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Vieni a vivere come Dente

Barchetta su stagno, un classico

Le fornaci Briziarelli sfornano mattoni e coppi a ritmo continuo da quasi cento anni. La leggenda vuole che non tutti questi coppi  siano finiti a coprire i tetti delle nostre case: alcuni di loro hanno preso vita ed erano ieri sera al concerto di Dente. Giovane cantautore disimpegnato e malinconico, uno dei nomi nuovi della scena italiana: con queste premesse si pensava ad una platea di primo pelo. Errore di valutazione grave, le canzoni di Dente parlano tutte di amori andati male, perciò c’erano coloro a cui vanno male gli amori. Coppi, dunque.  Continua a leggere

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Sempre in Giro

Tortona giro d'italia 2011

Un palazzo a Tortona

“Quando Coppi era a Tortona tutti volevano la firma, lo prendevano per il braccio, andè andè…” Come ogni mese di maggio si ripete il miracolo del Giro d’Italia; capitare per caso a Tortona quando passa la corsa Rosa serve, forse, a capire la magia che la avvolge. Piccola cittadina tra Torino e Milano, da dove si passa per andare a Sanremo e dove è cresciuto Fausto Coppi. In centro basta alzare la testa per vedere, qua e là, gigantografie del campionissimo. Lo stadio del calcio si chiama Coppi, tanto per far capire la gerarchia degli sport. Alle colonne dei portici vi sono foto che ricordano momenti importante di quello che è stato eletto lo sportivo italiano del ventesimo secolo. Qui il ciclismo è quanto di più pop sia mai esistito.

La prima tappa in linea del Giro d’Italia 2011 parte da Alba e arriva a Parma, passando per Tortona quando al traguardo mancano 120 km. Sarà una breve passerella, pochi secondi e tutta la carovana sarà sparita dentro il polverone alzato dalle bici. Già un’ora prima lungo la strada si raduna un po’ di gente, tutti fermi e con la testa rivolta verso la direzione da cui arriverà la corsa. Una scena che si ripete in tutti i paesi, in tutta italia, ad ogni Giro d’Italia. Eppure è lo spettacolo più banale del mondo, non c’è niente di mirabolante. Sono 180 biciclette che passano, alla svelta, per la strada. Nessun tocco di classe, nessun effetto speciale, non si può neanche seguire la corsa, vedendola per solo qualche metro: non si fa in tempo neanche a riconoscere i ciclisti, giusto i colori delle squadre. Per strada ci sono i personaggi più insospettabili, famiglie, giovani seduti fuori dal bar, gli immancabili pensionati narratori di leggende. Tutti che vogliono partecipare, anche per un secondo, al lungo viaggio di quelle biciclette. Da ormai un secolo il Giro rende onore alle storie di tutti gli italiani, se le porta via nel vento della corsa. Lì dentro ci siamo tutti. C’è il campione che ce l’ha fatta, c’è l’eterna promessa che arriva secondo, c’è la fatica di chi in salita proprio non va, c’è la sofferenza del lavoro e della vita. Perché di bicicletta si può anche morire e lo stipendio, se non sei famoso, è quello di un impiegato.

Alle 13 e 30 la carovana del Giro arriva a Tortona. Primo passa il tedesco Lang, con un vantaggio abissale sul gruppo: 20 minuti. Commento di un placido signore sulla settantina: “Se era il Coppi nol prendevan più!”

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Il bidone che fermò il Campionissimo

–Per la Madonna vo bene?

–Porco dio, me parete Coppi!

"Un uomo è solo al comando"

Quando per le campagne umbre si girava in bicicletta, e giusto qualche padrone aveva l’automobile, ad un viandante straniero che pedalava di buona lena e chiedeva ai contadini informazioni sulla strada per Madonna del Piano gli si rispondeva che andava più che bene, addirittura sembrava Fausto Coppi. Negli anni dell’Italia contadina che cambiava con le prime avvisaglie del boom economico, il Campionissimo piemontese incarnava i sogni di un paese che dopo un ventennio di sciagure aveva voglia di vincere.

Coppi non era certo un sex symbol, eppure giornali e radio del suo tempo erano affascinati da quel ciclista quasi deforme, dal naso a becco di Airone e il petto gonfio come un tacchino, il tutto retto da due gambe esili. Gli occhi scavati, una pettinatura che oggi ritroviamo giusto in qualche foto dei bisnonni, eppure dal bambino alla massaia, chiunque conosceva Fausto Coppi. Nei pomeriggi di maggio era facile accendere la radio e sentire quell’inizio di radiocronaca passata alla storia: “Un uomo è solo al comando, la sua maglia è biancoceleste, il suo nome è Fausto Coppi“.

Iniziò a pedalare in qualità di garzone del salumiere di Novi Ligure. Continua a leggere

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