze in Europa. Gli albergatori e i palazzinari, per la prima volta nella storia moderna, pregano per la pace.

Non c’è solo la ricchezza al Forte, quest’anno tocca anche alle istituzioni. Da buon fiorentino arricchito, Renzi ha passato le sue vacanze qui, in un albergo in cui una doppia costa 800 euro a notte. Insieme a lui l’immancabile Boschi, per la gioia di tutto l’elettorato, sia esso di destra o di sinistra. La Maria Elenona piace a tutti. Un po’ meno consensi ha riscosso il topless del ministro dell’Istruzione, tra l’altro volata poco dopo al meeting di Comunione e Liberazione. Ai cattolici non piacciono le mezze misure: dai bambini passano direttamente alle nudità delle signore anziane. Il governo lavora anche dalla Versilia, comunque. Sono partite proposte di scuole aperte solo da ottobre, sono volate secchiate d’acqua per la ricerca e nel frattempo Galliani, a pochi passi da Renzi, si occupava di calcio mercato. Il paese può stare tranquillo, il nostro futuro lo decidono in Versilia, dove una fetta di cocomero costa 4 euro. 

Lotta di classe lungo l'Aurelia

Lotta di classe lungo l’Aurelia

La mia guida al Forte non può che essere il Versiliese. Nato e cresciuto in questa specie di paese dei balocchi, negli anni si è creato un suo universo parallelo in cui la gente che frequenta la Versilia d’estate è davvero gente che pensa al futuro del paese, che ama divertirsi la sera ma è responsabile di giorno. Un universo in cui un premier che è diventato presidente del consiglio con una bugia è una persona affidabile. D’altronde, se nasci in Versilia da non miliardario, il rischio di diventare terrorista c’è. Per questo il Versiliese ha creato un bunker a pochi km dalla spiaggia, attrezzato con piscina da ammollo, orto con babbo addetto, cucina e zia preposta alla preparazione dei tordelli, piatto per versiliesi veri. Altro che l’oro dei russi, nella tenuta del Versiliese il valore più scambiato è la ciccia per il ragù. 

La sera non discute, c’è l’aperitivo. Dominano i milanesi, non poteva essere altrimenti. Spritz al Seven Apples, 15 euro e passa la paura. All’ingresso buttafuori vestiti come Maitre, se non sei in camicia non ti fanno entrare. Fuori è terra di nessuno, se lasci un telefono in macchina te la aprono. Sono tutti vestiti come fosse il rinfresco di un matrimonio, in effetti se uno ci si svegliasse potrebbe non capire la differenza. C’è il buffet a bordo piscina, ci sono le sgallettate tiratissime col vestito da sera svolazzante che ballano Maracaibo, sono tentato anche io di urlare “viva la sposa!”. Tempo un’ora e il locale si riempie, diventa impossibile camminare. Un locale esclusivo pieno di gente. Chissà come sono i locali inclusivi. 

romaimperiale

qui soggiorna Galliani

Forte dei Marmi ad agosto è un posto strano, come Cortina a dicembre. Il famoso 20% che possiede l’80% delle risorse si ritrova lì, e fa specie vedere come siano essere umani anche loro. Con le loro debolezze, come noi. Loro le placano tritando soldi, ecco perché a noi restante 80% ci fa un po’ strano. Il posto più curioso di Forte de Marmi è la piazzetta di fronte al pontile. La domenica pomeriggio è piena di persone di tutte le razze, asiatici in particolare: sono i domestici delle ville nel loro giorno di riposo. Non so perché, ma mettono allegria. Forse sono gli unici normali in questo posto, i più simili agli italiani. Domestici della classe dirigente, ripuliamo i loro soldi con i nostri consumi moderati e li chiamiamo tutti signore. Pochi metri più in là c’è l’hotel Roma Imperiale, 1600 euro a notte. 

Prima che mi si faccia il sangue amaro, riguardo Sapore di Mare. A settembre non posso farne a meno.

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Agosto comunista ti conosco

open data umbriaDopo la serata a tema “blogger marscianesi” in cui abbiamo passato il tempo a parlar male dei politici marscianesi, la serata “grande fratello” dove abbiamo visto come un google qualsiasi potrebbe – se volesse – spiarci comodamente, eccoci ad un nuovo appuntamento con la festa dei Comunisti.

Quest’anno il tema sarà più serio, almeno in partenza. Parleremo di Open Data, ovvero dei dati che ogni pubblica amministrazione potrebbe rendere disponibili così da darci la possibilità di conoscere davvero il paese in cui viviamo (e di operare come fossimo spie del kgb che sanno tutto). L’argomento è caldo, in Italia tanti enti pubblici stanno cominciando a rendere disponibili i propri dati. Inoltre c’è una comunità sempre più nutrita di smanettoni al servizio degli Open Data, sono volontari che hanno realizzato, tra le ultime cose, la mappa online dei beni confiscati alle mafie: http://sod.confiscatibene.it/  

Ospite d’onore sarà uno dei massimi esperti di Open Data del Cnr di Pisa, nonché compagno di mille vacanze premio: il Versiliese. Con lui parlerò di come gli Open Data potranno aiutarci a capire la nullità del governo Renzi, inoltre presenteremo anche un paio di esempi reali. Uno su tutti: lo sapevate che Trenitalia ha ottenuto un  premio dalla regione per la puntualità dei suoi treni? Osservando i dati di mesi e mesi di treni, possiamo capire come sia possibile questo paradosso.

Ordunque, ci vediamo sabato alle 9 alla festa a Schiavo.

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Nibali e il teorema Italia-Germania

Nibali dantesque

La prima maglia gialla non si scorda mai, per carità. Nibali ha 30 anni, nel 1998 era anche lui davanti alla televisione quando sulle Alpi c’era il diluvio universale e le immagini arrivavano a sbalzi. Con l’ansia a mille ad ogni nuovo aggiornamento del cronometro, Ullrich non recuperava, ecco le telecamere fisse all’arrivo, spunta Pantani dalle nubi:  tappa e maglia gialla. La prima della nostra generazione, dopo trent’anni finalmente i francesi si incazzavano di nuovo e noi avevamo l’età giusta per esaltarci come le nostre amiche facevano per i backstreet boys. Io andai pure in pellegrinaggio a Cesenatico, paese natale del Pirata.

La seconda maglia gialla di Nibali è la sua. Cresciuto sotto il segno del Pirata, con il rimpianto di non aver più visto nessuno come quel pelato di un metro e mezzo che sfidava i giganti di qualsiasi razza, dal texas alla germania est, Nibali ha vinto il Tour de France.  Lo davano tutti terzo, alla prima settimana di corsa aveva già schiantato gli avversari più forti. Gli esperti non hanno considerato il teorema Italia-Germania: nello sport ci sono delle storie che finiscono sempre allo stesso modo, quale che sia l’inizio. Quando al Tour infuria la bufera, al traguardo arriva sempre un italiano a far incazzare i francesi. Il Tour di Nibali sta tutto nel capolavoro della tappa sul pavè, tributo alla Parigi-Roubaix, l’Inferno del Nord. Di solito la prima settimana del Tour de France è piatta, dedicata alle volate di gruppo e senza pericoli per chi corre per la maglia gialla. Quest’anno era diverso e Nibali lo sapeva. In cuor nostro lo sapevamo anche noi, anche se era più speranza che consapevolezza. Siamo pur sempre italiani.

Pioveva che il dio italiano del ciclismo la mandava, a 80 km dall’arrivo il primo gigante si arrende: Froome cade la seconda volta, ancora prima di arrivare al pavè. Per pedalare all’inferno non basta essere allenati, né è sufficiente correre con la squadra più ricca del mondo. Per pedalare all’inferno ci vuole talento e modestamente l’inferno lo abbiamo inventato noi italiani. L’altro gigante, Contador, sembrava in difficoltà. Nibali è già in maglia gialla, conquistata due giorni prima tra lo stupore generale, con uno scatto in pianura a 2 km dall’arrivo. Rapido calcolo: c’è la bufera, c’è un gigante da battere, sono italiano. Nibali attacca. Io davanti alla tv come nel 1998 ho finto di non crederci. In fondo lo sapevo, me la ricordavo la faccia senza espressione di Ullrich e il Pirata con la mantellina anti pioggia svolazzante giù per la discesa del Galibier. All’arrivo Nibali ha oltre due minuti di vantaggio su Contador, mancano ancora due settimane alla fine del Tour ma il vincitore c’è già.

I francesi all’inizio lo esaltano, Nibalì: loro amano quello che vince nonostante il pronostico avverso. Poi quando capiscono che il pronostico è cambiato, cominciano un po’ a odiarlo. Un italiano sta per arrivare in trionfo sui Champs Elisées, un francese non ci arriva più da chissà quanto. Poveri galletti, ancora non hanno capito il teorema Italia-Germania: se non vogliono far vincere un italiano, devono eliminare le tappe da impresa epica. Perché se disgraziatamente c’è da soffrire, noi, sofferenti per antonomasia, stracciamo chiunque.

Come ogni estate il Tour è finito, andate in pace. Quest’anno andate anche in Francia e non dimenticatevi di indossare una maglia gialla.

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Il kolchoz nella prateria

bucciottino

Marsciano, ore 19. La scuola elementare sembra già in vacanza, è deserta anche oggi che ospita i seggi elettorali. L’affluenza è poco sopra al trenta percento. Per chi ha preso la maggioranza dei voti al primo turno, è un brutto segnale. Ecco perché è scattato il piano B.

 Gli attivisti del partito democratico accedono alle liste dei votanti. Si segnano uno a uno chi non ha votato e si attaccano al telefono. Non si può fare, magari è pure reato, ma i presidenti di seggio sono amici loro. Ad un certo punto arriva uno con un elenco telefonico. Chiamano anche quelli che non conoscono, di cui non hanno il numero.

Alla fine ce l’hanno fatta. Nel giorno più nero per il Pd umbro, a Marsciano il “partito” strappa la riconferma. Certo, ha dovuto inserire in coalizione gli ultimi due candidati sindaco del centrodestra, oltre a quello della lista civica che risponde alla chiesa. Una democrazia cristiana tenuta su con lo scotch. Però funziona, ha funzionato. Alla faccia di Perugia, di Livorno e compagnia cantante. Per altri cinque anni potranno evitare di andare a lavorare e stare in comune a fare i passacarte del potente di turno. Nuovo centro commerciale? Pronti. Discarica in campagna? Come no. L’importante è rimanere lì, perché qua fuori è un brutto mondo.

A sinistra c’è una prateria aperta, sconfinata. Ci sono astenuti, non votanti, ignoranti. Non c’avemo una lira ma tocca percorrerla tutta, a costo de fassela in bicicletta.

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Paese mio che voti domattina

Il candidato ideale

Il sindaco ideale

Rieccoci qua, si vota ancora. Il solito impietoso riepilogo delle puntate precedenti: l’unica volta che ha vinto uno che ho votato io è stata nel 2006, quando la sinistra era schierata con Prodi. Per il resto, sempre sconfitte. Piccola parentesi per il referendum, anche se vincerlo è stato inutile perché l’acqua non è ancora pubblica e, finché ci sarà il Pd da queste parti, non lo sarà mai.

A casa mia ci sono anche e soprattutto le amministrative. L’ultima volta, 2009, c’era ancora Casapiddu. Seguimmo la campagna elettorale col fiato sospeso, con il ballottaggio tra il figlio di Ruspino Bucciottino e il prode Sabatino. Vinse il Pd per 500 voti. La scena ora è cambiata, più o meno. Il figlio di Ruspino e Sabatino, in realtà, sono ancora lì. Solo che Sabatino prima aveva i comunisti, ora non ce li ha più. Li ha sostituiti con una lista dal nome “Lavoro e Ambiente”, che, come detto testualmente da lui: “si occuperà di lavoro e ambiente”.
I comunisti, dunque, vanno da soli. Già questo potrebbe bastare, ricordando la regola principe con cui decido il mio voto: “scegliere sempre il primo partito di sinistra non alleato col pd”. Qui c’è anche la falce e il martello, siamo a posto. Come surplus, il candidato dei comunisti è un seguace storico fin dai tempi di Casapiddu. Quello che avrebbe dovuto mettere il cappello su di me, dopo che per ben due volte mi ha invitato a dire le mie idiozie alla locale festa dei comunisti. Se guardate tra i commenti di questo blog e di Casapiddu, è il più presente. Forse è un maniaco. Di sicuro viene da Papiano, posto dove la gente non è molto a piombo. Tifoso sampdoriano, nessuno sa perché. I maligni sostengono che siccome Boskov era jugolsavo, lui essendo comunista lo tifava. I più maligni arrivano a dire che aveva pupazzetti di Attilio Lombardo, calvo come il duce, appesi a testa in giù. Stiamo divagando però. Il punto è: siccome Sante, al secolo Federico Santi, è stato scelto come candidato sindaco, io lo voto. Nonostante sia un ingegnere.

Ci sono anche le elezioni europee. Lì la sinistra pare non esserci, è ben nascosta. La lista Tsipras è capitanata da una iattura: Barbara Spinelli. Una che alla terza riga di editoriale anche John Coffee del Miglio Verde diventa attivista del KKK. Giornalista ed espressione della cosiddetta società civile. Diciamolo una volta per tutte: la società civile ci ha rotto i coioni. Escono fuori solo per le elezioni, ogni cinque anni. Come le donne col calcio, guardano solo i mondiali. Poi normale non ci capiscano nulla e inizino a tartassare il vicino di sedia chiedendo perché non hanno più chiamato Baggio. Ah ragazzì, Baggio c’era quando tu ancora non c’avevi il telefonino per fare gli squilletti al tuo primo ragazzetto col gel. Indi per cui, la società civile ha due opzioni: fare politica sempre, anche senza elezioni in vista, o restare confinata nelle mostre di fotografia di lumache sulla guazzera in bianco e nero.
Ad ogni modo, alle europee è possibile esprimere le preferenze, perciò si può non votare Barbara Spinelli e le sue amiche femministe. L’Umbria ha due candidati: Fabio Amato e Lucia Maddoli. Voterò loro e tanti saluti alla società civile.

Ordunque, viva le elezioni. E se disgraziatamente Renzi dovesse perdere, facciamo una festa dove ognuno porta una slide. Se poi a Marsciano vince Sante, tempo un quarto d’ora e partono i bombardamenti sui simboli del capitalismo: l’Ikea, la Fiat, lo juvestédium e Fabio Fazio. Più altri che non dico altrimenti scappano prima.

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Bubbolo torna dall’Estonia

Bubbolo al valore

Bubbolo al valore

Ogni vacanza premio ha la sua degna conclusione. Ogni premiato sa che al termine di conflitti infiniti c’è sempre lo stesso finale: ombrelloni chiusi, pioggia sulla spiaggia di Forte dei Marmi. Agosto è finito, Jerry Calà torna nella sua Milano e Marina Suma non trattiene le lacrime.

Anche in Estonia è stata la stessa cosa. Il dramma si stava consumando, le donnine della burocrazia, unite insieme alle padrone di casa, stavano piazzando la mossa finale. In tutti i modi hanno cercato di distruggere la mia esistenza, già provata dall’inverno ex sovietico. Firme in originale da chiedere a professori pisani,  due traslochi da fare negli ultimi tre giorni, sovrapprezzi per qualsiasi cosa.

Il finale di Sapore di mare, però, era lì, pronto. Direttamente da Fortaleza dei Marmi, passando per l’aperitivo in piazza Duomo a Milano, ecco che arriva il versiliese. L’uomo delle vacanze premio. Con sprezzo del pericolo, a colpi di caipirinha, ha rispedito le donnine nei loro angusti uffici. Ogni cosa è stata rimessa al suo posto. Tartu, per la sua praticità, è diventata una versione nordica di Pietrasanta. Il porto di Tallinn, d’incanto, si è tramutato in quello di Viareggio. I pancake estoni rinominati Testaroli al pesto, sebbene il pesto non sapesse di niente.

Bubbolo torna dall’Estonia con onore. L’Armata Rossa gli ha anche dato una medaglia, come quella dei veterani. In questa sua missione ha imparato tanto, ha studiato uomini e cani per capire se davvero chi fosse il miglior amico di chi. E’ solo formalità. Uomini e cani si odiano in ogni possibile combinazione: uomo-uomo, uomo-cane, cane-cane. D’altronde sono le bestie più stupide del globo (I cani di più, comunque, perché si fanno tenere al guinzaglio da uno stupido).

Ecco Cocciante. Cara celeste nostalgia. Si va a casa.

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