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Cesoie VIODIO

Non più di qualche giorno fa è esplosa la moda del VIODIO, una lunga lista di cose fastidiose scritte su sfondo nero sottolineando con un “TI ODIO” la loro negatività. La lista delle cose odiate è di fatto infinita, ognuno di noi potrebbe iniziare a sciorinarle adesso e finire dopodomani.

Negli ultimi giorni la mia lista si è allungata ancora di più. Entrare in una reception il cui nome è stato tradotto in “ricezione” è il primo nuovo elemento. Il secondo, ancora peggiore, è l’entrare in una reception e trovarci tre belle ragazze dietro tre iMac 20″, su cui però gira Windows XP. Cose che in pochi secondi ti rovinano una giornata.

La ciliegina sulla torta, dopo la ricezione e l’iMac con winzozz, è la telefonata del regista di Marsciano7 che mi comunica la censura avvenuta sull’ultima puntata. Il testo stravolto senza neanche sentire il parere di chi il testo l’aveva scritto, censura proveniente dal fronte interno, invasione di campo stile vaticano. Il risultato è una schifezza che non fa ridere, su cui però c’è la firma, estorta, della El Por Nardon Production.

Il successo dei VIODIO è presto spiegato. Basta prendere una giornata di merda ed analizzarne le cause.

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Qualcuno era democratico

Giuseppe Ruspino Stalin,
alfiere del Partito Democratico in Russia

Quante volte ci siamo indignati per l’ennesima censura governativa, per le epurazioni, gli attacchi ai programmi d’informazione, i telegiornali di regime. Quante volte l’opposizione, il Pd, ha urlato allo scandalo, alla dittatura. Quante volte abbiamo visto ripetere questo teatrino, senze veder cambiare nulla.

Negli ultimi venti anni la permalosità degli uomini di potere è aumentata a dismisura, ha iniziato Craxi, epurando Beppe Grillo, ha proseguito in grande stile il suo collega berlusconi. Chi fa domande, inchieste, ironia, è un disfattista-comunista-coglione-criminale. Continua a leggere

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In morte di Giulio Andreotti

Non esistono barriere alla diffusione di certe notizie. I siti di controinformazione, tra cui Indymedia, hanno prima pubblicato e poi subito rimosso la notizia della morte di Giulio Andreotti; pare che l’ufficialità verrà data tra due giorni. Ora però è partito il tam tam su facebook e si sta diffondendo a macchia d’olio. Non si capisce come mai la notizia non sia stata diffusa ancora pienamente, un caso di censura davvero singolare. In fondo siamo abituati a sentire solo ciò che ci vogliono dire, mentre qui in Germania già si inizia a commentare, non si capisce se anche loro siano informati via facebook o no. A Monaco già c’è via De Gasperi, ora dovranno intitolare una via pure al burattinaio dell’italia del dopoguerra: aveva tutti in mano, e li ha saputi giostrare. Se è vero ora attendiamo il bombardamento tv, il minuto di silenzio a Sanremo e i giornali con trenta pagine dedicate all’evento. Continua a leggere

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La via xoriana

L'associazione dei fallaci

L'associazione dei fallaci parla di me

Nel governo impazza lo scontro in tema di economia: i conti non tornano, la confindustria preme per poter rubare altri soldi dopo lo scudo, i sindacati chiedono di non far morire di fame i lavoratori. In mezzo a questa battaglia c’è ancora spazio per parlare della minaccia facebook: Maroni ha preso carte e penna scritto alla sede di Facebook, in California. Dopo le 24 ore necessarie agli americani per tradurre dal bergamasco all’inglese, è arrivata la contromisura tanto richiesta. Il gruppo “Uccidiamo Berlusconi” non c’è più, cioè ha cambiato nome. Anche Zuckerberg ha capito che i deliri vanno assecondati. Su Facebook di gruppi simili ce ne sono a dozzine, dedicati ai politici di ogni nazione, Prodi, Obama e gattino Virgola  compresi.

I berlusconiani ci hanno ormai abituato al delirio. Emilio Fede, dopo che Alfano ha puntato il dito sulla minaccia verso il santissimo premier che viene dal social network per antomasia, ha iniziato a chiedere la “chiusura dei siti di facebook”. Quando si parla di destra delirante, al giorno d’oggi, è però d’obbligo citare Oriana Fallaci. Una carriera giornalistica di tutto rispetto, poi la malattia ha iniziato a devastare anche i suoi testi. Da allora è diventata l’idolo dei drogati berluscones, da quando dopo l’11 settembre il Corriere della Sera diede spazio alla sua invettiva senza senso contro la minaccia dell’Islam. Era già malata, di una malattia che non ti lascia scampo, il mondo letterario non ha ignorato quelle parole perché probabilmente provava pena per una delle più grandi reporter italiane. I seguaci fallaci continuano però l’opera della Oriana furiosa, e dopo la minaccia Islam, anche quella facebook non è passata inosservata. Il sito dell’associazione “Una via x oriana” linka il mio post su “Uccidiamo Berlusconi” titolandolo “Assassini Dichiarati“.  L’unica lettrice di quel sito, tal Pammy, commenta chiedendo se la polizia postale è di sinistra. Oltre al link, i fallaci pubblicano anche l’indirizzo del mio profilo facebook, scrivendo: “questo è l’autore“. Una sorta di indice puntato, neanche fossi un giudice dai calzini turchesi. Girovagando per il sito si scoprono cose interessanti, ad esempio il premio giornalistico Oriana Fallaci assegnato a Renzo Martinelli, regista di Barbarossa: kolossal-flop voluto da Bossi e sponsorizzato con 30 milioni di euro statali, alla faccia di Brunetta e degli artisti parassiti. Il prossimo anno il premio andrà sicuramente a Mignanelli, autore di reportage indimenticabili durante il tg1 delle 20.  Al servizio sugli aereoplanini di carta basterà aggiungere la possibile minaccia islamica derivante dai kamikaze negri che usano la carta per conquistare l’occidente, e l’ambito premio sarà suo.

Devo però essere sincero: preferivo essere indicato da Fede, invece che da un’associazione pseudo-letteraria il cui nome (unaviaxoriana) è scritto a mo’ di bimbominkia.

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