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L’Italia cambia verso

L’agenda di Renzi per oggi:

11: incontro con luciano moggi per discussione riforma diritto sportivo
12: pranzo con lance armstrong per cercare convergenze sulla legge anti doping
13: caffè con marchionne per riscrivere statuto dei lavoratori
14: passeggiata con fabrizio corona per riforma delle carceri
15: briefing con sallusti e belpietro per riforma dell’editoria
16: merenda con gli eredi di andreotti per inserire un numero massimo di mandati istituzionali
17: momento ricreativo con Willy il coyote, approfittando per sondare il terreno verso una nuova legge sulla caccia agli struzzi
18: aperitivo con Pupo per ipotizzare manovra di risanamento economico
19: happy hour con Schettino, si parlerà sia di trasporti che di flussi migratori da est
20: cena da Anna Maria Franzoni e ipotesi di riforma del diritto di famiglia
21: drink al pub con Rosa e Olindo per discutere di edilizia residenziale
22: momento di preghiera al convento delle monache di Rieti, passo iniziale verso una nuova legge sulle interruzioni di gravidanza.
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I realisti eravamo noi

bersani alfano

Quanto fiato c’avrò messo neanche lo so più. Quante ore passate a discutere sul perché non si poteva morire democristiani. Tutte le volte la stessa risposta: queste sono utopie, un paese si governa con moderazione, responsabilità, al centro, etc etc. Di quel paese sono rimasti i cocci. I realisti eravamo noi. Di voi, ex dì-qualcosa-di-sinistra, è rimasta una pernacchia. Ora per favore, andatevene. Lasciateci provare a credere nello Stato laico, nella redistribuzione del reddito, nella giustizia, in un futuro che non sia alle dipendenze di un nano miliardario. Godetevi le pensioni che noi non avremo e sparite. Grazie.

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Il voto dilettevole

Rieccoci ad una nuova tornata elettorale. Da Casapiddu in poi, questa è la terza campagna elettorale seguita su queste pagine.

Riassunto delle puntate precedenti: politiche 2008, vittoria con ampio margine di Berlusconi e i suoi, dopo che l’ennesimo processo a carico di Mastella convinse il noto centrista campano a far cadere il governo. Mastella era ministro della GIUSTIZIA dell’allora governo Prodi. Il candidato del partito democratico era Veltroni, fu spazzato via e oggi fatichiamo a capire quale sia il mestiere di Veltroni, che per la prima volta non si ricandida. La sinistra arcobaleno venne buttata fuori dal parlamento, non avendo superato la soglia del 4%. Sono bastati due anni di Bertinotti presidente della camera, con rifondazione a reggere un governo in cui Mastella, per l’appunto, era ministro della giustizia, insieme a Rosi Bindi ministro della famiglia (sic).

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La deposizione del comandante

Il comandante Schettino

Ho sempre cercato di vivere una vita tranquilla, già da quando, giovane, progettavo il mio futuro. Mio padre mi aveva trovato un posto da impiegato in regione, buono stipendio, responsabilità importanti. Stavo per accettare, ma l’incoscienza della gioventù mi portò ad impuntarmi: io volevo l’avventura. Tranquilla, ma pur sempre avventura. Papà era un uomo magnanimo e in quota socialista, riuscì a farmi diventare un comandante di navi. In fondo il mare mi piaceva, andavamo ogni domenica nella nostra casetta in spiaggia a Castelvolturno. Cominciò così la mia carriera, quella che ho dovuto interrompere qualche giorno fa. Continua a leggere

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E penso a te

Sembrava impossibile fino a qualche mese fa, e invece è tornata. La brina è riapparsa sul campo del buia, prima visione mattutina quando si aprono le finestre. Per chi non abita dietro al buia, la brina sarà riapparsa da qualche altra parte, sta di fatto che la brina c’è. Altra cosa imprevedibile, non piove più. Alla faccia delle alluvioni in mezza Italia, qui non piove più. La speranza va rovesciata: non può non piovere per sempre.

Un tale girava per strada e vedeva tutta gente a testa in su. Sarà un’usanza locale, pensava. Continua per la sua via, e la gente intorno sempre a a guardare in alto. Che succede? Oggi cadono le stelle. Qui? Sì, anche qui. E perché? Non lo sappiamo. Ma ci sarà un motivo. Abbiamo provato a chiederlo a loro, ma quelle cadono in un attimo e poi non le vediamo più. Ma che senso ha guardare una cosa di cui non si sa il motivo? Eh, meglio che guardare per terra sarà.

I due paragrafi precedenti sono tentativi, inutili, di proporre argomenti diversi da quello che abbiamo dentro tutti. Ed è ancora lui. Ignorarlo non si può, a Silvio. Neanche ora che è sparito: non abbiamo notizie di lui da giorni, cosa a cui non siamo abituati. Al governo c’è un professore serio e distinto, non ne vedevamo uno dai tempi del libro Cuore. Noi però pensiamo a lui. Si è fatto solo gli affari suoi, ci ha ridotti uno straccio, ma ha tirato fuori la nostra vera anima. Lui ci ha fatto vedere davvero cosa siamo, ci ha proposto un sogno molto più alla nostra portata: la vita mediocre. Abbandonatevi agli istinti, perché non sono cattivi. Anzi, siate rozzi, volgari, puttanieri, evasori. Siatelo con ipocrisia, urlando ai quattro venti il vostro amore per la libertà e per la giustizia. La cosa più naturale del mondo, per chiunque. Lui è riuscito in quello in cui Gesù cristo e Karl Marx avevano fallito: farci sentire tutti uguali.

Silvio c’ha messo le corna e c’ha lasciati. Ma noi, come le femmine idiote per cui odiamo le telenovelas, pensiamo ancora a lui.

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Brigitte bardòbardò

Domani cade Berlusconi, forse addirittura oggi. Va da Napolitano e si dimette, arrivederci, addio, torna a casa e poi scappa ad Antigua. Mentre scende dal quirinale dietro di lui, in processione, ci saranno venti anni di italia. Ci sarà il tenerone, Max Cipollino, Costacurta, Mike Bongiorno, Vespa, il contratto con gli italiani,Mubarak, Ghedddafi e tanti altri ancora. Una scia lunga, riposta tutta dentro il bagagliaio della auto blu. Una sgommata e via, fine del berlusconismo. Dopo tutto quello che abbiamo sopportato, come minimo ci vuole una festa, di quelle che il bunga bunga a confronto è la messa di pasqua. Una festa attesa da venti anni, il momento in cui tutto succede. Continua a leggere

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Noi nipotini di nonna memoria

Nel giugno 2002, al quarto piano del Vittorio Emanuale II, era un caldo come una serra in Algeria. La maturità non si chiamava già più così, era esame di stato già da qualche anno. Riforma Berlinguer, forse. Di sicuro durante l’autunno qualche sciopero glielo dedicammo. In quell’anno scolastico, per la prima volta, la commissione di esame era tutta interna. Nessuna sopresa dunque, i nostri compiti li avrebbero corretti gli stessi di sempre, un vantaggio non da poco per chi stava simpatico ai prof. Fu l’anno con meno tensione in assoluto, c’erano pure i mondiali in Corea e Giappone. L’Italia uscì miseramente prima ancora che potessi dare l’orale.

Ad ogni maturità l’attenzione sulle tracce dei temi è sempre massima, i giorni prima c’è il toto argomento, il giorno del tema c’è il commento alle tracce, quasi sempre bollate come banali o anacronistiche. In quel 2002 l’argomento principe era l’euro, entrato in vigore da sei mesi. Com’è ovvio, non uscì. Non che ci interessasse molto, la tensione pre esame decantata in tante salse noi non ce la avevamo. Forse eravamo già coscienti di essere una generazione senza futuro, perciò un tema in più o uno in meno cambiava poco.

Fuori c’erano 35 gradi, dentro, lungo il corridoio, saranno stati almeno 29. Io ero in calzoncini corti, il presidente di commissione tentò di riprendermi, poi si rese conto di come tutti stessero sudando come lumache. Le tracce non le ricordo, anche perché prima di entrare già sapevo che avrei fatto l’articolo di giornale, quale che fosse l’argomento proposto. Tra le opzioni c’era la memoria storica, i testi a corredo non erano molto stimolanti ma si poteva fare. Quattro colonne per arrivare alla tesi finale, l’unica cosa che ricordo: la memoria serve a non morire. Hai voglia a parlare di paradiso o inferno, se dopo la morte la memoria si cancella è come se non hai mai vissuto. Il titolo non mi veniva, e in preda al caldo scelsi il meno peggio: “Noi nipotini di nonna memoria”.

Prima di consegnare, scrissi il finale del tema di un altro ragazzo, poi diventato famoso con la El por Nardon Production, e ne riguardai un altro ad un personaggio che sarebbe tornato utile per la seconda prova (Ragioneria).

L’esame si concluse con un orale semplice, fuori dai canoni tipo Notte prima degli esami, fortunato film con Vaporidis uscito qualche anno dopo ma riferito agli esami come si facevano tanti anni prima. Niente prof sconosciuti e ieratici, quelli che ti danno del lei quando fanno le domande e tu vai in bambola perché piegato dalla paura di non aver capito la domanda. Venditti invece era sempre sul colpo, cantando “maturità t’avessi preso prima” non sbagliò nulla. Avere avuto 18 anni quando in Italia dominava  il berlusconesimo è una sfiga che nessuno dovrebbe mai più avere.

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