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Perdere, ma con style

per caso vanno di moda i baffi?

La differenza tra l’Internazionale comunista e quella di Milano sono le due grandi vittorie che Herrera e Mourinho hanno raggiunto, mentre Berlinguer e compagni sono arrivati al massimo secondi con premio della critica. La vocazione alla sconfitta è un qualcosa da cui non si esce. E’ il tempo a farcelo capire: quando da adolescenti ci si infiamma per le grandi questioni politiche si arriva sempre alla conclusione “è colpa della gente che è stupida!” Col passare degli anni, la gente rimane sempre stupida, ma è distribuita equamente (vorrei dire con distribuzione normale, ma non lo faccio), con la differenza che il continuare a dare la colpa alla gente stupida diventa doppiamente stupido.

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Nove colli tre tituli

Non sarà facile riassumere. Il giorno più lungo, sabato 22 maggio, comincia alle 8.30 quando il Cannibale e Vecchinen caricano me e bicicletta, direzione Cesenatico. La formula è collaudata da anni, conosciamo già il paese e l’ambiente della Nove Colli, la gara della gare in programma domenica 23. Nonostante l’esperienza, il navigatore della carovana ci porta inspiegabilmente verso Bologna. Grazie ad una carta stradale del Touring, e a qualche insulto ben assortito verso chi dopo 4 anni ancora non riesce a raggiungere cesenatico senza navigatore, arriviamo a destinazione.

Hotel Annamaria, la bettola più costosa d’europa gestita da una famiglia di berluscones cattolici, di quelli che sul comodino della camera (fatiscente) mettono il vangelo secondo luca. L’albergo è stato scelto dagli stessi che seguendo il navigatore stavano arrivando a Bologna. Pranzo leggero, un’ora di riposo e sgambata pomeridiana sul lungomare, la tensione si tocca con mano. Domani la gara più attesa, ma soprattutto la sera va in scena la grande Inter di Mourinho. Doccia rapida, giro per la fiera piena di biciclette e di ciclisti che ci sbavano sotto, cena in mezzo ai gufi e finalmente sono arrivate quelle 20.45 attese da una vita. Continua a leggere

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Come va?

Mourinho discute con Roberto Saviano

Settimana intensa, prima la Roma presa a pallonate da Pazzini, che insieme a Miccoli fa sognare l’italia del calcio. Sogni che verranno smontati da Lippi: anche per questo mondiale verrà convocata tutta la juventus, vittoriosa contro il Bari e dunque meritevole di vedersi restituire due scudetti, tre coppe italia, dodici milioni di euro in gettoni d’oro e la finale di Madrid del 22 maggio. Continua a leggere

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I lampioni di piazzale Mourinho

il premier dopo la statuetta e il derby

La sindrome della sconfitta, che affligge la sinistra più o meno da quando esiste la repubblica, è ben conosciuta dai tifosi dell’Internazionale di Milano. Hanno sopportato per venti anni le peggiori legnate, mentre juventini e milanisti esultavano a targhe alterne. Nel frattempo la sinistra continuava a restare all’opposizione, prima Craxi e poi Berlusconi. Unica consolazione le coppe Uefa, e i governi Prodi insieme a D’Alema. Poi è arrivata calciopoli, un anno di purgatorio per la juventus e Mastella ministro della Giustizia che apriva le carceri. Carceri in cui, va sottolineato, le divise sono sempre state a strisce bianche e nere: la storia del disegno intelligente che governa l’universo potrebbe non essere così infondata. Continua a leggere

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Messaggio a goal unificati

Il ticket Josè Zapata Mourinho-Mario Cioni Balotelli

Questo è il primo capodanno vissuto da borghese, al termine di un anno a dir poco avventuroso. La sceneggiatura di questo 2009 è discutibile, ma innegabilmente piena di pathos; di sicuro per lo spettatore ha funzionato.

Siamo partiti con i postumi di una botta forte, causata da un automobilista di san venanzo che pensò bene di travolgere un povero ciclista indifeso. Convalescenza al gusto di Ugo Montanari e del suo teorema del punto fisso, e via verso una estate dal caldo assassino, sotto il sole di luglio si è squagliata pure Casapiddu. Non si fa in tempo ad uscire dalle sofferenze del vivere a Pisa, che subito si passa a nuove sofferenze. In giro per il mondo, caldo, freddo, salami, slovene, furgoni. Lo stesso caldo si ripresenta adesso, è dicembre inoltrato, anzi finito, e stasera andremo in giro con un giacchetto di jeans. Il mio pensiero va subito ai più sfortunati, quelli che si sono comprati un cappotto da 800 euro, e che dovranno per forza sfoggiarlo questa sera. Sentiremo da lontano la loro puzza di sudore.

Nel mondo non è successo quasi niente. Non ci sono stati i mondiali di calcio, non abbiamo niente di cui parlare. Giusto a Marsciano hanno fatto le elezioni, ma hanno vinto sempre i soliti, il partito dell’inciucio è ancora forte da queste parti. In america un nero ha vinto un premio, ma non ricordo bene se è Spike Lee con l’Oscar oppure Obama con il Nobel. L’unica scoperta degna di nota di questo 2009 è Josè Mourinho. Lui può far cambiare marcia a questo mondo, e spero che la sinistra lo candidi alle prossime elezioni, insieme a SuperMario Balotelli. Serve uno che non ha paura di schierare 4 punte, serve uno che vince anche quando perde. Mourinho al No Berlusconi Day sarebbe andato, e di corsa. Silenzioso, al margine del corteo, lo avrebbe guidato all’assalto di palazzo Grazioli. In fondo San Josè è l’unico che sia riuscito a vincere contro berlusconi: quattro belle pappine rifilate nel derby, e tutti a casa. La Reggiana di Bersani invece è ancora in serie C.

Siamo dunque arrivati alla fine, e tra poco si va in scena. Cena, spumante, sms,rete intasata, oh auguri, pepepepepeeeee, a che ora argimo?, no ancora è presto. Ricordatevi di guardare l’esperto di petardi del tg1 che vi dirà che le bombe di Maradona sono pericolose. Fate il solito il  bilancio di fine anno, tanto chiuderete in passivo come sempre. Lamentatevi dunque di quanto sia dura la vita, sempre problemi, non mi sento apprezzato, ah perché non sono nato ricco. Quindi i propositi per l’anno nuovo: se ve li siete salvati da anno scorso, basta un copia/incolla.

Dal canto mio farò auguri solo alla lista di persone di cui desidero la morte, nel frattempo sciolgo la riserva su chi voterò come uomo dell’anno. The winner is Matt Schofield.

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Dal bosco al duomo

Silvio dopo il cavalletto

Dopo le monetine di Craxi, la statuina di Silvio. Il mio gatto, che si chiama Silvio pure lui, oggi ha cominciato a sanguinare. Poco dopo accendo la tv ed anche il suo omonino appariva tumefatto in viso. La foto sanguinolenta ha già fatto il giro del mondo, e su Facebook, che ormai conta più di Porta a Porta, gli schieramenti sono già belli che fatti. Da una parte i fan di Massimo Tartaglia, la mano degli italiani, e dall’altra i seguaci di Silvio, il più amato dagli italiani.  Sulla pagina dei fan del premier compaiono centinaia di messaggi di solidarietà, provenienti da gente inutilmente sconosciuta, i più significativi sono quelli che chiedono le dimissioni di Antonio Di Pietro. A chi si chiede da cosa si possa dimettere uno senza incarichi istituzionali, ricordo che Di Pietro è presidente del consorzio degli olivicoltori di Campobasso.

Finito l’entusiasmo iniziale, resta però la vergogna. Un paese in cui il primo ministro per non far cadere il suo governo è costretto a farsi colpire al volto, non è degno di essere chiamato repubblica delle banane. Un governo dovrebbe essere sempre sorretto da sei canali televisivi e dalle grandi famiglie del paese, non andrebbe fatto cadere e meno che mai andrebbero fatte elezioni col rischio che il vecchio premier non venga rieletto. E a poco serve bearsi di uno week end in cui la juventus ha perso a Bari e il personaggio politico più odioso viene preso a souvenir in faccia. Questo è un paese che non ha memoria, c’è poco da fare.  Roberto Dal Bosco, che nel 2004 scagliò il cavalletto della sua macchina fotografica contro berlusconi, non ha neanche un decimo dei fan di Tartaglia, non ha una sua trasmissione tv e neanche una qualche poltrona. Queste, al pari di quando perde l’Inter di San Josè Mourinho, sono tutte sconfitte della democrazia.

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Diarijo Sloveno #2 – Le hostess della grande Inter

Salame italiano con culi sloveni (foto by attore della El Por Nardon)

Salame italiano con culi sloveni (foto by attore della El Por Nardon)

Primo giorno di fiera, c’è tensione per il debutto e perché oggi arrivano le nostre commesse. Sono tre e tutte ventenni, così ci ha detto la vecchia matta dai capelli rosci che procura ragazze a chiunque le voglia. Alle 8.30 l’attore della El Por Nardon (che preferisce mantenere segreta la sua identità) le va a prendere e le porta dietro il banco, dove io dovrò spiegargli in cosa consiste il loro lavoro. Fingo sicumera, ma in realtà l’attesa mi logora dentro. Saranno belle? Parleranno inglese? Potrò fingere di essere un dandy decadente italiano che suona strumenti del cazzo perché sono alternativo? Non ho tempo di pensare ai miei dubbi che eccole arrivate. Continua a leggere

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