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Santana per un’altra Europa

Rieccoci. Nuova tornata elettorale ed ennesimo impietoso riassunto delle puntate precedenti. Un anno fa le comunali marscianesi, finite a 300 voti dalla vittoria. Poco prima le politiche, un disastro. Cinque anni fa le regionali in cui per la prima volta ho annullato una scheda elettorale. C’erano tre schieramenti: il Pd con la Gadiuscia Marini – ex sindaco di Todi ricordata per essere riuscita a far vincere la destra dopo 60 anni – l’Udc (sic.) con la Binetti (SIC.) e Forza Italia con una che si chiama Fiammetta. Fu una campagna elettorale tremenda, ho ricevuto decine di sms non richiesti dal comitato della Marini, mi informavano su tutti i suoi spostamenti. Oggi cena a Porchiano con Catiuscia, domani incontro con l’Arci Greppolischieto. Annullai la scheda per mancanza di alternative, mentre il sindaco che ha devastato Marsciano a botte di cemento e favori ai suoi amici ricchi prese 8mila preferenze  e venne eletto in consiglio regionale.

Dal 2010 qualcosa è cambiato. Se non altro, la mancanza di alternative non si può lamentare. C’è addirittura un candidato governatore sostenuto da “Alternativa Riformista”, con la cannabis al centro del suo programma. C’è Casa Clown che si presenta separata da Forza Nuova, perché anche tra i fascisti c’è la gara a chi è più fascista. Ci sono i grillini che hanno scelto on line una candidata, poi l’hanno fatta dimettere, poi si è dimesso anche il secondo classificato, infine hanno scelto il terzo, anche se pure lui ha un passato tra le file di Forza Italia e per questo andrebbe sostituito; per fortuna, si erano stufati e si sono fermati. Ci sono poi le forze classiche: la Gadiuscia con il Pd e il suo carrozzone di clientele-marchette-hashtag-responsabilità-mai a lavorà, e c’è tal Ricci, uno che cinque anni fa venne scartato da Berlusconi perché troppo brutto per i cartelloni. Perché cinque anni fa il discorso politico volava ad alti livelli, e grazie al bipolarismo si parlava solo delle orecchie a sventola di Ricci.

Per fortuna, a questo giro c’è anche un’alternativa alle alternative cannabinoidi-grilline. A Marsciano ci sono ragazzi di venti anni che fanno campagna elettorale, di giorno lavorano e di notte vanno ad attaccare i manifesti. Ci vanno perché il loro lavoro è precario, sottopagato, come quello dei loro coetanei. Ci vanno perché senza la loro partecipazione politica, il lavoro sarebbe ancora più precario, probabilmente. Neanche i partiti principali hanno più militanti. Alle riunioni del Pd c’è la stessa gente che la mattina fa la fila alle poste per la pensione.  Un fermento politico così, a Marsciano, non si vedeva dagli anni del PCI. Rassegne cinematografiche, musicali, ri-acquisizione di casermoni abbandonati: non più tardi di dieci anni fa a Marsciano l’unica occupazione era guardare chi passava con la macchina sgommando davanti al centro commerciale.

Per questo, stavolta non ho dubbi. La mia regola è sempre quella: vota il primo partito di sinistra fuori dal Pd. Cinque anni fa non c’era, domani c’è. L’Umbria per un’altra Europa ha un candidato governatore, Vecchietti, di 34 anni. Lo senti parlare e non mette una virgola fuori posto neanche con Sbirulino davanti che fa le capriole. A Marsciano, proprio per recuperare il mio voto alle regionali, mi hanno messo due candidati consiglieri disegnati sulle mie preferenze: Sanni Mezzasoma è un anti-giuventino dichiarato che costruisce case in terra e paglia. Mi sembrava una follia (la paglia, non l’anti-giuventinità) e invece una casa in terra e paglia ha una resa che al confronto i mattoni di briziarelli sono sofficini findus. Tania Natalizi è la maestra che tutti noi non abbiamo mai avuto (perché le mie erano tutte vecchie e acide?).

Questa europa non l’ha scritta Santana, e si vede. Cambiamola.

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Pagamento a marito morto

Oh c’è Mastrandrea a Perugia! Il nome attira, il tempo c’è, si va. Non è uno spettacolo teatrale, non si ride, non si immagina, si ascolta. Fabrizio Ricci presenta “Se la colpa è di chi muore” e il Valerione nazionale (vabè, romano) ne legge alcuni passi, approfittando per ragionare sul tema proposto.

La storia in pillole: nel 2006 quattro lavoratori persero la vita lavorando sui silos dell’azienda Umbra Olii, i silos contenevano gas, i lavoratori usarono il saldatore e bum. Due corpi carbonizzati e altri due sbalzati a metri di distanza, esplosione avvertita anche a diversi chilometri dal posto. I morti non erano dipendenti di Umbra Olii, ma di una ditta esterna, il cui capo è morto insieme agli operai. Il padrone della umbra olii, azienda da cento milioni di fatturato annui, ha denunciato i lavoratori morti per i danni arrecati. In pratica ha chiesto 35 milioni di euro alle vedove.

L’argomento morti sul lavoro non è molto gettonato nel main stream, i morti ammazzati fanno audience, i morti da lavoro un po’ meno. Si parla di come l’attenzione di massa sia incanalata altrove, e si parla di come un personaggio pubblico può partecipare a questo processo di “devianza”. Mastrandrea rovescia questo fenomeno e presta la sua notorietà per far parlare di questo caso, venendo a Perugia, in un piccolo teatro, a portare gente che ascolti questa ennesima brutta storia.

Non c’è spazio per la retorica, e questo è un merito soprattutto dello scrittore: il libro presentato è un racconto preciso, e dalle sue parole si capisce come abbia seguito il caso documentadosi su tutti gli aspetti, dalla tragedia delle famiglie ai risvolti legali. Nessun piagnisteo su quanto è balordo questo paese e quanto sia malvagia l’umanità.

Conclusioni: quando vedi che c’è uno famoso gratis al teatro Pavone, conviene sempre andarci. Basta solo assicurarsi che alla fine non diano porchetta, sennò vuol dire che è un raduno del Pd.

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