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Differenze

Che sudata, anche io, quel giorno lì

E così Lance Armstrong si arrende, dice basta. Non al ciclismo, ma alla difesa davanti ai giudici: alle accuse di doping non risponderà più, si rimette alla clemenza della corte. Il primo risultato sarà quello di vedersi tolti i 7 tour de France vinti consecutivamente, record dei record, per quanto ormai resta tramandabile solo per via orale. Nel concludere la sua dichiarazione, il Cowboy texano ha chiuso con la frase ad effetto: “Io lo so chi ha vinto quei 7 Tour de France.” Sebbene con molto più stile, è la parafrasi dei 30 sul campo con cui la famiglia Agnelli sta addobbando tutto il proprio vestiario. C’è però una differenza grossa.  Continua a leggere

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Ti amo terrone

Tacchinardi, ex centrocampista della juventus

Ci si ritrova, volenti o nolenti, a parlare di Inter. Più che le circostanze recenti, lo impone il regolamento non scritto dell’universo pallone: “finché c’ho fiato chiacchiero.” La vecchia gobba signora sta tornando sugli scudi, con molta probabilità vincerà anche un titulo: se non sarà quest’anno, di sicuro il prossimo. Guidati dal presidente monopecciola, ultimo erede della dinastia degli agnelli (a proposito, buona pasqua), sfogano il rancore accumulato in anni di umiliazione e disincanto, dopo che tutta italia, guardando dal buco della serratura, scoprì il trucco che c’era dietro a quel gran testone di Zidane. Il pallone, però, è religione, perciò ognuno dice la sua e nessuno ha torto. Ecco perché tutto questo sembra assurdo, ma in fondo non lo è.

 La juventus è il ragazzo terroncello, educato in superficie e con una cultura che arriva alle citazioni di Coelho imparate nei momenti di nostalgia, che sta con la biondina carina e intelligente. Ci si può interrogare una vita sul perché, ma Bob Dylan prima di tutti arrivò a capire che tutto soffia nel vento. Il terroncello vince, e basta. Se poi, tra dieci anni, la biondina leggendo gli sms di nascosto scoprirà i tre figli che lui aveva con la commessa di Zara, ci sarà una frase di Coelho in grado di giustificarlo. Perciò sì, ha ingravidato quella stronzetta riccia che consiglia sempre una taglia in più alle clienti, facendole sentire grasse: sembra davvero imperdonabile. Non c’è motivo logico al mondo per cui qualcuno, con una massa cerebrale nella norma, possa preferire il pelosone in canottiera. Ma all’amore non si comanda, e alle leggi dell’universo neanche. Io chiacchiero finché c’ho fiato e la biondina se la accatta ‘u terroncello. Questa è la regola.

Nota antirazzista: si può essere terroncelli anche essendo nati a Milano, Torino, Genova, Venezia, Bologna, Firenze,Pisa e, ovviamente, Ammeto.

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Mezzo scudetto

Il mio amico Andrea Agnelli

Nella domenica in cui la Juventus si è aggiudicata mezzo scudetto, laureandosi campione d’inverno, ero a cena a casa di Andrea Agnelli: una pizza, un paio di birre e il posticipo (Inter-Lazio) in tv. Andrea è un ragazzo semplice, suo padre era Umberto Agnelli, fratello dell’Avvocato. Dopo aver studiato negli Stati Uniti e alla Bocconi, Andrea è tornato a Torino e si è messo a lavorare nelle aziende di famiglia, dalla Fiat alla Juve. La sua non è stata un’infanzia facile. Ha dovuto frequentare solo scuole private perché in quelle pubbliche lo chiamavano Duna e lo prendevano in giro per il suo monociglio.  Continua a leggere

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Come va?

Mourinho discute con Roberto Saviano

Settimana intensa, prima la Roma presa a pallonate da Pazzini, che insieme a Miccoli fa sognare l’italia del calcio. Sogni che verranno smontati da Lippi: anche per questo mondiale verrà convocata tutta la juventus, vittoriosa contro il Bari e dunque meritevole di vedersi restituire due scudetti, tre coppe italia, dodici milioni di euro in gettoni d’oro e la finale di Madrid del 22 maggio. Continua a leggere

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Fabio Caccavaro

Il braccio del pallone doro

Il braccio del pallone d'oro

Fabio Cannavaro è campione del mondo, pallone d’oro, ed è pure bello, ha gli occhi azzurri. Ha fatto innamorare gli italiani durante i mondiali di Germania, invalicabile muro difensivo, uomo ovunque della nostra area. I tifosi del Parma e della Juve non lo dimenticheranno facilmente, quelli dell’Inter e del Real forse sì. Il Cannavaro interista era un difensore pasticcione, confuso, a tratti lento. A fine anno Moratti lo vende al primo che passa (Moggi) in cambio di un portiere di riserva e un pacchetto di patatine. Alla Juve la rinascita, che lo porta al mondiale come il miglior difensore italiano in circolazione. Lo era anche a Parma, a dire il vero. Cosa avranno mai queste due squadre in più? Un bell’ambiente, può darsi, una società serena, probabile, una sostanza magica, seguro. Continua a leggere

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