Archivi tag: addio

Qualcuno è andato per età

Him

Guccini annuncia il ritiro dalle scene, niente più concerti per lui. L’ultimo sarà nella sua Bologna, il 3 dicembre. Prima o poi doveva arrivare questo momento, data l’età del maestro (ha passato i 70) era ormai solo questione di tempo. Chi ha saputo essere lungimirante, come me ad esempio, ha sfruttato ogni occasione possibile per dire di averlo visto: dal 2002 ad oggi ho sentito 7 volte La Locomotiva dal vivo, oltre ad aver finanziato Guccini acquistando libri e biografie varie. Anche quelle scadenti, tipo l’ultima che è uscita con mondadori. Siccome ancora non è morto, approfitto per fare il coccodrillo adesso, prima che facebook si inondi di gente con la faccia di Guccini come immagine del profilo.

Francesco Guccini l’ho conosciuto, non di persona ma in senso biblico, mentre stavo su una branda. Ero ad un campeggio invernale flanders: i flanders sono quella cerchia di gente appassionata di vangelo e riti di preghiera, con il pallino di sposarsi a tutti i costi, far sposare tutti, divorziare dopo un anno e dare la colpa a satana. Eravamo ragazzi di sedici anni, accomunati dalla passione per il calcio ma scarsi come il milan di Tabarez. Giocavamo con la squadra del’oratorio e per questo andammo tutti in campeggio assieme alla comitiva dei giovani preganti, sebbene venissimo tutti da esperienze diverse. La maggior parte di noi era cresciuto tra le bestemmie a tresette, qualcuno era un potenziale delinquente, mentre una piccola parte di noi sapeva anche leggere. Il campeggio fu alienante. Chi non andava alla messa doveva pulire i bagni. Ogni giorno c’era il momento di riflessione sui temi per educare i giovani, si prendeva una canzone famosa e si analizzava il testo. Primo giorno: Becaused you loved me di Celine Dion. Secondo giorno: Gli anni degli 883. Al terzo giorno, se avessimo avuto internet, avremmo cercato su google come costruire una bomba carta. In quel clima di odio verso il potere temporale degli animatori, un mio compagno di squadra mi fece sentire cosa aveva nello walkman: Augusto Daolio cantava Dio è morto. Fu una illuminazione. Non so ancora se sia stato un bene, ma la mia vita quel giorno cambiò. C’era una musica diversa, libri diversi, idee diverse, primo maggi diversi, che guevara diversi. Da quel giorno il barattolo del gel non l’ho più toccato. Ce l’ho ancora, è a metà, chissà se è diventato esplosivo.

Passare dai Nomadi a Guccini fu questione di mesi. Quel vocione con la r moscia, quattro accordi e canzoni senza ritornello: c’era e c’è ancora un mistero sul perché ci si possa innamorare di parole come eskimo o locomotiva. Eppure andò così, la prima canzone di cui abbia mai imparato gli accordi su una chitarra è Canzone per un’amica, e se ho imparato a fare il Fa (difficilissimo per uno che non ha mai preso una chitarra in mano) è perché quando dice “gli eroi son tutti giovani e belli”, serve proprio un Fa.

Senza quel campeggio flanders, senza Guccini, non sarei dove sono ora. E’ un buon motivo per odiare i flanders, ma in fondo, come al solito, poteva andare anche peggio.

5 commenti

Archiviato in biografologia, Flanders

E penso a te

Sembrava impossibile fino a qualche mese fa, e invece è tornata. La brina è riapparsa sul campo del buia, prima visione mattutina quando si aprono le finestre. Per chi non abita dietro al buia, la brina sarà riapparsa da qualche altra parte, sta di fatto che la brina c’è. Altra cosa imprevedibile, non piove più. Alla faccia delle alluvioni in mezza Italia, qui non piove più. La speranza va rovesciata: non può non piovere per sempre.

Un tale girava per strada e vedeva tutta gente a testa in su. Sarà un’usanza locale, pensava. Continua per la sua via, e la gente intorno sempre a a guardare in alto. Che succede? Oggi cadono le stelle. Qui? Sì, anche qui. E perché? Non lo sappiamo. Ma ci sarà un motivo. Abbiamo provato a chiederlo a loro, ma quelle cadono in un attimo e poi non le vediamo più. Ma che senso ha guardare una cosa di cui non si sa il motivo? Eh, meglio che guardare per terra sarà.

I due paragrafi precedenti sono tentativi, inutili, di proporre argomenti diversi da quello che abbiamo dentro tutti. Ed è ancora lui. Ignorarlo non si può, a Silvio. Neanche ora che è sparito: non abbiamo notizie di lui da giorni, cosa a cui non siamo abituati. Al governo c’è un professore serio e distinto, non ne vedevamo uno dai tempi del libro Cuore. Noi però pensiamo a lui. Si è fatto solo gli affari suoi, ci ha ridotti uno straccio, ma ha tirato fuori la nostra vera anima. Lui ci ha fatto vedere davvero cosa siamo, ci ha proposto un sogno molto più alla nostra portata: la vita mediocre. Abbandonatevi agli istinti, perché non sono cattivi. Anzi, siate rozzi, volgari, puttanieri, evasori. Siatelo con ipocrisia, urlando ai quattro venti il vostro amore per la libertà e per la giustizia. La cosa più naturale del mondo, per chiunque. Lui è riuscito in quello in cui Gesù cristo e Karl Marx avevano fallito: farci sentire tutti uguali.

Silvio c’ha messo le corna e c’ha lasciati. Ma noi, come le femmine idiote per cui odiamo le telenovelas, pensiamo ancora a lui.

5 commenti

Archiviato in calciosullafica.com, il gatto Silvio

Via col Mac

Io e il mio ibook, visti dal socci

Passare da windows al Mac è una liberazione, passare da un Mac ad un altro Mac è una sofferenza. Cinque anni fa prendevo possesso di quel fiammante ibook bianco che mi ha accompagnato durante una delle fasi della vita più importanti: il passaggio al web 2.0. Era il mio primo mac, prima di allora ero cresciuto a pane e windows. Abbandonare il sistema di Gugliemo Cancelli e passare alla mela fu una svolta epocale, addio schermate blu, errori strambi, riavviare per risolvere, formattare, antivirus, niente più tribboli. E poi arrivò Final Cut, la El Por Nardon: con il mio vecchio ibook ho montato Perugia Superski, se lo metto all’asta vale una fortuna. Il mio ibook ha vissuto l’epopea di Casapiddu, popolata solo da utenti Mac, tranne il Mangi che era spurio ed infatti si è unito dopo un anno di purgatorio con il sommo. Quanti compilatori, librerie, codici, errori madornali, bestemmie, quel piccolo portatile bianco ne ha viste di tutti i colori. Lo schermo si è allentato ed è prossimo a smontarsi, i tasti sono sporchi di fango, sul lato sinistro ha una bozza, causata da una pallonata presa durante gli europei di volley del 2008, mentre seguivo una partita a bordo campo. Nonostante tutti questi anni di guerra, il prode ibook ancora va, cavallo bianco che mi ha reso un Napoleone degli anni duemile.

Ora è arrivato il tempo di lasciare il passo, di smettere di correre e pensare solo a procreare, proprio come fu per  Varenne. In famiglia è arrivato un nuovo macbook pro, bello da togliere il fiato. Schermo luminoso a led, una scheggia da utilizzare. Non è facile, però, staccarsi dal vecchio ibook, dalle vecchie abitudini. Adesso ce li ho aperti entrambi sulla scrivania, e li uso in parallelo. Gli scrittori per trentenni oggi usano spesso l’espressione “voltare pagina”, per indicare “cambiamenti di vita”. In genere accadono quando il trentenne impiegato lascia il lavoro e la ragazza di sempre, oppure quando la coppietta decide di sposarsi, avere figli, comprare case (non a montecarlo). Tutti avvenimenti trascurabili, rispetto al cambiare computer. Spegnere il vecchio ibook significa fermare per un attimo il flusso del tempo, per guardare giù e vedere quanto è alto il castello di cazzate che mi sono costruito.

Addio piccolo portatile bianco.

6 commenti

Archiviato in biografologia

Tu, forse non essenzialmente Mou

Alla fine è successo, Josè se n’è andato. L’urlo nella notte della triplete si è subito strozzato in gola, quando l’artefice di un successo senza precedenti nella storia italiana ha confidato ai microfoni rai la sua decisione di lasciare Milano. A rendere il momento ancora più triste è stato il vedere Mourinho rispondere alle domande di una giornalista, Paola Ferrari, che oltre ad avere la pelle tirata fino ai limiti del pericolo sismico, sapeva solo chiedere a chiunque passasse: “cosa si prova?” Continua a leggere

1 Commento

Archiviato in bar sport, José Mourinho premier