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Ditemi perchéééééééééé

image_galleryIn Italia siamo bravi con i ritornelli, tra i più bravi al mondo se mettiamo i Beatles fuori classifica. Ce ne sono alcuni che ci entrano in testa e non escono più. Da poco ho risentito un sempreverde, pronunciato da una insospettabile maestra elementare:

Qui in Italia facciamo entrare tutti, poi non c’è più lavoro per noi.

Ritornelli che resistono anche alla lunga crisi economica che stiamo attraversando, ne escono addirittura indenni. La nostra economia si è rivelata essere manovrata da autentiche prostitute, affamate di aste al ribasso sugli stipendi e ricavi esentasse galoppanti: i grandi ritornelli però non si lasciano scalfire.

Sarebbe il caso, dunque, di chiarire alcuni punti. Non sono gli immigrati a rubarci il lavoro. Rubare significa prendere qualcosa di non tuo senza pagare. Il lavoro, dunque, lo rubano quelli che sfruttano i lavoratori. E’ abbastanza facile: se si gioca al ribasso, chi ha meno pretese la spunta. Questo è il mercato, il grande e giusto arbitro di qualsiasi cosa. Anni di “ce lo dice il mercato” ed eccoci qua, con i grandi sostenitori del “faccio quel che voglio, immigrati raus” a lamentarsi perché ora non c’è più lavoro.

Dunque, cara amica maestra elementare che la colpa è dell’italia che accoglie chiunque: vuoi provare a fare 2+2 come insegni ai tuoi bambini o ti devo incatenare al cesso e alimentarti a mele cotogne? (Stalinismo alimentare, la mia nuova frontiera.)

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La Fornero e Goran Pandev

choosy, dov’è il bagno?

Siamo fatti così, choosy per natura. I giovani sono schizzinosi, lo si capisce da alcuni segnali inequivocabili. Ad esempio si lasciano rappresentare da Renzi, il giovane che vuole rottamare il PD. 37 anni, 3 figli, una carriera tutta in politica e mai al lavoro, però è boy scout. I giovani sono talmente svogliati che il primo paraculo in calzoncini può ergersi a loro rappresentante senza che nessuno batta un colpo.

Il ministro Fornero, tra un caffè e l’altro, racconta la sua visione del mondo del lavoro. I giovani non accettano il primo impiego che trovano, aspettano si liberi un posto da trequartista all’Inter o al limite da inviati di Santoro, nel caso siano un po’ più impegnati culturalmente (leggasi: piedi quadrati). Dal fondo del bar arriva però una risposta alla sciura Elsa, neanche troppo gretta. “Se ce giocava Pandev in attacco co l’Inter, ce posso giocà anch’io!”

La ministra ci rimane un po’ male, a Pandev non c’aveva pensato. L’italia è piena di questi piccoli attaccanti scarsi che dio solo sa come possano essere finiti in una squadra da leggenda. In ogni posto possibile, li incontriamo ogni giorno sulla nostra strada. Governatori, dirigenti, imprenditori. Gente ben retribuita che ci guarda dall’alto di un macchinone, di quelli che si vedono nelle pubblicità. Gente che si è messa d’accordo nel fare impresa per sé e stage per tutti gli altri. Gente che ha preferito, e preferisce, manodopera schiavista assumendo chi stava peggio, ovvero gli immigrati. Così i giovani si sono trovati tra un muro di gomma e un forno a duemila gradi. Cosa scegliere? Chi non ha la forza di sbattere tutta la vita contro la gomma o sopportare l’inferno, è rimasto fermo a guardare.

La sciura Elsa capisce di aver detto una stupidaggine e si mette a piangere. I giovani intanto dormono nel camper di Renzi.

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Il teorema delle banane

Una volta conseguita una laurea in Informatica, la prima cosa da fare è trovarsi un hobby. Il “mondo virtuale” (espressione da rubrica tecnologica per massaie) ingloba i suoi creatori e non li rilascia più: parlare con le macchine, per quanto sia più ragionevole che farlo con gli umani, può essere alienante. Ai tempi di Casapiddu eravamo soliti classificare come “subumani” quei personaggi, incontrabili in aula, che non avevano un proprio avatar nel mondo reale. Si riconoscevano al volo, bastava appuntarsi numero e qualità delle domande rivolte al prof di turno. Al superamento di una soglia prefissata il Ragazzo Strambo inseriva il nerd nelle liste per i suoi campi di rieducazione. Continua a leggere

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