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Le ragioni di un grido

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Quella tra immigrati e autoctoni è una lotta antica quanto la disputa sulla nascita di uovo e gallina. Nel tempo è mutata la situazione sociale, se anni fa erano i lavoratori a spostarsi e ad essere vessati sia dal padrone che dai suoi compaesani, oggi tocca a studenti e precari di vario genere. Si emigra per andare all’università invece che in fabbrica.

L’esperienza personale mi porta a parlare di Pisa, dove la situazione non è proprio uguale a quella delle altre città universitarie. Non lo è principalmente perché pisamerda è un urlo conosciuto e apprezzato in tutta italia –merito dei livornesi? chissà –, non vale lo stesso, ad esempio, per Perugia, dove l’università è grande ma Perugiamerda lo urlano soprattutto i ternani. Non che Perugia non abbia i suoi terribili problemi, ma Pisamerda, insomma, va oltre il campanilismo.

La difesa tipica del pisano a tali insulti rende al meglio le caratteristiche di questi simpatici esseri alimentati a luminare: “boia se dici tanto pisamerda, perché non stai a casa tua?” Vivendo a Pisa si ha la sensazione di sentire questa espressione ovunque. Nei negozi, nei bar, per strada. Sembra sempre di essere di troppo, di impicciare.

C’è però un dettaglio non trascurabile: l’economia pisana si regge sugli immigrati. Le catapecchie del centro affittate a mille euro al mese hanno permesso ai pisani di comprarsi la casina fuori città col giardino, una speculazione tipicamente italiana. Il cliente ha sempre ragione, dice la teoria del commercio. A Pisa, questo non vale. Qui il cliente deve pagare e basta, senza aspettarsi troppo in cambio. Ogni volta che si entra in un bar ci si aspetta di sentirsi dire “il caffè te lo fai da te, ma prima fai lo scontrino”. E’ per questo e per tante altre ragioni (viabilità, clima tropicale,vita poco mondana,enrico letta), che mezzo mondo urla pisamerda. La risposta tipica a osservazioni di questo tipo è: “in tutte le città universitarie è così”. E’ vero, ciò però non toglie i motivi di chi dice pisamerda. Al massimo giustifica chi dice Firenzemerda abitando a Firenze. Per carità, stare a Pisa è una scelta, e la speculazione un facoltà dei pisani, immorale ma comunque più che legittima. Ciò non toglie, anzi lo giustifica, il diritto sacrosanto del cliente di urlare pisamerda. Un buon commerciante si chiederebbe il perché, il pisano scrolla le spalle pensando boiadé.

Ad ogni modo, per concludere qualsiasi discorso sull’annoso tema pisamerda basta una semplice domanda: cari strenui oppositori del grido pisamerda, orgogliosi difensori della pisanità di Galileo e Fi Bonacci, ce lo spiegate perché quasi più nessuno di voi abita in centro a Pisa? Chi, come me, urla pisamerda almeno abita a Pisa, non a Calci,Cascina,San Giuliano,Pontedera e via dicendo. Facile parlare dal proprio giardino dove la sera tira l’arietta, senza magrebini che si scannano sotto casa.  Venite in trincea, venite a Pisa, e poi vediamo cosa ne pensate.

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Monorotaia!

Quando a Perugia si inaugurava il minimetrò, a Pisa ancora facevano i conti con l’abaco, era il 2008. Ora però, dopo 4 anni, i pisani si rimettono in carreggiata. L’esperienza perugina, ovvero un centinaio di milioni di euro gettati al vento per un’infrastruttura che i perugini non utilizzano, è stata di aiuto. Infatti dalle parti della torre realizzeranno un trabiccolo altrettanto intelligente: il People Mover.

Dall’aeroporto alla stazione c’è San Giusto, direbbero i Gatti Mézzi (gruppo locale di molto bravi dé). Per raggiungere i due punti, a piedi, ci vogliono 15 minuti, 1,4 km. Si possono però usare i mezzi pubblici: autobus o treno (7 minuti). Il People Mover, una monorotaia automatica a fune, percorrerà la stessa via del treno, nello stesso tempo. Rispetto al percorso a piedi, la via ferroviaria è più lunga. Quasi 2 km, come direbbero a Perugia: “fal gir del’orto”. Costo stimato: 70 milioni di euro. Secondo il sindaco di Pisa, tal Filippeschi, “grazie alla combinazione di People Mover ed ai treni veloci Firenze-Pisa, il collegamento tra le due città avrà tempi ‘europei”. Al di là degli europeismi, l’autobus Pisa-Firenze di Terravision impiega già meno tempo del treno. Perciò Pisa sta investendo in nuovo mezzo di trasporto pubblico che non accorcia le distanze, non diminuisce i tempi e costa 70 milioni di euro. Galileo, dal paradiso guadagnato con abiura, fa sapere di non essere proprio pisano pisano.

N.B.: ci sono anche barlumi di buonsenso, a onor del vero: dal 2013 Pisa avrà anche un servizio di bike sharing (finalmente!)

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IKEA ti amo

dopo il presidente operaio, il sindaco vangatore

Io senza l’Ikea non so vivere. Porta il lavoro, porta i mobili, porta la vita. A Pisa sono cominciati i lavori per la costruzione del capannone blu, anche se i soliti comunisti hanno al solito scatenato la polemica. Che palle i comunisti, la solita gentaccia che la domenica invece di andare a vedere i mobili, sta a casa a dormire. Ha fatto bene il sindaco di Pisa a minacciare la denuncia a un cittadino che gli ha scritto su facebook. La gente la deve smettere di scrivere ai sindaci su facebook, loro mettono facebook per parlare solo con chi gli dà ragione, mica con tutti. I comunisti dicono che il terreno dove sorgerà l’Ikea era del comune, che l’ha girato a dei privati che poi l’hanno girato a Ikea al quadruplo del prezzo. “Il comune, cioè noi cittadini, ci abbiamo rimesso”, dicono. Ma io sono un cittadino, e non mi sento di averci rimesso. Anzi, ora arriva Ikea e per me è un guadagno. Perché potrò comprare tanti mobili, da mettere dentro la casa che un giorno comprerò. Intanto compro i mobili, ogni domenica.

A Perugia invece, l’Ikea non la faranno. Piangono tutti infatti. Perché l’Ikea, poverina, ha detto: “noi vogliamo metterci lì, o sennò non se ne fa niente”. Ma lì, un terreno a fianco della superstrada E45, non è stato possibile mettercela. Problemi burocratici vari. E allora l’Ikea ha detto che non gli interessa più aprire a Perugia. Poverina, lei crea tanti posti di lavoro e tanti mobili, però se non si fa quello che dice lei, allora niente. E’ un po’ così Ikea, un po’ choosy come diremmo di questi tempi. Non è giusto però. Tutti dovremmo avere un’Ikea di fronte a casa nostra. Perché l’Ikea ci rende felici. L’Ikea ci fa lavorare, tutti. Facciamo mobili svedesi, lampade svedesi, polpette svedesi. E poi le svedesi sono bionde, e noi amiamo le bionde.

Viva l’Ikea, la nostra salvezza. Il modello di sviluppo vincente, quello della multinazionale che fa il comodo suo e dobbiamo pure credere che lo faccia per noi. Noi dobbiamo aiutarla la multinazionale, perché se stiamo dalla parte giusta, ci dà pure da mangiare. E se questo ci porta dritti verso la peggiore crisi economica dal dopoguerra ad oggi, pazienza. Di sicuro senza tavolini svedesi non resteremo, ed è questo quello che conta.

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Questa è un’alluvione

Arriva l’autunno, con lui le piogge — anche se poche — dunque il rischio alluvioni. Quest’anno grande novità, due giorni di esercitazione di emergenza in grande stile. Tutti gli enti coinvolti nelle procedure di emergenza si mobilitano per costruire argini, provare procedure di emergenza e via dicendo. Il tutto in una giornata senza nuvola, perché nostro signore sa farsi grandi risate anche quando in tv non ci sono i Simpson, lui usa noi come fossimo i suoi Simpson.

La procedura è cominciata ieri, con l’arrivo di un sms: “Protezione Civile Isti CNR, messaggio di prova”. Mi sono sentito protetto. Oggi è toccato invece ad una mail:

Esercitazione, esercitazione, esercitazione.

Sono XXX – XXX – Uff. Tecn. ISTI, questa è una esercitazione relativa al Rischio Arno.

Confermare di aver compreso il messaggio.

Rispondendo al seguente indirizzo:

xxx.xxx@isti.cnr.it

Ripeto questa è una esercitazione, esercitazione, esercitazione.

 

Grazie

Al CNR, in caso di alluvioni, dovremo mandarci delle mail. Il primo che avvisterà il fiume in piena arrivare, avrà il compito di diramare l’allerta via mailing list. Dovremo essere rapidi, perché l’Arno non perde tempo neanche a strisciare il cartellino, butta giù direttamente le sbarre dell’ingresso. Il primo ostacolo sarà la mensa, ma noi, con stoico temperamento, la porteremo in salvo, soprattutto se a pranzo sono previste le verdure pastellate.

L’ispirazione per questa procedura di emergenza è stata presa dalla seguente serie tv:

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Perdere, ma con style

per caso vanno di moda i baffi?

La differenza tra l’Internazionale comunista e quella di Milano sono le due grandi vittorie che Herrera e Mourinho hanno raggiunto, mentre Berlinguer e compagni sono arrivati al massimo secondi con premio della critica. La vocazione alla sconfitta è un qualcosa da cui non si esce. E’ il tempo a farcelo capire: quando da adolescenti ci si infiamma per le grandi questioni politiche si arriva sempre alla conclusione “è colpa della gente che è stupida!” Col passare degli anni, la gente rimane sempre stupida, ma è distribuita equamente (vorrei dire con distribuzione normale, ma non lo faccio), con la differenza che il continuare a dare la colpa alla gente stupida diventa doppiamente stupido.

Esempio di vita vissuta: Continua a leggere

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Cartoncini tossici

Due tossici mentre cercano di vendere cartoncini a Faso

Non c’è mai una data precisa per le reunion di Casapiddu, eppure queste avvengono e portano scompiglio nel mondo dei comuni mortali. Un lunedì di luglio tre pidduisti, Rambo, il Mangi e il Ragazzo Strambo, si danno appuntamento a Firenze per andare a sorprendere Jimbo, tornato da Lugano e ignaro dell’importanza della data: è infatti il suo compleanno.

Il primo appuntamento è per le sette in punto, al binario 4 di Santa Maria Novella. Rambo, causa mancanza di orari comodi, arriva in anticipo e si dirige verso il centro con l’intento di comprare un piccolo presente per Jorgio. Valdarno ha una sinistra assonanza con la parola inferno, ed il clima di questa regione svela il mistero: appena sceso dal treno, il Guerrazzi rischia lo svenimento da afa. Come in ogni occasione in cui non si hanno idee, Rambo si butta sul classico e si mette alla ricerca di “Canne al vento” di Grazia Deledda. Pur non avendo concezione di come e dove sia il centro di Firenze, il pidduista si unisce al fiume di turisti americani sperando di arrivare in breve a destinazione. La prima cosa che salta all’occhio di Firenze, la città del rinascimento e la culla della lingua italiana, sono gli snack bar, le tavole calde, i ristoranti e le pizzerie: ogni dieci metri c’è un posto dove potersi rifocillare, a prezzi disumani ovviamente. La moda di questa estate è il waffel: un biscotto dolce e grasso scaldato su una piastra rovente, i turisti lo adorano senza che si possa intuirne un motivo valido. Sono le 18 e ci sono 33 gradi con umidità 75%. Continua a leggere

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Tutti lo vogliono


Verranno a chiederti di Casapiddu (Rambo Guerrazzi - ed. Boopen - pp.222 9.90€)

Dopo un travaglio durato 5 mesi, Verranno a chiederti di Casapiddu è finalmente disponibile al grande pubblico. Acquistabile nelle migliori librerie, o direttamente on line che di sicuro si fa prima, la più grande opera commemorativa dopo l’Altare della patria è pronta per arrivare nelle vostre case.

Cinquanta persone, i fortunati partecipanti alla cena pidduista di Dicembre, verranno a breve in possesso del libro più ambito dell’anno. Il valore aggiunto è la testimonianza di un’epoca passata tra reality show e testi di semantica operazionale. Ancora prima dell’Isola dei cassaintegrati, Casapiddu fu un esempio di emancipazione. Cinque studenti, informatici, lontani dal mondo fatato delle facoltà piene di gnocca e dei giovedì universitari. Insieme a loro tanti altri, i seguaci di Casapiddu, che hanno visto il mondo con gli occhi di chi ogni mattina si alzava senza sapere a cosa sarebbe andato incontro. Dagli ostacoli della vita nella palude pisana alle sofferenze impartite dal matto di turno sulla cattedra.

Verranno a chiederti di Casapiddu, come direbbero a Roma, è un libro per morti, ma non per tutti.

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